BIOGRAFILM 2011 - 12th & Delaware, di Heidi Ewing e Rachel Grady


Secondo affondo di Heidi Ewing e Rachel Grady sul tema del fondamentalismo e della manipolazione dopo il notevole Jesus Camp: le registe (presenti al Biografilm 2011 anche con un segmento di Freakonomics) si appostano all'angolo tra la dodicesima e la Delaware, a Fort Pierce: nella piccola cittadina della Florida di Solondz – sotto le palme casalinghe, tute in ciniglia rosa, lenti a specchio, opulenza e povertà – si svolge l'Assedio carpenteriano e sinceramente horror di un gruppo pro-life: figure che camminano lentamente, gravitano immobili, salmodiano e sussurrano alle finestre tendendo immagini di feti sanguinanti in photoshop sbilenco alle donne giovani e meno giovani, povere, spesso latinoamericane, che arrivano alla clinica dove si praticano le interruzioni di gravidanza.

12th and Delaware, documentario di Heidi Ewing e Rachel GradyHewing e Grady possiedono una straordinaria imparzialità, e una impassibilità coerente nel raccontare i fatti, quasi senza selezionarli, lasciando che siano i fatti a parlare, anche a scapito di un montaggio più incalzante o di un linguaggio filmico più avvincente. Certo, l'inizio del documentario è agghiacciante: un presidio medievale che non si interrompe nemmeno col buio, che poi diventa un western di zombie in pieno sole, di tende scostate, persiane socchiuse e intimidazioni deliranti.
Sono le cinque del mattino, e in questa strada tranquilla si muove un'anziana paladina del centro pro-life, in attesa dei proprietari della clinica, con un cartello sgualcito in mano che li definisce killer (chi scrive ha provato lo stesso terrore guardando Il Signore del Male di Carpenter). Più tardi, un fanatico in t-shirt, con gli occhi protetti da occhiali anni '80 – e ci stupiamo di non vedere un'arma - pedina i medici abortisti per scoprire le targhe delle loro auto e dove vivono, e sibila tra i denti "le donne credono di avere diritti sul loro corpo, ma non è così". Il suo pedinamento diventa più inquietante alla luce della storia di incendi, bombe e omicidi commessi sui medici che effettuano interruzioni: il film è stato girato nel 2009, anno in cui il dr. George Tiller è stato assassinato in chiesa, a colpi di pistola, da un cinquantaduenne considerato un eroe dai pro-life, oggi condannato all'ergastolo, che dichiara di non avere rimorsi e di aver agito in nome di dio.


 

12th and Delaware, documentario di Heidi Ewing e Rachel GradyGradualmente capiamo che molte donne arrivano al centro pro-life per errore, cercando la clinica per interrompere la gravidanza: e la genialità del documentario sta proprio nel farci vivere la stessa confusione delle donne che sopraggiungono tra la 12th e la Delaware: infatti la prossimità dei due edifici non è casuale.
Più tardi scopriremo che posizionarsi di fronte alle cliniche mediche è una scelta ben precisa dei pro-life: da un lato l'oscurità, dall'altro la luce e il bene: questa la geografia simbolica dei paladini fondamentalisti. Molto più prosaicamente, all'incrocio tra la clinica e il centro pro-life arrivano giovanissime, o donne che hanno già 5 o 6 figli, compagni assenti e condizioni economiche difficili, e il centro pro-life è posizionato nel luogo ideale per "intercettarle", giocando sul fraintendimento (parole testuali degli attivisti). Se il prete infatti durante la liturgia utilizza l'enfasi di prammatica – l'aborto è un rito di sangue al quale presiedono i demoni, eccetera – nella quotidianità preferisce un atteggiamento sportivo, sorridente (racconta come una barzelletta l'abitudine degli attivisti di salire in cima a una scala per tormentare le donne all'interno della clinica) e quasi mafioso: "hei, ti conosco. conosco la tua famiglia" così il prete minaccia il proprietario della clinica che sta tagliando la siepe della clinica, lasciandoci sbigottiti.


12th and Delaware, documentario di Heidi Ewing e Rachel GradyVia via che il documentario prosegue, lo sguardo si sposta dagli interni del centro pro-life a quelli della clinica, dove sono installate delle telecamere di sorveglianza, e qui davvero il documentario svela la sua natura orrorifica: per tutto il giorno vediamo i pro-life aggirarsi lentamente intorno alla clinica, salmodiando, chiamando a sè le donne che arrivano alla porta, minacciandole di dannazione eterna e di sofferenza fisica, cambiando istericamente tono dalla riprovazione alla lusinga; e soprattutto promettendo loro affitto, cibo e soldi "vado in banca e ti do tutto quello che ti serve" (una promessa di assistenza finanziaria che naturalmente non viene mantenuta).
Una mamma, che non fa parte di nessuno dei due schieramenti, prende di petto gli attivisti, disgustata dalle improbabili immagini di feti fatti a pezzi: c'è una scuola nelle vicinanze, suo figlio non deve assistere a questa follia. "Voi vi definite cattolici, ma state qui tutto il giorno a puntare il dito": gli attivisti replicano con arroganza e aggressività che "rispondono solo a dio e non alle persone comuni".


 

12th and Delaware, documentario di Heidi Ewing e Rachel GradyAnn, che riceve le donne al centro pro-life, comprese quelle che sono in cerca della clinica, non fa nulla per chiarire l'equivoco e spiegare chiaramente che il "centro di aiuto alla maternità che offre ecografie gratis" non è una clinica: anzi, la vediamo inaugurare una strategia ben chiara, che mescola programmazione neurolinguistica di stampo settario - contatto visivo, ricalco dei gesti, rispondere a domanda con una domanda - e terrorismo psicologico estremo - forzare la donna a prendere in mano la riproduzione di un feto in plastica, lasciarla in attesa per molto tempo, da sola, in una stanza con un video splatter e volantini che contengono "informazioni mediche" di dubbia provenienza: l'aborto è un'operazione dolorosa, fa venire il tumore al seno, non è possibile più avere figli dopo l'aborto.
Le ragazze si sottopongono docilmente alla procedura, credendo sia necessaria all'interruzione, e vengono praticamente violentate verbalmente dalla donna, che arriva a descrivere improbabili torture e infine a dipingere la possibilità che "un dito del bambino o altre piccole parti del corpo ti restino dentro e si infettino". E qui da Solondz a Carpenter passiamo a Cronenberg.

 


12th and Delaware, documentario di Heidi Ewing e Rachel GradyUno dei momenti più sconvolgenti del film è proprio la lezione di orientamento della feroce crociata Ann "sono la persona perfetta per questo lavoro, non sono sposata e non devo occuparmi di nessuno" - piange stizzita quando non riesce a convincere una donna e festeggia come per la vittoria del SuperBowl quando ci riesce, con qualsiasi mezzo. Anna educa le aspiranti attiviste e il seminario si apre con un'affermazione inequivocabile: bisogna giocare soprattutto sulle donne spaventate (perchè sono più fragili, indifese e psicologicamente vulnerabili). Con quelle che non sono impaurite (quelle più informate dal punto di vista culturale e meno sole dal punto di vista affettivo) la cosa si fa più difficile.
Una delle donne, povera e già madre di 3 figli, racconta di avere un compagno violento? Presto fatto: Anna, offrendole un fast-food da asporto, le suggerisce che un altro bambino potrebbe cambiarlo. La donna risponde con dignità e dolore alle sue provocazioni: "Non vorrei mai farlo, ma devo occuparmi degli altri bambini. La vera cosa di cui pentirmi è di non aver usato il preservativo" ma Ann non perde occasione per sostenere che il preservativo è inutile, perchè la sua sicurezza arriva solo all'85% (sic).

 


12th and Delaware, documentario di Heidi Ewing e Rachel GradyPiù tardi Hewing e Grady si spostano dall'altra parte, nella clinica assediata: abbiamo sentito Ann sostenere che le cliniche "vendono aborti come automobili in una concessionaria", ma la proprietaria Candace, che riceve le donne, adotta un atteggiamento diametralmente opposto al suo e non adotta alcuna tecnica manipolatoria: chiede loro più di una volta se sono davvero decise a interrompere la gravidanza, ma non colpevolizza; ascolta le loro storie invece di sentenziare; lavora sulla prevenzione: suggerisce alle donne che hanno già molti figli e non possono permettersene altri l'uso della pillola e del preservativo. Molte sono state poche ore prima nel centro pro-life e all'arrivo in clinica scoprono che Ann ha mentito spudoratamente anche sul loro stato fisico: i pro-life diminuiscono il numero delle effettive settimane di gravidanza, per spingere le donne indecise fino al limite di legge che non consente più l'interruzione. Candace e suo marito hanno paura: l'assedio non finisce mai, i medici devono coprirsi il volto con un panno (a volte hanno usato anche i giubbotti antiproiettile) per non essere riconosciuti e perseguitati a loro volta; ma soprattutto le vittime sono le ragazze, che vengono sistematicamente ingannate e disinformate.


 

Il documentario si conclude con un'ultima scena di guerra: un gruppo di giovani attivisti incalzano una donna parlandole in spagnolo, proprio sulla porta della clinica, si sbracciano, le garantiscono che le daranno tutti i soldi che le servono per mantenere i suoi sei figli, che si occuperanno di lei per sempre. La donna spalanca gli occhi, esita, finisce per credere loro. Hewing e Grady scelgono di chiudere la loro cronaca lasciandoci la libertà di riflettere autonomamente su quanto abbiamo visto, limitandosi a proporre un dato numerico di enorme sproporzione: negli Stati Uniti operano solo 816 cliniche che praticano aborti e circa 4.000 centri pro-life.
Finanziati non solo dalle chiese, e sottile paradosso, dai movimenti che inneggiano alla pena di morte, ma anche dal governo Bush.


12th & Delaware, di Heidi Hewing e Rachel Grady - teaser


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