MILANO 21 – Festival del cinema Africano, d’Asia e America Latina
La ventunesima edizione del Festival del cinema Africano, d’Asia e America Latina, a Milano dal 21 al 27 marzo, riapre le proprie sale alle proiezioni, ai dibattiti, agli incontri con gli autori, alle riflessioni per tratteggiare un possibile profilo di quelle cinematografie, ma anche per dare frutto al lavoro concettuale che il Coe e il Festival svolgono in favore di quelle culture. Un modo di guardare il cinema che non è mera soddisfazione di una egoista voglia di nuovo, ma piuttosto volontà autentica di diversità da convertire in quotidiana scoperta culturale.
Sarà il nuovo film di Zhang Yimou, A Woman, a Gun and a Noodle Shop, dal Concorso di Berlino 2010, ad aprire la 21esima edizione del festival milanese, che, ancora una volta, scava dentro la migliore produzione cinematografica delle aree che vuole rappresentare, per offrire un panorama di quel cinema così raro da vedere eppure sempre ricco di nuove suggestioni. Di anno in anno, il Festival del cinema Africano, d’Asia e America Latina arricchisce la propria ricerca, non soltanto per tratteggiare un possibile profilo di quelle cinematografie, ma con un gran lavoro culturale che è anche altro dal cinema e che diventa prezioso per farci comprendere quelle culture che oggi, contrariamente alla vicinanza che i mezzi di comunicazione offrono, diventano, quando non omologate al modello occidentale, lontane e sconosciute. È questa ad esempio la sensazione che oggi si percepisce davanti ai tragici fatti del nord Africa, avvenimenti che accadono tutti in Paesi così vicini, ma al tempo stesso sconosciuti nelle dinamiche politiche interne, nelle divisioni tribali, nelle ragioni delle insurrezioni. Ed è proprio all’interno di questo sconosciuto tessuto culturale che interviene il lavoro che svolgono il COE e il suo Festival, per aprire, così come si intitola una storica sezione, sempre nuove finestre sul mondo, nel tentativo di offrire una visuale differente rispetto alla consuetudine che ci accompagna.
È quindi in quest’ottica che il Festival di Milano, con le difficoltà che ogni istituzione culturale di natura associativa porta con se in questi periodi bui, durante i quali la cultura sembra essere diventata una zavorra, piuttosto che una vera risorsa, riapre le proprie sale alle proiezioni, ai dibattiti, agli incontri con gli autori, alle riflessioni. Un modo di guardare il cinema e al suo retroterra culturale che non è mera soddisfazione di una egoista voglia di nuovo, con il rischio che il nuovo diventi immediatamente vecchio, ma piuttosto voglia autentica di diversità da convertire in quotidiana scoperta culturale.
Le consuete sezioni: Finestre sul mondo, Concorso Documentari di Africa, Asia e America Latina, concorso Miglior
Film Africano e Concorso Cortometraggi di Fiction e Documentari Africani, costituiscono lo zoccolo duro della manifestazione. Ma accanto a queste altre iniziative collaterali arricchiranno le atmosfere delle giornate milanesi. “Raiding Africa” è un ambizioso progetto che vuole favorire lo scambio interculturale tra i paesi africani e la Cina. La realizzazione avviene in collaborazione con l’International Film Festival di Rotterdam e prevede, per questa edizione, sette film che altrettanti giovani autori africani hanno realizzato in Cina.
“E tutti ridono…” raccoglie le più divertenti commedie da Africa,Asia e America Latina selezionate con la collaborazione di Gino e Michele di Zelig, per un genere che in questi Paesi diventa sempre più popolare e che si diffonde grazie ad una buona distribuzione in home video.
Il "Fuoriconcorso" con la solita attenzione alla produzione italiana nella sezione ExtrA sulle problematiche dell’immigrazione in Italia. La video-installazione dell’artista sudafricano William Kentridge, What Will Come, è realizzata in collaborazione con il festival Sguardi Altrove che si svolge all’interno della Triennale di Milano e la Galleria Lia Rumma Napoli-Milano.
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