FESTIVAL DI ROMA 2011 – L’ultimo mèlo, dentro la Storia: “The Lady” di Luc Besson
Apre Fuori Concorso il Festival un cinema sorprendente e sincero, oltre la Storia, la Politica, persino la grande eroina del popolo birmano Aung San Suu Kyi. E Besson realizza un magnifico mèlo familiare, sulle scelte e il dolore della separazione. Una moralità da sempre presente (invisibile ai critici) nel suo cinema, che qui esplode con dolcezza e saggezza. Di una maturità cui sta sfuggendo, ormai, il futuro.
Non è un film storico The Lady, anche se racconta la storia della Birmania, sotto una dittatura feroce da troppi decenni. Non è un film politico, anche se racconta la battaglia politica per la libertà del suo popolo e per la democrazia di Aung San Suu Kyi (una superba Michelle Yeoh, che questa volta invece che con il corpo sembra volare col cuore). Non è un film sociologico sulla condizione di vita di un Paese che era ricco ma che è stato derubato di tutto (come racconta, nell’incipit del film, il padre di Aung San Suu Kyi). Non è un reportage d’attualità, anche se il regista utilizza anche immagini “vere” delle manifestazioni del 2006 dei monaci birmani. Che cos’è allora, The Lady, di Luc Besson?
E’ cinema, avrebbe risposto Monroe Stahr, il produttore, interpretato da Rober De Niro, ispirato ad Irving Thalberg, del film di Elia Kazan Gli ultimi fuochi (The Last Tycoon). Cinema fatto di calore degli sguardi, di corpi che si trovano e perdono in continuazione, di telefonate interrotte, di lettere divorate dagli occhi e dal cuore, di abbracci rubati alla violenza del mondo, di scelte “impossibili”, feroci e terribili, ma dolcemente condivise in nome di un sentimento che sembra faccia parte dell’amore: il rispetto dell’altro.
E Luc Besson è talmente dentro questo profondo rispetto per le scelte etiche dell’altro, che nel fare un film su Aung San Suu Kyi, Premio Nobel per la Pace nel 1991 e agli arresti domiciliari da circa 30 anni, vera e propria eroina del suo popolo, sceglie di posare lo sguardo, l’emozione, la passione, il dolore, la determinazione e tutto l’amore possibile, sul personaggio ombra del marito della donna, Michael Aris, interpretazione da Oscar di un sorprendente David Thewlis. E’ attraverso il suo volto che proviamo passione per le scelte di questa donna, e, rovesciando un detto famoso, Besson in conferenza ha voluto rimarcare che “forse dietro a una grande donna c’è un grande uomo”. Ed ecco che il suo film tralascia i dettagli della Storia per incredibilmente addentrarsi dentro un magnifico mèlo familiare, scegliendo in maniera quasi politicamente scorretta, di mostrarci la sofferenza del marito e dei suoi due figli, piuttosto che quella di un popolo.
E’ la storia di un uomo e di una donna, di un legame che supera ogni distanza e follia della Storia, ad appassionare il cineasta francese. E, per una volta, nonostante tutto, la sua proverbiale eroina cinematografica (che è il leit-motiv di tutta la sua filmografia), deve lasciare il campo a un uomo mite e colto, che sceglie di stare dalla parte della sua compagna anche a costo di (fisicamente) perderla.
C’è una moralità nello sguardo del cinema di Besson che la critica ha continuamente voluto rimuovere, perché il suo cinema non è mai ruffiano, accondiscendente, prevedibile e mainstream. Besson dopo aver passato generi e atmosfere di ogni tempo e luogo, si lancia nel cinema “impegnato” con la stessa dolcezza e saggezza cinematografica dell’Eastwood di Invictus, sacrificando – narrativamente - persino la sua eroina pur di raccontare quello che sta dietro le (grandi) persone. Cinema fantasma, che se in Adele e l’enigma del faraone sembrava “guardare il mondo con gli occhi di un adolescente, quando tutto è ancora possibile…”, oggi in The Lady sembra finalmente accettare il dolore di una maturità che comporta scelte difficili, rinunce quando la vita ti viene portata via e il tempo ti strappa il futuro. Fino alla fine del (proprio) mondo.
-
Mi sono commossa davanti a questa storia così umana, e Suu ki ti fa sentire orgogliosa di essere donna. Altro che le tristi figure che popolano la politica del nostro Paese! Capisco il punto di vista della recensione, ma per me resta Lei la vera protagonista del film.
Inviato da Laura88 il 27/10/2011 -
Touchè!
Inviato da Adele il 27/10/2011
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