"Paradiso Amaro”, di Alexander Payne


Payne semplicemente evita di girare le scene cardine, i momenti chiave della vicenda che sta cercando di raccontare. Fugge via dalle proprie responsabilità di metteur en scène, e fa baldanzosamente a meno dell’impegno morale di supportare i propri personaggi nei passaggi centrali e maggiormente problematici della loro parabola all’interno del film: gioca di ellissi, preferisce passare direttamente alla risoluzione del dramma (che dunque non c’è) attraverso clip di sovrimpressioni su brani folk strappalacrime hawaiani

Paradiso Amaro inizia con una reiteratissima narrazione fuoricampo da parte del personaggio di Clooney (voce poi destinata a sparire del tutto nella seconda parte del film) che si scaglia contro la rappresentazione della vita alle Hawaii come tutta sole, surf, spiagge, oceano (mentre Payne ci mostra scene di quotidiano degrado urbano che sembrano appartenere più alle megalopoli statunitensi che alle isole dell’arcipelago); dopodiché il film si concede un secondo atto tutto ambientato ça va sans dire davanti all’oceano, in case sulla spiaggia, in giornate assolate. Ovviamente questo non è l’unico risultato della confusione che alberga prima di tutto nel Payne sceneggiatore (ah, giusto: premio Oscar, e nuovamente nominato quest'anno) per poi trasmettersi al Payne regista, ma forse ne è una rappresentazione d’una certa valenza emblematica. Alexander Payne non sa sicuramente quale strada intraprendere.

Ma è altrettanto certo che conosca la via per svignarsela dal doversi assumere la responsabilità di aver scelto (?) una strada: in due-tre situazioni (ad esempio quando alla piccola Scottie viene rivelato che il coma della madre è irreversibile, o il momento in cui Matt/Clooney deve dichiarare pubblicamente ai cugini che non è intenzionato a vendere la vasta proprietà comune di famiglia), Payne semplicemente evita di girare una scena cardine, un momento chiave della vicenda che sta cercando di raccontare. Payne fa baldanzosamente a meno dell’impegno morale di supportare i propri personaggi nei passaggi centrali e maggiormente problematici della loro parabola all’interno del film: gioca di ellissi, preferisce passare direttamente alla risoluzione del dramma (che dunque non c’è) attraverso clip di sovrimpressioni su brani folk strappalacrime hawaiani (in colonna sonora fenomenali tracce eseguite da, tra gli altri, Gabby Pahinui, Sonny Chillingworth, Ray Kane, Keola Beamer).

Ecco allora un cinema che, ingarbugliandosi senza alcun beneficio ad un certo punto in un contorto passaggio da tresca tragica e familiare a tresca grottesca e finanziaria/immobiliare, vuole dar mostra di un’umanità e d’una onestà sentimentale recuperate quando tutto pareva spacciato, per poi malauguratamente naufragare al contrario in un imperdonabile manifesto di disonestà autoriale e creativa.
George Clooney, che resta sempre tra gli interpreti hollywoodiani più “svegli” (anche lui in nomination per gli Awards 2012), non tarda a capirlo, e sembra portarsi il film sulle spalle con una certa rassegnata stanchezza. Payne gli evita quasi per tutto il film di avere qualcuno con cui dividere l’inquadratura, preferendo agire di controcampo: e così Clooney ci sembra disperatamente lasciato solo non tanto dalla sua ambigua moglie, quanto dal suo inefficace regista.


Titolo originale: The Descendants 
Regia: Alexander Payne

Interpreti: George Clooney, Beau Bridges, Judy Greer, Robert Forster, Shailene Woodley 

Origine: USA, 2011

Distribuzione: Fox

Durata: 110'

 

Scrivi un commento
Captcha

Segnala un commento
Captcha

Sono presenti 2 commenti
 
  1. Ho trovato "Paradiso Amaro" un buon film sempre alla ricerca della positività pur essendo drammatico diverte e affronta tematiche importanti vedi il fine vita(in Italia ancora tabù) e poi rappresenta l'america che ci piace non quella dei MC donald's e dei tea parthy.. da vedere

    Inviato da Mario il 27/02/2012
  2. Il film è invece molto profondo. Un'analisi che manca di riflessione e di passione. Paradiso amaro e il cinema di Alexander Payne non si meritano una recensione così banale e in malafede.

    Inviato da Alice Perugini il 20/02/2012
 

Cerca nel sito

Cerca nel sito



News

Il canto del tramonto per Terence Davies
Sunset Song, con Peter Mullan e Agyness Deyn  
CANNES 65 - David Cronenberg e Robert Pattinson ancora insieme
Dopo Cosmopolis, un film su Hollywood  
CANNES 65 - Bertolucci esaltato dalla stampa straniera
Di seguito alcuni estratti della carta stampata internazionale
CANNES 65 - Hollande è già un film
Biopic sul neo Presidente francese, pronto nel 2013 
CANNES 65 - Kiarostami girerà in Puglia?
Il prossimo film del regista iraniano sarebbe ambientato nel Sud Italia
Tutti i nostri desideri ancora in sala
Terza settimana di programmazione
CANNES 65 - Barbera e il suo Film-Lab
Il neo Direttore di Venezia ha esposto il prossimo progetto a favore del cinema italiano
CANNES 65 - Il ritorno di Larry Clark
Due lungometraggi in programma: The Smell Of Us e Marfa Girl
CANNES 65 - Gilles Jacob riceve il Premio Pontecorvo
Riconoscimento all'uomo che da 30 anni dirige il festival
CANNES 65 - Fischi per Reygadas, trionfo per Bertolucci
Accoglienze contrastanti per due autori agli antipodi
CANNES 65 - Film su Fassbinder
Già deciso il regista, manca il protagonista che interpreterà l'autore tedesco
CANNES 65 - Esordio allla regia di Rupert Everett
L'attore inglese ha già scelto il soggetto e il co-protagonista
CANNES 65 - I bookies puntano su Haneke
Anche i bookmakers scommettono sul regista austriaco di Amour
Mélanie Laurent, Isabella Rossellini, Sarah Gadon per Denis Villeneuve
Accanto a Jake Gyllenhaal in The Enemy, tratto dal romanzo di Saramago
CANNES 65 - No, di Pablo Larrain è della Sony
Il film, presentato alla Quinzaine, acquistato dal distributore americano
Debra Granik dirige una nuova serie per HBO
American High Life, dramma familiare semiautobiografico
CANNES 65 - L'ANICA e l'accesso al credito
Domani, Tavola Rotonda “Accesso al credito – Strumenti di sostegno alle imprese audiovisive europee"
CANNES 65 - Post Tenebras Lux anche in Italia
Il film di Reygadas distribuito da Archibald Film
CANNES 65 - Audiard in sala è già un successo
Nel primo week-end in Francia, De rouille et d'os ha già battuto il record d'incassi
CANNES 65 - Dominik insidia Haneke
La stampa internazionale promuove KIlling Them Softly
Blade Runner 2 al via
 Ridley Scott conferma il sequel del suo capolavoro fantascientifico
Greg Mottola adatta il Pulitzer Jeffrey Eugenides
Un film dal suo ultimo romanzo La trama del matrimonio
Tahar Rahim e Marion Cotillard per Asghar Farhadi
Il regista di Una separazione, Orso d'oro a Berlino 2012
CANNES 65 - Commozione per la Bonnaire
Charles Tesson emozionato per J'enrage de mon absence
CANNES 65: Tutti pazzi per Ken Loach
Applausi a ritmo sui titoli di testa