MILANO 21 – "Quelques jours de répit", di Amor Hakkar (Concorso miglior film africano)
L’algerino Amor Hakkar, già protagonista di questo festival con il suo film precedente La maison jaune, ritorna ad esserlo con Quelques jours de répit. Un film che si colloca nello spazio che divide la “cronaca” dalla fiction, che si costruisce quindi sui rimasugli, raccontando ciò che la cronaca non vuole riferire e la fiction classica non ha interesse a mettere in scena. Il film di Hakkar con questi ritagli di vita riesce a rendere indimenticabile la quotidianità e incancellabile la normalità
Stretto tra la necessità di raccontare una verità ormai immutabile poiché accaduta e il desiderio di guardare dentro questa storia per ricercare il filo di quella umanità dispersa dentro la spietata applicazione di una legge altrettanto ingiusta, quando punisce gli uomini per i propri sentimenti, Quelques jours de répit di Amor Hakkar si interpone proprio in questo spazio, quello che divide la “cronaca” dalla fiction, trovando in questa condizione la propria dimensione.
L’algerino Amor Hakkar, era già stato protagonista delle giornate di questo festival con il suo film immediatamente precedente La maison jaune, una storia amara con al centro il tema della elaborazione del lutto. Qui Hakkar, nuovamente, mette in gioco se stesso, scrive, dirige e interpreta, segno di una grande fiducia nel progetto.
Quelques jours de répit racconta i pochi giorni di tregua per Moshen e il suo compagno, due iraniani omosessuali che, perseguitati nel loro paese, arrivano clandestinamente in Francia e per un banalissimo evento saranno espulsi, rimandati in Iran dove dopo qualche settimana saranno impiccati. Durante la breve permanenza in Francia Moshen avrà avuto modo di conoscere Yolande, piacente donna matura che, inconsapevolmente, si innamora di lui.
Hakkar realizza il film lavorando sui residui di queste vite, sia su quelle segnate dei due protagonisti, sia su quella di Yolande, che segna il gradito ritorno di Marina Vlady, che si illude che sia giunto, per quanto inatteso, amore dell’età matura.
Il film di Hakkar è ambientato dentro lo spazio temporale di questi pochi giorni francesi dei due protagonisti, di questa breve pausa prima della tragedia, raccontando ciò che la cronaca non vuole riferire e che la fiction classica non ha interesse a mettere in scena per la sua scarsa spettacolarità. Per cui il film di Hakkar si costruisce sui rimasugli, sui ritagli della vita dei suoi personaggi, anche di quelli del tempo di vita normale che resta ai due protagonisti che, senza saperlo, si avviano a morire. Utilizzando questi elementi Hakkar scandisce il tempo del dramma perpetuandolo attraverso avvenimenti assolutamente normali, ma che acquistano grande significato dentro un racconto dall’esito predestinato. Moshen sarà assunto da Yolande per ritinteggiare una stanza di casa, questi farà entrare clandestinamente in casa di Yolande anche Hassan, Moshen dimentica a casa di Yolande il portafoglio, torna per recuperarlo, ma nel frattempo è tornata Yolande che lo vede e decide di riconsegnarlo a Moshen, è anche una scusa per vederlo. Si incontreranno e questo banale episodio li condurrà, per una sera soltanto, a vivere la vita di una coppia, con la cena, l’amore e il riposo della notte. Intanto Hassan sta in soffitta, all’insaputa di Yolande. Il giorno dopo Moshen sarà arrestato, il suo compagno lo seguirà.
È la banalità quotidiana, è l’episodio senza significato apparente a determinare le vite dei
personaggi in questi due giorni di tregua dalla vita drammatica che li attende poco fuori da questa pausa e che si manifesterà in tutta la sua virulenta e tragica forza. Hakkar lavora splendidamente nel rendere indimenticabile la quotidianità, incancellabile la normalità, nel ritrovare in questa tregua quegli squarci di umanità che sembravano essere perduti. È per questa ragione che anche qui, si scava dentro gli avanzi di ciascuno e ciò che diventa trascurabile per tutti si trasforma in bene prezioso per Moshen, Hassan e Yolande. Hakkar, nel ricercare il gesto consueto gli conferisce significato, ritrova il senso di una altrimenti perduta umanità, esprime, con le espressioni bonarie di Yolande o con la consapevolezza amara di Moshhen, davanti alle sue avance, il forte senso di una perdita, di una mai raggiunta e ormai irraggiungibile felicità. È la malinconica essenza della provincia francese a sostenere il gioco di Hakkar, una provincia che il cinema ci ha fatto conoscere e che qui diviene, ancora una volta, teatro del dramma, luogo di sconfitta e per un momento, raggiunto paradiso per i tre personaggi che le inspiegabili leggi degli uomini vogliono trasformare in perenni perdenti.
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