PESARO 47 - "Trabalhar cansa", di Juliana Rojas e Marco Dutra
Primo lungometraggio dei due cineasti brasiliani con un inizio da soap-opera che però poi riprende quota soprattutto nella deformazione di una quotidianità che mette a nudo la crisi matrimoniale e la depressione individuale mentre il luogo del supermercato è un po' come quelle case stregate da film horror. C'è comunque una giusta ironia evidente anche nel finale liberatorio
La parte iniziale tiene molto a distanza, quasi residui di una soap-opera anni '80, dove anche la stessa illuminazione appare quella domestica, cinema/tv da camera. In un altro luogo, un locale affittato per aprire un'attività commerciale, che Trabalhar cansa (traduzione di ‘lavorare stanca’) diventa invece una specie di affascinante horror, quasi una sorta di 'casa stregata' dove gli stessi commessi, anche nella loro normalità, hanno un'aria sinistra e inquietante. Helena riesce ad aprire finalmentre un supermercato mentre il marito Octavio ha perso il lavoro. Ma nel momento in cui il negozio apre accadono dei fatti strani: alcuni prodotti spariscono, un odore strano impregna il locale e poi una macchia sul muro si allarga sempre di più. Diretto dai due registi Julianas Rojas e Marco Dutra, al loro primo lungometraggio dopo alcuni apprezzati corti come Um ramo, Vestidas ed As sombras, Trabalhar cansa riesce ad accrescere gradualmente la tensione anche con piccoli dettagli, apparentemente insignificanti. I due cineasti brasiliani giocano abilmente sull'ambiguità degli sguardi e mettono soprattutto a fuoco le alterazioni soggettive della protagonista la cui vista straniante diventa contagiosa e si ha la sensazione di vedere altro da quello che viene mostrato. Siamo nelle zone di un cinema grottesco che ha però la capacità di non forzare la mano, di far avvertire effetti straniante, di trasformare un luogo - il locale appunto - come un sepolcro animato che respira, che mette in atto una sorta di vendetta per essere stato invaso e dove l'umidità sul muro potrebbe essere il suo sangue. Al tempo stesso però Trabalhar cansa è anche un film sulla crisi di coppia e su una depressione individuale. Si è sempre sotto l'angolazione prospettica di Helena dove tutto però le sfugge di mano, anche il suo ruolo in famiglia, rimpiazzata dalla madre e dalla domestica che si occupa della figlia. L'ambientazione è spesso tetra ma la pellicola riesce comunque a dosare questa persistente oscurità con una giusta ironia, evidente nella rappresentazione del mondo del lavoro e nel finale (forse) liberatorio, ulteriore esempio di un film dalle molte facce, che va alla ricerca di soluzioni comunque non scontate. Non tutte fanno centro, molte si.
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