SAN SEBASTIAN 58 – “Genpin”, di Naomi Kawase (Concorso)
“Lo spirito della valle non muore mai. E’ chiamato la donna misteriosa (genpin)”. Sono le parole del filosofo cinese Lao Tzu a dare il titolo a questo magnifico documentario con il quale, raccontando la tecnica del parto naturale praticata dal dottor Yoshimura, Naomi Kawase torna a riflettere sul mistero dell’esistenza e sull’inscindibilità della vita e della morte
E’ protetta da una rigogliosa foresta la clinica del dottor Yoshimura, una fattoria vecchia trecento anni, che si protende nello spazio presente come un prolungamento del passato, del periodo Edo, custode del segreto dell’eterno divenire. E in questo luogo sospeso nel tempo, come lo era già stata la città natale della regista ritratta in Shara, Naomi Kawase è la presenza palpabile che respira dietro lo schermo e che si muove abbracciando la sua macchina da presa 16mm, in attesa ancora una volta di farsi portatrice di uno sguardo rivelatore capace di registrare le tracce del principio vitale che regola il segreto dell’universo e che fa dell’essere umano il corpo della rigenerazione oltre la morte. “Lo spirito della valle non muore mai. E’ chiamato la donna misteriosa (genpin)”. Sono le parole del filosofo cinese Lao Tzu a dare il titolo a questo magnifico documentario che, raccontando la tecnica del parto naturale, difesa e praticata dal dottor Yoshimura nella sua clinica, torna a riflettere sul mistero dell’esistenza, dove la morte è un nuovo inizio, dove ogni vita e l’estasi della nascita sono inscritte, nel loro essere parte del principio universale del divenire, in un disegno più grande, nella storia senza fine che si legge nel respiro silenzioso della Natura. In Genpin c’è tutto il cinema di Naomi Kawase, la ricerca di un’identità che da necessità personale diventa un momento di poesia collettiva, la relazione tra l’eterna ciclicità della natura e la finitezza dell’essere umano, il mistero della nascita e, con essa, della rigenerazione dell’universo, la macchina da presa come estensione sensibile dello sguardo capace di far risuonare la materia misteriosa dell’esistenza, l’atto del filmare come momento per rivelare se stessi. Solo davanti alla macchina da presa una delle donne in attesa di dare alla luce il suo bambino riesce a riappropriarsi del dolore che si nasconde nel suo cuore e a raccontare la tragedia del suo abbandono. Genpin è un film di anime in movimento che durante l’attesa della nascita si affacciano, spaesate e traboccanti di energia vitale, sul mistero dell’esistenza, con il loro bagaglio di dolorosa, toccante e meravigliosa imperfezione, con le loro storie in continuo divenire. Attraverso le voci di queste donne e del dottor Yoshimura Naomi Kawase non racconta la maternità, ma la ritualità della preparazione durante la gestazione e, attraverso essa, il desiderio di superare la finitezza della condizione umana per ritrovare una comunione spirituale con la natura. Come in Tarachime – Birth/Mother, è nel momento del parto, con la sua violenza insostenibile e la sua infinita dolcezza, che viene rivelata l’inscindibilità della morte e della vita, è nell’immagine di una vita che genera altra vita che l’essere umano supera la sua imperfezione e diventa estensione del divino.
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