TORINO 29

TORINO 29 – La realtà secondo Sion Sono (Rapporto Confidenziale) (di Davide Di Giorgio, del 15/12/2011)

La sezione attenta alle nuove tendenze e ai talenti emergenti ha reso omaggio quest'anno al regista giapponese, da molti subito confinato all'estetica del suicidio e dei toni accesi, ma che si è rivelato invece un attento osservatore della realtà e un fine critico dell'omologazione culturale, sociale e commerciale del suo mondo e dei nostri tempi

TORINO 29 – La finzione è l’unico modo per esprimere la verità, il cinema di Eugene Green (Onde) – parte prima (di Tonino De Pace, del 09/12/2011)

La retrospettiva che la sezione “Onde”, curata da Massimo Causo e Roberto Manassero, ha dedicato a Eugène Green, conferma la caratteristica principale di questa sezione che è quella dell’estremo rigore filologico, con l’invenzione di percorsi per ritrovare tracce perdute, sconvolgere la classicità programmata attraverso invenzioni visive già esistenti che riconducono la nostra voglia di cinema dentro percorsi rigenerativi e di rigorosa audacia

TORINO 29 – “Albert Nobbs”, di Rodrigo García (Festa mobile) (di Aldo Spiniello, del 09/12/2011)

Howard Hawks o Billy Wilder avrebbero fatto di questa storia una magnifica commedia sui rapporti tra sessi e sulle contraddizioni delle apparenze, un fantastico film di fantasmi. Rodrigo García, invece, si tiene nei limiti del dramma elegante, ben calibrato. E il suo sguardo è sostanzialmente di servizio, imbrigliato anch’esso in una sfiancante guerra di posizioni, in panni che non sembrano appartenergli a fondo. Alla fine, a far vibrare gli occhi (e anche tanto) sono gli interpreti, che, giustamente, diventano i padroni di questo gioco di ruoli

TORINO 29 – La finzione è l’unico modo per esprimere la verità, il cinema di Eugene Green (Onde) – parte seconda (di Tonino De Pace, del 09/12/2011)

La ricerca che Eugène Green conduce quale vero e proprio demiurgo oscuro è quello attraverso un cinema che resti fuori (dal) tempo e fuori da ogni e qualsiasi possibile classificazione, un cinema suggestivo, di profonde e mai espresse emozioni, tutte trattenute sotto una forma di apparente staticità, ma che muove, scuote e rilancia il senso profondo dell’arte come strumento di interpretazione della vita.

TORINO 29 – "Tayeb, khalas, yalla (Ok, enough, goodbye)", di Rania Attieh e Daniel Garcia (Concorso) (di Tonino De Pace, del 05/12/2011)

L'ultima cosa che ci si sarebbe attesi da una cinematografia fortemente connotata come quella Libanese, è una commedia sul tema della bamboccioneria maschile. Tayeb, khalas, yalla, nella sezione del concorso, si connota come un film al contempo brillante per la sua caustica severità nei confronti del protagonista e malinconicamente diretto a raccontare, sotto la coltre dell’ironia, una inguaribile sua solitudine di fondo. Ci vorrebbe un atto di coraggio distributivo per farlo circolare nelle nostre sale. PREMIO SPECIALE DELLA GIURIA DEL FESTIVAL

TORINO 29 - "Les Éclats", di Sylvain George (Festa Mobile: Paesaggio con figure) (di Stefano Perosino, del 04/12/2011)

Fotografato in un abbacinante bianco e nero, il lavoro del documentarista francese penetra sottopelle e lacera lo sguardo, inquadrando un microcosmo multietnico e sotterraneo che tale più non vuol essere, desideroso di emergere alla luce del sole. Il cinema insomma, in grado di scuotere le coscienze più di tediosi dibattiti ed inutili proclami. PREMIO MIGLIOR DOCUMENTARIO TORINO FILM FESTIVAL 29

TORINO 29 - "Honey Pupu", di Hung-I Chen (Onde) (di Eleonora Sammartino, del 04/12/2011)


Honey Pupu
è un'opera virtuale. Il mondo mostrato da Chen è un mondo riconfigurato, una sorta di palinsesto dove si cancella ciò che è sotto per scrivere un qualcosa di nuovo in superficie, annullando qualsiasi legame logico, ma rimanendo fortemente ancorati a un sentimento nostalgico. È solo la nostalgia di un passato che non si può più trovare, ma si può solo inventare, costruendo un futuro nuovo, destinato anch'esso a essere un qualcosa che “è stato”.

TORINO 29 – “Twixt”, di Francis Ford Coppola (Film di chiusura) (di Aldo Spiniello, del 04/12/2011)

Coppola gioca con il digitale, lo spettro dei colori. E si affaccia al 3D. Ma non può far a meno di annunciarlo, dichiarando subito il trucco e l’artificio. Contraddice in un attimo lo scopo di ogni progresso tecnico, che è cancellare lo sforzo per rendere sempre più concreto l’impossibile. Mostra i fili, le cesure, i tagli, le cicatrici di ogni scena e scopre tutte le contraddizioni degli sguardi invisibili che sognano di riconquistare il reale. Resuscita i suoi fantasmi e insegue le sue visioni, fregandosene del pubblico, della critica, delle attese di chi vuole immergersi nei confortevoli incanti della sala. No, il cinema non appaga. Deve bruciare al fuoco della vita

TORINO 29 – "Vergiss dein ende", di Andreas Kannengiesser (Concorso) (di Tonino De Pace, del 03/12/2011)


Andreas Kannengiesser, giovane cineasta tedesco, sceglie per il suo film un profilo dimesso, minimale per raccontare lo smarrimento dei suoi personaggi davanti al distacco dagli affetti. Una storia che si svolge all’interno di uno scenario in cui domina il principio di realtà che costituisce il criterio attraverso il quale il film e la sua, mai irrigidita, sceneggiatura sono  costruiti.

TORINO 29 - "Terri", di Azazel Jacobs (Festa Mobile) (di Pietro Masciullo, del 03/12/2011)


Azazel Jacobs avvolge i suoi personaggi in una sorta di ipnotica progressione verso il nulla, con il gigantesco corpo di Jacob Wysocki che occupa sempre l’intera inquadratura intasando gli usuali tempi narrativi. Ma al depresso Terri serve una spalla, un controcampo, ed ecco l’ennesima prova: John C. Reilly è letteralmente il corpo/America più scrivibile degli ultimi dieci anni, un attore che ha saputo fondere genere, autorialità e sublime camaleontismo

TORINO 29 – “The descendants”, di Alexander Payne (Festa mobile – Figure nel paesaggio) (di Sergio Sozzo, del 03/12/2011)


Payne semplicemente evita di girare le scene cardine, i momenti chiave della vicenda che sta cercando di raccontare. Fugge via dalle proprie responsabilità di metteur en scène, e fa baldanzosamente a meno dell’impegno morale di supportare i propri personaggi nei passaggi centrali e maggiormente problematici della loro parabola all’interno del film: gioca di ellissi, preferisce passare direttamente alla risoluzione del dramma (che dunque non c’è) attraverso clip di sovrimpressioni su brani folk strappalacrime hawaiani

TORINO 29 - "Los Viejos", di Martìn Boulocq (Onde) (di Pietro Masciullo, del 03/12/2011)

Abitare la memoria. Farla (ri)vivere attraverso le varie texture dell’immagine, come una stanza degli specchi wellesiana che non sa concepire orizzonti. Il terzo, magnifico, lungometraggio del giovane boliviano Martìn Boulocq trabocca di superfici riflettenti (specchi, vetri, acqua) che come cristalli di memoria aprono lo schermo agli abissi di una coalescenza tra presente, passato e futuro. Dal privato di un uomo all’universale di un popolo senza più confini o parole…

TORINO 29 – “50/50”, di Jonathan Levine (Concorso) (di Sergio Sozzo, del 02/12/2011)


Bryce Dallas Howard, questa rossa, ammaliante lady in the water continua a corteggiare la mdp e poi a sparire dai film, qui come in Hereafter, non ha paura di rischiare dunque con ruoli certamente antipatici, e soprattutto non riesce a quanto pare a stare lontana da un Cinema che costeggia e corteggia instancabilmente la Morte, sbircia oltre la soglia, a volte la oltrepassa, altre si ritrae, ma non di troppo. Negli occhi di Bryce Dallas Howard si specchiano le danse macabre di Eastwood, Levine e Shyamalan, ma anche quelle di L’amore che resta, l'esordio da produttrice

TORINO 29 - "The Dynamiter", di Matthew Gordon (Festa Mobile) (di Riccardo Moglioni, del 02/12/2011)


Nonostante la breve durata (poco più di un’ora), Matthew Gordon riesce ad infondere una poetica decisa al suo lungometraggio. Una caratterizzazione ineccepibile permessa anche dall’ambientazione ideale. Un piccolo paese del Mississippi. Commovente e coinvolgente, anche grazie alla sorprendente prova di William Patrick Ruffin. Giovane protagonista, carismatico e profondo.

TORINO 29 – “I più grandi di tutti”, di Carlo Virzì (Concorso) (di Roberto Rosa, del 02/12/2011)

Come cantano Catherine Deneuve e Milos Forman in “Les bien-aimés”: la mela non cade lontano dall’albero, ed in questo caso la mela (Carlo Virzì) non si allontana molto dall’albero cinematografico (Paolo Virzì). Più che The Commitments, The Blues Brothers o Almost Famous, siamo ancora dalle parti di Ovosodo. Ma alla fine non è neanche colpa di Carlo Virzì (che comunque vanta un passato da indie-rocker) se il rock in Italia è un’altra cosa, se le nostre canzoni rock parlano di Oriali mentre quelle degli altri di George Best.

TORINO 29 - "Sonnensystem", di Thomas Heise (Festa mobile: Paesaggio con figure) (di Stefano Perosino, del 02/12/2011)

Il progetto Sonnensystem nacque grazie ad una ricerca che il Goethe Institut aveva  commissionato a Thomas Heise. Ricerca incentrata sullo studio delle popolazioni indigene abitanti il nord dell'Argentina. Fu così che Heine entrò in contatto con l'antica comunità Kolla nel villaggio di Tinkunaku. Immagini dotate di straordinaria forza poetica che ben presto però scompariranno, così come le tradizioni di questa gente

TORINO 29 – “Bereavement”, di Stevan Mena (Festa Mobile) (di Francesca Bea, del 02/12/2011)

La disperazione grondante sangue che Mena racconta si rivela essere null’altro che un trattatello socio-psicologico di bassa fattura, intento ad arginare il terrore anziché liberarlo. La vittoria del “difforme” di Bereavement non ha nulla di distruttivo e Mena si accontenta di perdersi negli stessi giochini ad effetto di cui si nutre il pessimo remake di Non aprite quella porta firmato da Marcus Nispel

TORINO 29 – “Intruders”, di Juan Carlos Fresnadillo (Festa mobile) (di Aldo Spiniello, del 02/12/2011)

Intruders non sembra voler dar importanza a quei buchi di sceneggiatura, che sono il caos informe da cui nasce ogni deriva e suggestione, ogni sfida necessaria all’incubo del indicibile. Se Shyamalan accetta di fare i conti con la nostra cecità, Fresnadillo dà forma all’indefinito e un nome alle cose. Basta finir le storie, per circoscriverle nei limiti dell’innocuo. Donare un volto alla paura, per esorcizzarla e relegarla nel territorio del già visto e conosciuto. Ma è solo un gioco da ragazzi

TORINO 29 - "Midnight in Paris", di Woody Allen (Festa mobile) (di Simone Emiliani, del 02/12/2011)


Un imprevedibile ‘grande ritorno’ per il cineasta statunitense che ritrova un’ispirazione d’altri tempi. Un viaggio indietro nel tempo anche nel suo cinema, una sovrapposizione reale/finzione come in La rosa purpurea del Cairo con giochi di specchi con le derive di Cocteau e una danza macabra dove riprendono forma gli anni ’20 e la Belle Epoque come se fosse l’aldilà

TORINO 29 – “Into the Abyss”, di Werner Herzog (Concorso documentari internazionali) (di Grazia Paganelli, del 01/12/2011)


Si procede sempre per forti contrasti, accostando l’inatteso e il prevedibile in un modo quasi inedito per il regista tedesco. Merito di una materia incandescente che Herzog riesce ad affrontare con occhi puri e saggi al tempo stesso. Si tratta solo di trovare la giusta distanza tra sé e le storie da raccontare, anzi, gli uomini e le donne cui viene riservato ogni volta un tono e un grado di partecipazione diversi

TORINO 29 - “Joann Sfar (Dessins)”, di Mathieu Amalric (Festa mobile) (di Aldo Spiniello, del 01/12/2011)

Sotto gli occhi di Amalric, Joann Sfar si muove con la stessa sbandata andatura di Jeanne Balibar ne Le stade de Wimbledon. O di Joachim in Tournée. Attraversa l'inquadratura senza avere il tempo di abitarla a pieno. Perché i personaggi di Amalric non sono mai scolpiti dalla precisione di uno sguardo che cerchi di approfondire e affermare, ma vengono sfiorati, per sfiorare a loro volta il quadro, le cose e le persone, assorbendone e rimandandone le luci e i toni. Eppure, proprio per questo, sono personaggi vivi, sfuggenti e caldi, capaci di imprimere sul mondo i sentimenti e le emozioni che li animano

TORINO 29 - "Bad Posture", di Malcom Murray (Festa Mobile) (di Roberto Rosa, del 01/12/2011)


Per il suo esordio nel lungometraggio Malcom Murray sceglie il registro del “cinema verità” portando sullo schermo la sua città e i suoi amici. Come dice lo stesso Murray: “Bad Posture è un racconto del divenire adulti dove nessuno diventa maturo e dove il racconto è predestinato fin dall’inizio”.

TORINO 29 – "L’era legale", di Enrico Caria (Festa mobile: Figure nel paesaggio) (di Tonino De Pace, del 01/12/2011)

L’era legale è un falso documentario con cui l’autore si è divertito a scomporre e reinventare una realtà amara. Il film, che si avvale di molteplici e illustri complicità, è un oggetto filmico di un certo interesse e il suo pregio maggiore è quello di una creatività che si esprime in una sperimentazione che va oltre la contaminazione. Si ha però l’impressione che utilizzi un umorismo di facile presa teso a volere fare divertire ad ogni costo e a non fare dispiacere nessuno.

TORINO 29 - “Ulidi Piccola mia”, di Mateo Zoni (Concorso) (di Leonardo Lardieri, del 01/12/2011)


Al suo primo lungometraggio, dopo aver lavorato per la Rai come documentarista e dopo vari cortometraggi, Mateo Zoni si ispira al libro di Maria Zirilli, “Fuga dalla follia. Viaggio attraverso la legge Basaglia”. Pudore e invadenza si confondono in un'opera che sembra lasciar agire liberamente i suoi protagonisti all'interno di una casa famiglia. Probabilmente è proprio questa la capacità migliore del regista: attraversare la quotidianità, scandendo gli attimi di calma e le difficoltà del vivere

TORINO 29 – “Seh-o-nim (Three and a half)”, di Naghi Nemati (Concorso) (di Francesca Bea, del 01/12/2011)

L’Iran di Seh-o-nim è un’immagine liquida, sfuggente e vuota, è la pioggia che sfronda ogni contorno di una fuga impossibile, è la distesa d’acqua nella quale si specchia la protagonista fino a scomparire in essa. Eppure qualcosa rimane, anche se la libertà non esiste e la speranza è solo un movimento a perdere, è il persistere testardo e disperato della vita

TORINO 29 - "Trong Hay Ngoai Tay Em (With Or Without Me)", di Swann Dubus e Phuong Thao Tran (Festa Mobile) (di Pietro Masciullo, del 01/12/2011)

Pulsioni di vita e di morte. Un documentario che inquadra la spettrale situazione di una regione agricola dell’attuale Vietnam (al confine con il Laos) dove gli abitanti si barcamenano pericolosamente tra la raccolta di riso, la noia e l’abuso di eroina che porta all'Aids. Ma la vera addiction che il film racconta è quella della solitudine e della disperazione in una società che paradossalmente sta appena assaggiando la propria fetta di sviluppo

TORINO 29 - "Waking Things", di Melika Bass/"Mirrors for Pinces", di Lior Shamriz (Onde) (di Eleonora Sammartino, del 01/12/2011)


Waking Things
e Mirrors for Princes non potrebbero essere più diversi visualmente. Eppure un filo rosso scorre sotterraneo tra queste due opere, un corto di una regista americana e un mediometraggio di un regista israeliano: il rito. E, nello specifico, il rito di passaggio, quella soglia che bisogna attraversare per raggiungere una nuova fase del proprio ciclo vitale

TORINO 29 - "Jess+Moss", di Clay Jeter (Festa Mobile) (di Riccardo Moglioni, del 01/12/2011)

Come due ectoplasmi rimasti sul luogo della loro morte, i due protagonisti sono letteralmente intrappolati in un limbo emotivo e concettuale. Clay Jeter, nel doppio ruolo di regista e sceneggiatore, forza un po’ troppo la mano sull’introspezione, dimenticandosi che a reggere un film sono soprattutto la sceneggiatura e i dialoghi. In alcuni momenti la componente emotiva è impetuosa, in altri manca clamorosamente il bersaglio. La delicatezza di approccio maschera solo in parte evidenti difetti di forma

TORINO 29 - "Ghosted", di Craig Viveiros (Concorso) (di Roberto Rosa, del 30/11/2011)


Ghosted
si pone nel più classico dei filoni carcerari fatto di colpa, redenzione e senso di comunità, azzeccando anche alcune scelte: specialmente sottolineando l’assenza del “fuori”; se non c’è un “fuori” è evidente che non potrà esserci un “dopo”. La linea del rigore, però, non è perseguita con la giusta determinazione da Viveiros che non resiste alla tentazione di aggiungere e aggiungere, vanificando tutto

Torino 29 - "388 Arletta Avenue", di Randall Cole (Festa Mobile) (di Riccardo Moglioni, del 30/11/2011)

Randall Cole sceglie un interessantissimo punto di vista da cui partire. L’occhio indiscreto ma sempre sconosciuto del maniaco. Le riprese non sono mai perfette, l’audio talvolta è gracchiante. Lo spettatore vede ciò che vede  il carnefice. Diventando  testimone di un film che sembra ambire allo snuff movie

TORINO 29 – "Sangue do meu sangue", di João Canijo (Festa mobile: Figure nel paesaggio) (di Tonino De Pace, del 30/11/2011)

Sangue do meu sangue possiede una struttura che sembra mutuata dalla serialità televisiva, ma la cui secchezza e ricerca espressiva è tutta materia che appartiene al cinema e al repertorio del suo linguaggio. Un accurato lavoro sull’immagine, sul suono, sugli attori, sulla struttura narrativa complessiva rende questo film prova evidente di cinema dal solido impianto artistico le cui premesse teoriche che diventano ineludibile oggetto di riflessione

TORINO 29 - "Le vendeur", di Sébastien Pilote (Concorso) (di Eleonora Sammartino, del 30/11/2011)


La stagione dipinta da Sébastien Pilote nel suo lungometraggio d'esordio è un inverno in cui ci si scioglie da una paralisi emotiva per forse rinchiudersi in un luogo ancora più freddo del proprio cuore. Un dramma della sopravvivenza in un'implosione di sentimenti. Superlativo Gilbert Sicotte

TORINO 29 - Incontro con Eugène Green (di Sergio Sozzo, del 30/11/2011)


Massimo Causo racconta con Eugène Green la retrospettiva dedicata al cineasta dalla sezione "Onde" del Festival, in coda alla proiezione del film d'esordio di Green, "Toutes le nuits".

TORINO 29 - "A Little Closer", di Matthew Petock (Concorso) (di Pietro Masciullo, del 30/11/2011)

Puro spazio  indie americano: piccola produzione, giovane regista, storia intimista e interpreti sconosciuti. A Little Closer è un pezzo di storia nelle vite di una madre sola e di due figli adolescenti, inizia e termina senza una parabola narrativa, inquadra solo un esile percorso incompiuto. Matthew Petock dimostra un innegabile talento nell’incunearsi con pudore nel privato di questa ordinary people, ma il suo film galleggia un po’ troppo in superficie, non sa affondare emotivamente, non sa farsi pura esperienza visiva

TORINO 29 - "Either way", di Hafsteinn Gunnar Sigurðsson (Concorso) (di Eleonora Sammartino, del 30/11/2011)


Prendete Waiting for Godot, togliete a Beckett l'assurdo, aggiungete humor nordico e pitturate sul background dei magnifici fondali. Sigurðsson pittura un'opera prima dal respiro fortemente teatrale nella sua fissità e nelle dinamiche tra i due protagonisti. Ma, a ben guardare, Either Way acquista una forza fortemente cinematografica proprio grazie al paesaggio. Una delicata commedia che lascia qualche sorriso e il cielo d'Islanda impresso nella retina. IL FILM VINCITORE DEL TORINO FILM FESTIVAL 29

TORINO 29 - "The catechism cataclysm", di Todd Rohal (Festa mobile) (di Riccardo Moglioni, del 30/11/2011)

 The catechism cataclysm  prende la piega del buddy movie on the road. I due personaggi affrontano insieme una vancanza strampalata, una breve traversata in canoa all'insegna di chiacchiere e bevute. Ci si aspetta la solita tiritera dove entrambi crescono e imparano qualcosa dai propri errori, proprio grazie al compagno di viaggio. Invece Todd Rohal vira paurosamente sul surreale grottesco

 

TORINO 29 - "Il sorriso del capo", di Marco Bechis (Festa mobile) (di Francesco Maggi, del 29/11/2011)


Il sorriso del capo, 
il documentario firmato da Marco Bechis,  non è il solito documentario storico. Ma è l'intima indagine, attraverso il materiale dell'Istituto Luce, sul rapporto tra Benito Mussolini e il suo gregge. Sorride e quita la folla oceanica sotto di lui. La eccita, la scatena e di nuovo la placa con docile paternalismo. Per poi scatenarla di nuovo con i motti: credere, obbedire, combattere. E' il Duce osservato e scrutato nel suo rapporto unico, intriso  di amore pazzo ed orgiastico, con gli italiani.

TORINO 29 - "L'orogenesi", di Caldwell Lever e "(S)Comparse", di Antonio Tibaldi (Italiana.Doc) (di Francesco Maggi, del 29/11/2011)


Dalla presa dei Monti della Sabina fino all'incontro di San Francesco con il lupo. Sono alcuni dei tableaux vivants del documentario Orogenesi, firmato da Caldwell Lever.Una sinestetica e lirica rimembranza sul concetto di storia e memoria. Mentre (S)Comparse, bel documentario di Antionio Tibaldi, è in sostanza L'Effetto Notte di Terraferma 

TORINO 29 - Incontro con SION SONO (del 29/11/2011)


Emanuela Martini e Sion Sono all'incontro con la stampa di domenica scorsa, per laretrospettiva dedicata al cineasta giapponese quest'anno dal Festival

 

TORINO 29 - "The Raid", di Gareth Huw Evans (Concorso) (di Francesco Maggi, del 29/11/2011)

Scontri epici in cui i corpi si piegano, si agitano, volano, si aprono. Ma nessuno è mai domato. Anzi la pistola viene buttata via perchè non è da duri schiacciare un grilletto e sparare. Meglio una mossa che spacca il collo. E così per oltre 100 minuti il regista gallese espatriato in Indonesia ci porta all'inferno.  Bel coraggio vederlo in concorso. Per un Festival  di Torino che qualcuno dice essere troppo noioso

TORINO 29 - "Attack the Block", di Joe Cornish (Concorso) (di Giacomo Calzoni, del 29/11/2011)

Lotta senza quartiere nella periferia di Londra: alieni venuti dallo spazio contro baby-gang, in un frullato di reminiscenze carpenteriane (e non solo). L’opera prima di Joe Cornish è un divertente omaggio alla serie B degli anni Settanta e Ottanta,. filtrata attraverso una dimensione politica che è quella – attualissima – dell’emarginazione sociale e culturale del mondo globalizzato. Più superficiale di quanto non sembri in realtà, Attack the Block rimane un godibile prodotto di intrattenimento, realizzato con innegabile mestiere ma ad alto rischio di sopravvalutazione

TORINO 29 - "Tatsumi", di Eric Khoo (Festa mobile) (di Grazia Paganelli, del 29/11/2011)


Modernità e tradizione convergono in questo film proprio come nelle tavole di Tatsumi: il senso è quello di un cinema che si esprime attraverso il puro ed estatico piacere della narrazione, esattamente come per i disegnatori si fa urgente il desiderio di raccontare. E alla fine si resta stupiti per la ricchezza della realtà e si esce affascinati dalla moltitudine di avventure che si moltiplicano intorno a noi. Basta solo vederle e saperle comprendere

TORINO 29 – Onderod (di Leonardo Lardieri, del 29/11/2011)


Onderod è declinato, evento unico ed irripetibile “non riproducibile” dunque come copia. Nella sezione "Onde", la più ribollente, è in atto ancora, proseguendo nel cammino intrapreso (dopo la folgorante impresa di James Benning in Twenty Cigarettes), inclinando il corsivo, la frattura tra il testo scritto e la rappresentazione; la parola è cadavere ed uccide, al tempo stesso, l'essenza stessa dell'immagine (quasi a neutralizzarla), la sua unione con la vita. Due o tre cose su Antoine Barraud e Jonas Mekas...

TORINO 29 - "Intro", di Brandon Cahoon (Onde) (di Pietro Masciullo, del 28/11/2011)


Intro è il grado zero del genere, l’ultimo road movie possibile, un viaggio liminale non più verso il Mito ma attraverso il Mito. David non è un personaggio americano, è l’America: lo Spettacolo fuso all'umano; il Viaggio fuso alla vita; lo Sguardo fuso al cinema. Tra Vincent Gallo e Godfrey Reggio le inquadrature di Cahoon sembrano configurare l’ultimo cinema classico americano immaginabile...

TORINO 29 - "Il giorno in più", di Massimo Venier (Festa Mobile - Figure nel paesaggio) (di Eleonora Sammartino, del 28/11/2011)


Fabio Volo mette in scena se stesso in una storia intermediale, che fa sentire fortemente la sua tipica impronta. Scrittore del romanzo da cui il film è tratto, sceneggiatore e protagonista, Volo permea di sé ogni fibra del suo personaggio, dalle sue espressioni facciali più tipiche alla voce che parla il linguaggio di un personaggio che travalica i confini della finzione, ponendosi come (super)narratore

TORINO 29 - "Of the salamander's espousal with the green snake", di René Frolke (Festa Mobile) (di Riccardo Moglioni, del 28/11/2011)

René Frolke, per il suo debutto alla regia, sceglie il taglio documentaristico. Protagonista una famiglia composta da tre elementi. Marito e moglie, piuttosto anziani, hanno adottato il ragazzo fortemente handicappato e per questo rinnegato dai genitori biologici. Il regista spesso però s’incanta in riprese lunghe e insistenti di cieli e acque azzurre, riflessi di luce banali e intramezzi che sembrano discostarsi immotivatamente da un filo conduttore già sufficientemente debole

TORINO 29 - "A confession", di Park Su-Min (Concorso) (di Francesco Maggi, del 28/11/2011)

La fede è un atto mistico sembra affermare il film di Park Su-Min. Non si accetta come la confessione estorta dopo barbare torture. E nella sua pellicola ogni elemento cristologico è ricordato simbolicamente. Sottolineato in un impeto drammaturgico spesso troppo evidente.Tutto compone un affresco intriso di lirismo catechesimale

TORINO 29 - "Hi-So", di Aditya Assarat (TorinoFilmLab) (di Elio Ugenti, del 27/11/2011)


Uno spaccato di vita che ricerca la sua forza nel senso di incompletezza che lo caratterizza e nei vuoti di senso che gioca ad alimentare. La storia narrata prende vita sullo sfondo di una Thailandia che esibisce ancora le profonde ferite inferte dallo Tsunami del 2004. Il regista Aditya Assarat tenta di gettare uno sguardo - non ancora maturo - sulla complessità di una società sempre più fortemente segnata dal processo di globalizzazione

TORINO 29 – Le "Onde" del destino (di Leonardo Lardieri, del 27/11/2011)


Nei primi giorni di Festival due folgoranti apparizioni riemergono da Onde, spregiudicata sezione di esperienze visive uniche. Un corto svedese, Sent Pa Jorden (Late on Earth) di John Skoog e un lungo statunitense, Twenty Cigarettes di James Benning. Il cinema non è vana illusione, falso movimento, tramonti scandinavi e venti primi piani ritrovano nel movimento/cinema (visibilmente quasi azzerato) la radice stessa del pensiero

TORINO 29 – “Pater”, di Alain Cavalier (Festa Mobile - Figure nel paesaggio) (di Leonardo Lardieri, del 27/11/2011)


Alain Cavalier, Premio della Giuria a Cannes nel 1986 con Thérèse, s’interroga in Pater sulle relazioni tra un regista e un attore, aprendo il dialogo alle dinamiche di potere, il narcisismo artistico, l’autofinzione. Lontano anni luce dal vortice visivo di Kim Ki-duk, Alain Cavalier, con estrema naturalezza e semplicità figurativa, si dirige verso la derealizzazione e l’autodeterminazione, a braccetto per i paradisi virtuali, luoghi di pura e sublime creazione

TORINO 29 - "Wrecked", di Michael Greenspan (Festa Mobile - Figure nel paesaggio) (di Roberto Rosa, del 27/11/2011)


Greenspan, qui al suo primo lungometraggio, sembra ispirarsi a tutta una serie di opere che fanno della fissità, dell’impossibilità di movimento, elemento chiave per la sperimentazione: tecnica (Buried), narrativa (127 ore) o sul genere (Frozen). Alla fine è dentro questo triangolo che va iscritto Wrecked. Come ha dichiarato il regista “Adrien Brody ha strisciato per dieci giorni nella foresta e si è fatto trascinare dalle rapide fino quasi a morire congelato”

TORINO 29 - "Mientras Duermes", di Jaume Balagueró (Festa Mobile) (di Pietro Masciullo, del 27/11/2011)


Arriva sempre il momento per un onesto cineasta thriller/horror di confrontarsi con Hitchcock. È un passaggio obbligato, un esame di maturità che si prepara con cura e dovizia sgobbando sui film del maestro della vertigine. Jaume Balagueró disegna il suo depresso Norman Bates metropolitano ossessionato dallo sguardo e dal corpo della vittima prediletta. Ma qui, purtroppo, lo stilema hitchcockiano si fa cadavere da mostrare in bella vista senza restituirci in cambio nuove perturbanti vertigini…

TORINO 29 - "Palazzo delle Aquile", di Stefano Savona, Alessia Porto e Ester Sparatore (Italiana.doc - Lezioni di cinema) (di Elio Ugenti, del 27/11/2011)


Palazzo delle Aquile
racconta i giorni dell'occupazione della sede del municipio di Palermo avvenuta nel 2007 ad opera di più di venti famiglie di "senzatetto"  che reclamavano con forza il loro diritto ad una casa degna di questo nome. I tre autori rinunciano ad interviste e voce-over, servendosi solo del montaggio  per conferire forma al racconto. Un'operazione che può dirsi riuscita solo in parte.

TORINO 29 - "L'illusion comique", di Mathieu Amalric ( Festa mobile) (di Francesco Maggi, del 27/11/2011)


Il palcoscenico di Amalric è una giostra fantastica. Dove solo chi ama veramente alla follia ciò in cui crede può morire e resuscitare. Perchè  il cinema in fondo è un sogno ad occhi aperti.  E come un camaleontico satrapo l'attore e regista francese reinventa alla sua maniera ogni singola pagina dell'opera di Corneille. Dalla polvere del teatro riemerge una appassionata e surreale tragedia post moderna

TORINO 29 - "George Harrison - Living In The Material World", di Martin Scorsese (Festa Mobile) (di Pietro Masciullo, del 27/11/2011)


Il fenomeno global/mediatico dei Beatles e la ricerca spirituale, durata una vita, di George Harrison. Scorsese si affida quasi totalmente alle fotografie d’epoca come graffito inciso indelebilmente nel nostro immaginario collettivo. E questo Living In The Material World diventa uno spericolato ragionamento sull’immagine e sulla sua fruizione di massa, creando un continuo corto circuito tra icone e persone

TORINO 29 - "17 Filles", di Delphine e Muriel Coulin (Concorso) (di Pietro Masciullo, del 26/11/2011)


Ennesima dimostrazione della vitalità contagiosa di questo giovane cinema francese, l'esordio alla regia delle sorelle Coulin attraversa modelli quali Sofia Coppola, Gus Van Sant e Olivier Assayas. E nella (ir)responsabile scelta di diciassette adolescenti che decidono di rimanere contemporaneamente incinte scorgiamo le tracce di un piccolo cinema che vuol farsi grande. Di una regia consapevole che sa investire coraggiosamente su se stessa come surplus emotivo costante e mai invadente  

TORINO 29 - "Moneyball - L'arte di vincere", di Bennett Miller (Festa Mobile - Figure nel paesaggio) (di Eleonora Sammartino, del 26/11/2011)


Il secondo lungometraggio di Bennett Miller non è semplicemente un film sullo sport, bensì un universo dotato di tante anime che si compenetrano e completano l'una con l'altra, andando a fondare un racconto epico, universale, che ha la voce inconfondibile di Aaron Sorkin. Tuttavia, quest'epica (o etica?) si fa ancora più universale, travalicando qualsiasi confine nazionale, lasciando impressa una lezione che tocca le corde del cuore, emozionando in maniera unica. Nella vita non si gioca per vincere, l'importante è mettere in gioco sé stessi

TORINO 29 – “Hanezu No Tsuki”, di Naomi Kawase (Onde) (di Francesca Bea, del 26/11/2011)


I fantasmi di Hanezu NoTsuki attraversano gli spazi senza tempo del meraviglioso cinema di Naomi Kawase, spazi che rivelano l’eterna circolarità dell’esistenza, la necessità del ritorno, e cantano la storia di un passato che continua a vivere nel presente, mentre l’essere umano, nella sua bruciante imperfezione, partecipa al mistero della vita interrogandosi sul proprio posto nel mondo

TORINO 29 - "Win Win", di Thomas McCarthy (Concorso) (di Riccardo Moglioni, del 26/11/2011)


Ennesima lezione di cinema americana. Di minimalismo, di sentimenti, di inevitabile egoismo e di sincerità empatica. L’abilità straordinaria di indagare nei più reconditi recessi dell’animo umano e rappresentarlo nel suo pateticamente commovente realismo.  Specchio fedele dello spettro ampissimo delle caratteristiche e dei difetti di ognuno di noi. E ancora esempio magistrale di recitazione corale. Una capacità mai tramontata di saper raccontare la storia più semplice nella maniere più efficace

TORINO 29 - "Jeonju digital project 2011", di Jean-Marie Straub, Claire Denis e José Luis Guerin (Festa Mobile - Paesaggio con Figure) (di Elio Ugenti, del 26/11/2011)


Tre cineasti europei di fama internazionale, finanziati dal Jenjou International Film Festival, realizzano un lungometraggio in digitale. A tenere ben saldi tra loro i tre episodi non interviene soltanto l’utilizzo di uno stesso mezzo tecnico di ripresa, ma anche una importante riflessione sulla relazione tra il racconto orale e l’immagine, e, di conseguenza, sui modi attraverso cui questa relazione prende corpo all’interno del film.

TORINO 29 - "Come fare cinema sotto la crisi? Rubate la macchina da presa!" Incontro con Aki Kaurismäki (del 24/11/2011)

Il regista scandinavo presenta il suo ultimo Miracolo a Le Havre, pre-apertura dell'edizione 2011 del Festival di Torino, che ha assegnato all'autore il Gran Premio Torino di quest'anno, e in sala dal 25 novembre. "La solidarietà si trova più facilmente tra le persone povere. Poi sinceramente non saprei cosa raccontare sui ricchi, non sarei capace di immaginare un dialogo. Le Havre è un luogo dove questa solidarietà si incontra per le strade, è una città abitata solo da anziani perché i giovani sono tutti a Parigi a cercare lavoro, ma, nonostante ciò, lì tutti fanno musica, chiunque per strada ti dice che suona in un complesso"

TORINO 29 – “Miracolo a Le Havre”, di Aki Kaurismäki (di Aldo Spiniello, del 24/11/2011)


Giocando su un’ironia sorniona e stralunata, che poggia sulle ormai solite immagini statiche del suo cinema, sui ritmi compassati, quasi catatonici, sui cromatismi vintage e sull’illuminazione dichiaratamente irrealista, Kaurismäki sembra ritrovare il piglio dei suoi momenti migliori, in cui riesce a costruire l’immagine e, attraverso essa, la carne di un mondo assolutamente personale. E, soprattutto, disegna personaggi unici, indolenti e umanissimi. Aki Kaurismäki Gran Premio Torino 2011

TORINO 29 - La città dei film (di Carlo Valeri, del 10/11/2011)

Una proposta come al solito estremamente ricca e variegata quella dalla kermesse torinese, che rispetto ai riflettori mediatici del Festival di Roma appena concluso rilancia una prospettiva culturale e cinematografica caratterizzata da un profilo maggiormente legato al cinema sperimentale, alle opere prime, alla conferma di importanti autori internazionali (Sion Sono, Amalric, Honoré, Kawase, Payne, Miller). Non mancano peraltro anche quest’anno dei pezzi da novanta come il film sulla pena di morte diretto da Werner Herzog Into the Abyss, quello di Martin Scorsese dedicato a George Harrison o il Midnight in Paris di Woody Allen
 

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