"The Help", di Tate Taylor

Quello che più colpisce di The Help è la sua capacità di normalizzare la storia americana. Il dramma di Tate Taylor riduce la lotta per i diritti civili ad una questione tra donne e tra madri: sa commuovere proprio perchè fonde l'esperienza personale con quella nazionale. Allo stesso modo, il bagaglio dei ricordi del regista/sceneggiatore si associa all'immaginario collettivo della lotta per i diritti civili. The Help semplifica e spesso diventa un american graffiti: a seconda di come la si veda, può essere la sua qualità o la sua colpa...

The Help sfoggia una caratteristica che fa sempre colpo sul pubblico americano. La sua storia produttiva ha qualcosa in comune con un altro adattamento letterario come The Blind Side di John Lee Hancock, che nel 2009 divenne un caso cinematografico al punto da portare Sandra Bullock al trionfo dell’Oscar. Tuttavia, uno dei motivi che ha determinato il sorprendente successo estivo del romanzo di Kathryn Stockett è soprattutto la sua capacità di normalizzare la storia americana. Una dote o una colpa che gli spettatori non smettono mai di amare, forse perchè li porta ad attingere alla sfera delle memorie personali. Il segreto di The Help non è quello di addomesticare i lati più problematici della sofferta sfida per la convivenza razziale e l'intreccio non si affida solo al facile pay off di una storia di riscatto personale.

La sceneggiatura di Tate Taylor non avrà mai la potenza e la complessità delle storie di Toni Morrison: allo stesso modo, non può ambire al fascino irrisolto di una sua impossibile riduzione, come era capitato a Beloved di Jonathan Demme. Eppure, The Help ha un respiro molto più ampio di un'altra storia di donne afroamericane come La vita segreta delle api di Gina Prince-Bythewood. Si distingue per una nota di nostalgia che appartiene al regista/sceneggiatore: Tate Taylor proviene proprio da Jackson, la città del Mississippi in cui il film è ambientato. E’ chiaro come il ricercato ritratto dell'aristocrazia sudista sia soprattutto lo specchio dei suoi ricordi e il film è pieno di riferimenti alla sua infanzia: è pur sempre il punto di vista di un bianco, che comunque ha l'umiltà di mettere al centro l'ambiente che conosce meglio. The Help si trasforma spesso in un american graffiti e il genere sa ancora come farsi amare, nonostante si sia prodotto in numerose imitazioni: il trucco della sua longevità è nel modo in cui la storia della nazione si salda sempre con l'esperienza individuale. Il film non arriva alla manipolazione di Forrest Gump ma innesca lo stesso tipo di empatia evocativa: Emma Stone e la sua famiglia osservano alla televisione il funerale di John Fitzgerald Kennedy, le immagini richiamano un momento che tutti gli americani non hanno mai dimenticato e il film riscatta una loro complicità.

Tate Taylor è abile nel saldare il proprio bagaglio emotivo con l'iconografia che l'immaginario collettivo attribuisce all'epoca delle lotte per i diritti civili. Il suo film è didascalico senza essere conciliatorio e la sua approssimazione storica riflette la necessità di una lettura facile che sappia arrivare al grande pubblico. E’ una strategia tipica del cinema americano, che si applica soprattutto quando Hollywood affronta un momento cruciale e conflittuale della società. L'emancipazione femminile bianca di Emma Stone si affianca alla lotta per la dignità personale delle due housemaids afroamericane, ma le loro conquiste presuppongono comunque una dolorosa perdita affettiva. La sceneggiatura sembra misurata in modo da convincere la platea attraverso la commozione e si affida all’inossidabile arma del legame materno che coinvolge i personaggi positivi del film ed esclude quelli negativi.

E' il fil rouge che tiene insieme gli accoppiamenti di un materiale narrativo affollato: se la solitaria Emma Stone non dimentica mai la lezione che le ha impartito la sua vecchia tata, Bryce Dallas Howard fallisce proprio come madre, come moglie e come figlia insensibile, capace di chiudere la madre in un ospizio… Una disfatta che si compie proprio quando le due donne vessate ed umiliate dimostrano di sapere crescere persino i figli degli altri...

La regia lavora sullo spazio della scena in modo da accentuare la relazione di solidarietà tra le protagoniste e da evidenziare il distacco e la solitudine delle crudeli e razziste signore di Jackson. Da attore qual è, Tate Taylor sa tirare fuori il meglio dal suo cast: le due giovani star superano a pieni voti la loro prima prova di maturità, le interpretazioni di Viola Davis e Octavia Spencer hanno la vibrante e calorosa passionalità che appartiene alle attrici di colore. Il rimprovero che si può muovere a The Help è quello di essere un film scritto a tavolino: eppure, le capacità di semplificazione di Hollywood si impongono ancora come un suo invidiabile marchio di fabbrica.
 

The Help
Regia: Tate Taylor
Interpreti: Emma Stone, Bryce Dalls Howard, Sissy Spacek, Mike Vogel, Allison Janney, Chris Lowell
Origine: USA, 2011
Distribuzione: Walt Disney
Durata: 137'


 

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