XXV FESTIVAL DEL CINEMA LATINO AMERICANO TRIESTE - I vincitori... tra Costarica e Gestaciòn
Il costaricense Gestación ha voluto strafare, superando aspettative e sovvertendo pronostici: la giuria internazionale del Festival del cinema latino americano 2010 ha infatti deciso di conferirgli non solo il premio come miglior film, ma lo ha anche ritenuto meritevole del premio per la miglior regia e per la migliore interpretazione
Era stata una delle opere che maggiormente avevano convinto pubblico e critica fin dalla sua prima, applaudita proiezione mattutina di martedì 26 ottobre, facendo leva sull’intensità socioculturale del tema che affrontava, ancora più marcata se considerata alla luce della realtà sociale della piccola repubblica centroamericana. Era destinato a giocarsi con uno o due titoli al massimo il premio per il miglior film nella sezione ufficiale a concorso, ma il costaricense Gestación ha voluto strafare, superando aspettative e sovvertendo pronostici: la giuria internazionale del Festival del cinema latino americano 2010 ha infatti deciso di conferirgli non solo il premio come miglior film (motivazione: “Con una narrazione semplice ma estremamente credibile, basata su un fatto realmente accaduto, il film affronta un tema cruciale per le giovani generazioni e la società centroamericana, con particolare sensibilità etica, un efficace ritmo cinematografico e un notevole impegno culturale e sociale”), ma lo ha anche ritenuto meritevole del premio per la miglior regia (“per aver saputo orchestrare magistralmente tutti gli elementi che compongono la narrazione di un tema estremamente delicato”) e per la migliore interpretazione (incoronando giustamente la giovanissima Adriana Alvarez, della quale la giuria ha colto e omaggiato “la naturalezza con cui riesce a costruire un personaggio che affronta con determinazione e dignità ogni sfida che gli si presenta”). Un vero trionfo, dunque, ed è raro che un solo film riesca a vincere in quasi tutte le categorie principali. Un felice bis per il regista Esteban Ramírez, che si era già fatto conoscere dal pubblico italiano nel 2004 vincendo proprio a Trieste il premio per la miglior regia con la sua opera d’esordio, Caribe.
La concorrenza da battere era, a nostro parere, concentrata in pochi titoli: Unos pocos con valor, coraggiosa e cruda produzione honduregna; l’ingiustamente trascurato e sottovalutato (seppur vincitore del premio per la miglior colonna sonora, conferito ad Agustin Barbarosa) Martin al amanecer, surreale e suggestivo “thriller rurale” del messicano Juan Carlos Carrasco; soprattutto El ultimo comandante, co-produzione di Costa Rica e Brasile, davvero ben riuscita nel suo impianto narrativo e forte della convincente e intensa interpretazione di Damián Alcazar (a cui è stata dedicata anche una bella retrospettiva, con sette pellicole scelte tra la sua nutritissima filmografia). La giuria, insomma, deve aver non poco titubato al momento di scegliere il film vincitore di questa venticinquesima edizione.
Il già citato El ultimo comandante si è preso una piccola “rivincita”, aggiudicandosi il premio per la miglior sceneggiatura, “per aver saputo raccontare con una visione critica e coraggiosa una storia fatta di sofferta umanità”. Il suo regista, il brasiliano Vicente Ferraz (in procinto di iniziare le riprese del suo prossimo film a sfondo bellico, “La montagna”, che avrà come set naturale dei suoi esterni i suggestivi fondali scenici delle alpi innevate friulane) era stato in questi giorni ospite del Festival in compagnia del nostro Alessio Boni, già in città perché impegnato con le riprese della serie TV di Margarethe von Trotta e protagonista dell’ottimo “Cómplices del silencio” di Stefano Incerti, pellicola che figurava tra le opere in concorso per la sezione “Contemporanea”.
Passando proprio a questa preziosa sezione che, come già sostenuto nelle precedenti corrispondenze, si è distinta per la sua trasversale omogeneità di temi e stili, vincitore è stato proclamato il documentario argentino “Vienen por el oro. Vienen por todo”, di Pablo D’Alo Abba e Cristian Harbaruk. L’opera si muove su ambientazioni e contenuti riferibili all’universo della miniera, che hanno accomunato almeno quattro tra le pellicole della sezione; la giuria ha voluto sottolineare, nella motivazione al riconoscimento, la rigorosità degli aspetti tecnico-estetici e narrativi del film, che trasmette efficacemente il significato e la misura della lotta che i popoli intraprendono contro il selvaggio e poco regolamentato sfruttamento minerario delle loro terre.
Il premio speciale della giuria è andato a Ojos bien abiertos, dell’uruguayano Gonzalo Arijon, corale documentario a sfondo sociopolitico sui destini e sul prossimo futuro che attendono il subcontinente latinoamericano.
Per quanto riguarda le altre sezioni del Festival, il premio come miglior opera prima se lo è meritatamente aggiudicato il cileno A un metro de ti di Daniel Henríquez, mentre il “Premio Malvinas” ha visto la vittoria del documentario Ella(s), del giovane spagnolo David Baute, “per il grande equilibrio narrativo tra la fiction e il documentario che pone in risalto, con molta serietà e misura, il problema cruciale, anche per i nostri tempi, della violenza di genere”; un’opera importante per la memoria, dato che rievoca la figura di Mercedes Pinto, paladina della lotta contro le discriminazioni di genere.
Il premio “Unione Latina”, assegnato da una giuria composta dagli studenti del Collegio del Mondo Unito dell’Adriatico e coordinata da un membro dell’Unione Latina di Parigi, ha visto trionfare un altro documentario (genere che si rivela dunque come vero trionfatore di questo Festival, considerata la quantità di opere premiate), il brasiliano Corumbiara, di Vincent Carelli, importante seppur tardiva testimonianza filmica sulla mattanza di indios avvenuta nel 1985 a Gleba Corumbiara, nello stato brasiliano di Rondônia, a nord ovest del Paese. La stessa giuria ha assegnato anche una “Menzione speciale” all’ennesima opera proveniente dall’Argentina, che era in gara anche nella sezione Contemporanea in concorso: il delizioso e velato di nostalgia Cine, dioses y billetes, documentario “metacinematografico” sul tramonto dei cinema di quartiere, regia e sceneggiatura del sociologo Lucas Brunetto.
Da ricordare, infine, che quest’anno non è stato assegnato un premio del pubblico, ma appassionati e spettatori potranno esprimersi sul livello e sul gradimento dei film in concorso tramite la web tv “Arcoiris”, che sul suo sito internet fornirà a breve una sorta di appendice interattiva al Festival del cinema latino americano di Trieste, la cui macchina organizzativa si prende il meritato riposo prima di ricominciare i lavori per la ventiseiesima edizione del prossimo anno. (Dario Di Donfrancesco)
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