SAN SEBASTIAN 58 – “Il Natale rappresenta un momento particolare della vita, pieno di aspettative” - Incontro con Bent Hamer
Home for Christmas si ispira al libro di Levi Henriksen per raccontare, in una girandola di storie che s’incrociano, di persone che si trovano e si perdono, il Natale di una piccola città della Norvegia. Bent Hamer in conferenza stampa al Festival di San Sebastian
Quanto è stata rielaborata la materia del libro da cui è tratto il film?Inizialmente ho scelto dodici racconti del libro, poi ne ho esclusi altri, fino ad arrivare ad un numero di sei o sette, in più ho rielabolato una storia che poi è diventata il prologo e l’epilogo di Home for Christmas. Nel film ci sono tanti personaggi, tante situazioni attraverso le quali viene raccontato il Natale, e in qualche modo tra tutte queste storie c’è anche la mia personale visione. La difficoltà più grande in un film del genere, un film corale, è quella di non cadere nella superficialità perchè l’alto numero delle storie raccontate non permette facilmente di scavare nell’intimo dei personaggi. Ognuna delle vicende di Home for Christmas non è solo un racconto di Natale, ma anche una storia di una persona e una riflessione sul significato di “casa”. Questo, almeno, è quello che ho tentato di fare.
Perchè hai scelto di ambientare le storia durante il Natale?
Per la verità le vicende di queste persone non sono strettamente legate al Natale, sarebbero potute accadere in qualsiasi periodo, ma il Natale rappresenta un momento particolare della vita, pieno di aspettative, di desiderio. Per molte persone è un passaggio dell’anno doloroso. Ho pensato che proprio questa festa, dove ognuno a suo si ferma a pensare, fosse il quadro perfetto dove poter raccontare qualcosa sulla vita delle persone.
Come è nata la storia dei rifugiati?
I due rifugiati erano già in un racconto, io l’ho rielaborato, cercando di dare maggiore spessore a questi personaggi e trasformandoli in una sorta di filo conduttore del film. Ho voluto rendere la loro storia meno “piccola”, fermo restando che, come anche con il mio cinema continuo a raccontare, è proprio attraverso le piccole storie che diventa possibile vedere qualcosa di più “grande”.
La storia dell’uomo con due amanti ha un registro leggermente diverso dal resto del film, più comico, perchè?
Perchè questa è la vita, triste e allo stesso tempo comica. E non è poi così lontana da quello che succede quotidianamente in molte famiglie. Ho semplicemente voluto raccontare la storia di un amore dove sono coinvolte tre persone, una situazione in cui spesso il nuovo amore distrugge quello vecchio. Rispetto alle altre storie è più aperta, non c’è una vera conclusione.
Quale è il rapporto con gli attori sul set?
Cerco di metterli a loro agio, come è successo durante la scena di sesso di Home for Christmas, cerco di creare un clima di serenità sul set, dove tutto si svolge con grande semplicità. Penso che la chiave di tutto sia agire con professionalità e anche con humor.
Come è nata la storia dei ragazzi che guardano le stelle sul tetto?
Nel libro la ragazza non è musulmana ne di colore. Ma viene da una famiglia che non festeggia il Natale. Ho pensato che fosse importante raccontare la religione musulmana nella cultura norvegese, che è protestante. Il ragazzo è ovviamente innamorato di lei, mente per starle vicino e non si presenta a casa per la cena di Natale. La scelta di finire questa storia sui due ragazzi che guardano le stelle senza sapere cosa accadrà mi è sembrato il modo migliore per mostrare che questi giovani hanno ancora tutta una vita da vivere e un’infinita possibilità di scelta davanti a loro.
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