XXV FESTIVAL DEL CINEMA LATINO AMERICANO TRIESTE

Una manifestazione longeva e sempre più affascinante, che da tempo costituisce una prestigiosa e irrinunciabile vetrina per le nazioni latinoamericane che intendono presentare le loro opere al pubblico italiano in una cornice internazionale. Una grande occasione per ammirare pellicole spesso poco note, antiche e gloriose, recenti e inedite della cinematografia sudamericana

 

festival cinema latinoamericano triesteA poco meno di un mese dalla prossima edizione del Festival internazionale della fantascienza (“Science+Fiction”, atteso per l’11 novembre) e a malapena intravedendo all’orizzonte l’ancora lontano ventiduesimo “Trieste Film Festival”, la Trieste cinematografica non ha alcuna intenzione di restare inattiva, apprestandosi infatti a celebrare le nozze d’argento con il “Festival del cinema latino americano”, in programma dal 23 al 31 ottobre. Presentandosi con un totale di oltre centosessanta opere tra film in concorso, documentari, proiezioni nelle sezioni parallele, eventi e premi speciali, il Festival è promosso dall’APCLAI (Associazione per la Promozione della Cultura Latino Americana in Italia), con il patrocinio e il supporto di vari enti e istituzioni italiane e latino americane.

Una manifestazione longeva e sempre più affascinante, che da tempo costituisce una prestigiosa e irrinunciabile vetrina per le nazioni latinoamericane che intendono presentare le loro opere al pubblico italiano in una cornice internazionale. Una grande occasione per ammirare pellicole spesso poco note, antiche e gloriose, recenti e inedite della cinematografia sudamericana, certo, ma soprattutto, come ha sottolineato il direttore Rodrigo Diaz nella sua presentazione, un evento che “vende l’immagine dell’Italia in un continente assai prossimo da molti punti di vista”. Si delinea quindi una sempre più salda convergenza di interessi e intenti tra i due poli, che senza dubbio contribuisce a collocare questo Festival tra i maggiori eventi dedicati alla cinematografia latinoamericana in Europa per importanza e tradizione, tanto da poterlo senza dubbio porre sullo stesso livello del celebre e più “antico” omologo spagnolo, quel “Festival del cinema iberoamericano” di Huelva che giunge quest’anno al trentaseiesimo appuntamento, con inizio il prossimo 13 novembre.

Anche questa venticinquesima edizione del Festival triestino, come da tradizione, sarà ospitata in due sale contenute nel Teatro Miela e, novità assoluta per la manifestazione, in altre, numerose sedi sparse per la città. L’inaugurazione ufficiale del Festival è prevista per la serata di sabato 23 ottobre, in una cornice inusuale per l’evento: il centro di fisica teorica di Miramare, dove alla presentazione del direttore del Festival seguirà la proiezione del documentario La balena di Rossellini (sarà presente il regista, Claudio Bondì). Tuttavia, le giornate del mercoledì e giovedì precedenti la cerimonia di inaugurazione hanno già fornito un succulento antipasto, con la proiezione (presso l’aula magna di una delle sedi universitarie del capoluogo giuliano e per la sezione tematica “Bicentenario”) di otto pellicole, prodotte in anni non certo recenti, ma tutte accomunate dal tema dell’indipendenza dei paesi latinoamericani dalla Spagna.
Davvero ricchissimo è il panorama delle varie sezioni del Festival, con opere provenienti pressoché dall’intero subcontinente americano, Centroamerica compreso. Le pellicole che compongono la sezione ufficiale a concorso sono quindici, geograficamente ben assortite. Tra le numerose iniziative o sezioni parallele e collaterali si segnalano innanzitutto la retrospettiva su Damián Alcázar, figura di primo piano della cinematografia messicana, che sarà presente al Festival; la già citata sezione “Bicentenario”, con un programma realizzato in collaborazione con l’Unione Latina di Parigi; il Premio Malvinas, che vuole valorizzare la sana e pacifica convivenza tra i popoli, dall’interessante “Contemporanea” (che si avvale di un approccio di taglio multidisciplinare alla cultura latinoamericana, così come “Amerindia”, dall’approccio più concentrato sull’etnoantropologia). Non mancheranno mostre di manifesti e presentazioni di libri.
Presidente di giuria per la sezione ufficiale è il sessantenne cantautore argentino (di origine italiana) León Gieco, popolarissimo nel suo Paese e in tutta l’America latina, a cui durante la manifestazione sarà assegnato il Premio Oriundi. Ad affiancarlo, una terna di artisti e personalità molto eterogenee: l’attrice messicana Arcelia Ramirez (qualcuno se la ricorderà forse in Come l’acqua per il cioccolato di Alfonso Arau), l’italo-cileno artista a tutto tondo Johnny Dell’Orto e il poliedrico Franco Juri, tra le altre cose politico, parlamentare, giornalista e scrittore sloveno. E’ inoltre prevista una sorta di partecipazione interattiva del pubblico alla valutazione delle opere in concorso: ci sarà infatti anche un premio appositamente conferito dal pubblico della rete, con la web-tv “Arcoiris” che gestirà il tutto sul suo sito www.arcoiris.tv.
Dopo il “rodaggio” delle giornate di sabato e domenica, condite da eventi collaterali e speciali e con il giusto spazio dedicato anche alle scuole di cinema con alcuni cortometraggi, la manifestazione entrerà nel vivo lunedì, con la presentazione dei primi tre film in concorso: il brasiliano Muamba, il boliviano Campo de batalla, il cileno A un metro de ti.  (Dario Di Donfrancesco)
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