BERLINALE 61 – “I Coen sono i migliori”. Incontro Jeff Bridges e i fratelli Coen
Assenti dal 1998, quando furono in concorso con Il grande Lebowski, i fratelli Joel ed Ethan Coen tornano a Berlino, questa volta per inaugurare la kermesse, con True Grit, tratto dalla novella di Charles Portis, candidato a ben 10 nomination all’Oscar. Oltre ai registi, erano presenti alla conferenza stampa anche l’attore principale Jeff Bridges Josh Brolin e la quattordicenne debuttante Hailee Steinfeld
Assenti dal 1998, quando furono in concorso con Il grande Lebowski, i fratelli Joel ed Ethan Coen tornano a Berlino, questa volta per inaugurare la kermesse, con True Grit, tratto dalla novella di Charles Portis, candidato a ben 10 nomination all’Oscar. Oltre ai registi, erano presenti alla conferenza stampa anche l’attore principale Jeff Bridges (seconda candidatura consecutiva dopo l’Oscar ricevuto l’anno scorso per Crazy Heart) Josh Brolin e la quattordicenne debuttante Hailee Steinfeld (anch’essa candidata all’Oscar come miglior attrice non protagonista).
Il vostro è un ritorno alla Berlinale dopo essere stati qui nel 1998, come vi sentite?
Joel Coen: Già per noi è un ritorno, anche se la prima volta Jeff (Bridges) non era qui con noi. È incredibile notare come a distanza di tempo un film come Il grande Lebowski sia stato molto più apprezzato in Europa che negli Stati Uniti.
Com’è stato tornare a lavorare con i Coen a distanza di 12 anni?
Jeff Bridges: I Coen sono dei Maestri assoluti, i migliori con i quali ho collaborato, non solo per la professionalità e la genialità, ma soprattutto per la loro semplicità, una delle caratteristiche più importanti per un regista e che ti permette di lavorare nella maniera più serena. Oggi il pubblico finalmente l’ha capito.
Cosa l’ha colpita di questa storia?
Jeff Bridges: Avevo letto il libro di Portis e mi era piaciuto, ma soprattutto sono rimasto affascinato dalla sceneggiatura dei Coen, un valore aggiunto sicuramente, anzi direi che leggendo la novella sembrava proprio di essere davanti ad un romanzo scritto degli stessi Coen.
In che cosa questa pellicola si distanzia da quella di Hathaway del 1969?
Ethan Coen: Intanto per il fatto che ci siamo ispirati direttamente dalla novella. Io sono nato nel 1957, mio fratello è del 1954, quindi quando il film uscì eravamo entrambi troppo piccoli, per noi è una memoria molto remota.Siamo rimasti letteralmente entusiasti dalla novella di Portis e quando l’abbiamo letta qualche anno fa abbiamo deciso di portarla sullo schermo.
Joel Coen: Questo film è importante per i dialoghi, è grazie a quelli che si notano le sfumature, gli accenti, e su questo è stato fatto un lavoro sul linguaggio davvero notevole. Per gli americani, dal punto del vista del vernacolo, questo film può insegnare a riscoprire qualcosa di importante.
Jeff Bridges interpreta la parte che fu di John Wayne, un simbolo per molte generazioni. Qual è stata la Vostra percezione nei suoi confronti?
Joel Coen: Come attore ha rappresentato molto per alcune generazioni, oggi però i ragazzi, come mio figlio che ne ha sedici, neanche sa chi è. È stata certamente un’icona legata ad un certo tipo di genere cinematografico, un interprete straordinario, ma che purtroppo ha lasciato fuori dal mondo del cinema troppo poco.
Com’è stata l’esperienza sul set circondata da tutti questi uomini?
Hailee Steinfeld: All’inizio ero intimidita, ma subito dopo, sia Ethan che Joel, sia tutti gli altri, da Jeff (Bridges) a Matt (Damon) mi hanno aiutato molto. Essere stata l’unica presenza femminile non mi ha innervosito, anzi mi ha molto divertito. È stata una bellissima esperienza, anche se non particolarmente semplice, soprattutto per i dialoghi.
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