SAN SEBASTIAN 55 - Rock and Sayles, "Honeydripper"
Con la consueta e straordinaria ricchezza, John Sayles proietta lo sguardo nel 1950, in Alabama, per raccontare l’evoluzione del blues che, trasformando la sua chitarra da acustica ad elettrica ed amplificata, ha scritto le origini della musica rock. Vincitore del premio della giuria per la miglior sceneggiatura
Con la consueta e straordinaria ricchezza, che rende ogni suo lavoro un affresco multiforme, attraversato da personaggi che non sono ombre semplificate che si muovono in un ambiente sterilizzato, ma presenze sfaccettate e complesse che imprimono sullo schermo il loro spessore, John Sayles proietta lo sguardo, avvolgendolo in un’atmosfera calda e polverosa, nel 1950, in Alabama, per raccontare l’evoluzione del blues che, trasformando la sua chitarra da acustica ad elettrica ed amplificata, ha scritto le origini della musica rock. Honeydripper è un’opera appassionata che, attraverso le vibrazioni della musica, la quale letteralmente esplode sullo schermo nella parte finale del film, descrive un universo culturale, quello del blues, quello dei pionieri del rock, quello della lotta della chitarra per affermarsi sul pianoforte, quello delle comunità nere della metà del secolo scorso degli stati del sud, che vivono la musica come espressione intima e sociale attraverso la quale affermare la loro identità e la loro presenza, attraverso la quale trasmettere e condividere le proprie tradizioni. Il film di John Sayles scorre lungo i confini incerti dove passato e futuro s’intrecciano per disegnare lo spazio fisico ed interiore della trasformazione e si apre alla visione con l’immagine di due ragazzini, proiezioni di una musica futura, ancora senza voce, che suonano i loro strumenti silenziosi, una corda e un pianoforte disegnato sul legno, per poi accompagnare lo sguardo, tratteggiando quella continuità nella quale il futuro si specchia, ridefinendone la forma, nella tradizione, nel locale di Tyrone “Pinetop” Purvis (Danny Glover), l’Honeydripper, dove, senza più pubblico, Bertha Mae (Dr. Mable John) canta il suo blues. Sullo sfondo appena accennato, eppure capace di permeare tutta la visione, di una comunità rurale di afro-americani, segnata dalla discriminazione razziale, dove bianchi e neri sono due corpi sociali distanti, il primo chiuso nella tirannia di un privilegio ingiustificato e il secondo confinato ad indossare il marchio della propria diversità, John Sayles fa muovere i suoi personaggi lungo quella zona di confine, allo stesso tempo dolorosa e piena di speranza, dove inizia a prendere forma il cambiamento. Honeydripper raccoglie un’umanità sfaccettata, dove s’intrecciano, convergono e si scontrano le diversità generazionali, sociali e culturali, attorno alla storia di un uomo prigioniero dei fantasmi del suo passato, che per riuscire a sopravvivere ad un presente nel quale sta lentamente scomparendo, deve imparare ad affacciarsi sul terreno misterioso ed imprevedibile dell’evoluzione artistica e culturale. Soffocato dai debiti, Tyrone “Pinetop” Purvis lotta, mettendo a rischio anche il suo matrimonio, per non perdere il suo locale e, ingaggiando per una serata il famoso Guitar Sam, decide di rischiare tutto e di venir meno alla promessa fatta a se stesso di non far suonare all’Honeydripper nessun chitarrista. Quando la sua stella non si presenta, la sostituisce con Sonny (Gary Clark Jr.), un giovane arrestato per vagabondaggio dal corrotto sceriffo Pugh, che incarnando, come afferma lo stesso John Sayles, lo spirito di Ike Turner, di T Bone Walker, di Johnny Watson, gira l’America con la chitarra elettrica, che lui stesso ha costruito, in cerca di un palco sul quale esibirsi.
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