BIOGRAFILM 2011 - Incontro con Heidi Hewing e Rachel Grady (Jesus Camp, 12th & Delaware)

Le documentariste candidate agli Oscar per Jesus Camp, Heidi Ewing e Rachel Grady, rispondono alle domande del pubblico del Biografilm 2011, subito dopo la  prima italiana di 12th and Delaware, indagine sulla battaglia aperta tra un centro di fondamentalisti pro-life e una clinica dove si praticano interruzioni di gravidanza.

Rachel Grady e Heidi Ewing incontrano il pubblico del Biografilm 2011Le documentariste candidate agli Oscar per Jesus Camp, Heidi Ewing e Rachel Grady, rispondono alle domande del pubblico del Biografilm 2011, subito dopo la  prima italiana di 12th and Delaware, indagine sulla battaglia aperta tra un centro di fondamentalisti pro-life e una clinica dove si praticano interruzioni di gravidanza.


 












Da chi sono finanziati i centri pro-life? Il personale che ci lavora ha competenze mediche? E nelle cliniche per le interruzioni di gravidanza?


 

Heidi Ewing: Molti centri sono privati. La maggior parte vengono finanziati dalle chiese, sia cattoliche che protestanti. Circolano soldi federali e statali: il governo Bush è stato tra i maggiori finanziatori. Quanto al personale medico: la questione è complessa, come abbiamo cercato di mostrare nel nostro film. Varia da stato a stato – nel caso che vediamo nel documentario, Ann, la donna che lavora nel centro pro-life, è effettivamente un'infermiera, mentre la proprietaria della clinica per le interruzioni di gravidanza non ha nessuna specializzazione medica.

 


 

Solo quando il film è a buon punto riusciamo a capire quale sia il centro, quale sia la clinica, e quali sono le attività che si svolgono nell'uno e nell'altra.

 

Rachel Grady: Il punto di forza dei centri pro-life è proprio questo: lasciare le persone nell'ignoranza, giocare sulla confusione che si genera quando ci si trova di fronte a un centro "per la maternità".


Come avete ottenuto i permessi per girare?


Rachel Grady: Non è stato facile. Mentre lavoravamo a Jesus Camp abbiamo conosciuto la madre di un ragazzino, che appunto lavorava in uno di questi centri. Abbiamo fatto molti tentativi e la maggior parte dei centri ci hanno risposto negativamente. Questo film rappresenta una prima volta anche perchè non era mai stato dato il permesso di girare all'interno, di vedere cosa succede: finalmente infatti il Pregnancy Care Center ha acconsentito. Probabilmente il loro scopo era farsi pubblicità. Oggi non ci parlano più...


 

Negli Stati Uniti c'è il rischio concreto che la legge che permette l'aborto venga eliminata?


 

Heidi Ewing: Si tratta di una legge federale del '72. In realtà, anche dove non si riesce a intervenire su una legge, si interviene sulla società. Non dimentichiamo che in USA i politici prendono le distanze dal problema, tendono a esprimersi vagamente, temono di essere bollati come "abortisti" distruggendo la propria carriera. Il nostro scopo era di far parlare le voci invisibili, quelle delle donne che risentono di questa situazione.


Rachel Grady e Heidi Ewing incontrano il pubblico del Biografilm 2011Ci sono stati molti casi di omicidio di medici, come quelli a cui si accenna nel film?


Heidi Ewing: Non sono stati troppo numerosi, ma eclatanti: hanno fatto scalpore perchè non avviene tutti i giorni che un medico venga ucciso nell'esercizio del proprio lavoro. Parcheggiare a distanza, coprirsi la testa, nascondersi, sono tutti stratagemmi realmente messi in pratica in una situazione che rischia di diventare esplosiva e ha effetti devastanti sulla comunità.


 


 

Nota:


Il centro pro-life che vediamo nel film, il Pregnancy Care Center, che si definisce "ministero cristo-centrico dedicato ad assistere tutti coloro che sono in una gravidanza difficile e a educare la comunità alla santità della vita, del matrimonio e della famiglia", ha creato in fretta e furia un sito web, che comprende una sezione neutralmente chiamata... "La Verità".
Nel sito il centro, oltre a riaffermare i suoi cavalli di battaglia - l'inutilità del preservativo e una supposta connessione tra tumore al seno e l'aborto -  si difende affermando che non era a conoscenza di cosa si sarebbe visto nelle riprese e che non immaginava che nel film sarebbero state ascoltate entrambe le parti [d'altronde si chiama documentario per questo...] e definisce il lavoro di Hewing e Grady "solo un altro film che cerca di screditare il movimento pro-life, un film prodotto dai signori dell'aborto, che operano nel regno dell'oscurità e della menzogna".


 

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