PESARO 47 - "La salute è malata", di Bernardo Bertolucci (25° evento speciale)


Un breve documentario firmato da Bernardo Bertulucci a ridosso delle elezioni comunali di Roma nel 1971 per raccontare la drammatica situazione della sanità romana e le ripercussioni sociali e politiche che da essa derivano. La salute è malata assume oggi le sembianze di un prezioso e lucido documento storico che consente di trovare nel recupero della nostra memoria nazionale una chiave di lettura per molte questioni che restano ancora irrisolte nel nostro Paese

Realizzato a ridosso delle elezioni comunali di Roma nel 1971, La salute è malata ci immerge nella drammatica situazione della sanità romana all'inizio degli anni '70, con la macchina da presa che per la prima volta nella storia del cinema italiano irrompe all'interno di un ospedale, il San Camillo, per documentare le precarie condizioni in cui sono tenuti i malati: corridoi invasi da barelle e lettini arrangiati alla meno peggio, insufficienza e inadeguatezza del personale, condizioni igieniche disastrose.

Lo sguardo di Bernardo Bertolucci riesce, tuttavia, ad estendersi oltre, andando alla ricerca di quelle che sono le ricadute politiche e sociali di questa situazione. Nell'arco di poco più di trenta minuti, il teatro delle azioni cambia ripetutamente e si passa così da una sezione romana del PCI, nella quale un gruppo di compagni tenta con determinazione di delineare uno specifico programma di intervento mirato a risollevare le condizioni igienico-sanitarie nei luoghi di lavoro, nelle scuole e nei quartieri periferici della città, al vivo di una manifestazione di donne che protestano per avere “più asili nido e mano carri armati”, riecheggiando – negli slogan e negli striscioni – molte delle questioni di carattere più generale poste in luce dal movimento femminista, dal momento che l'emancipazione della donna passava anche attraverso la possibilità di affidare i propri figli a strutture adeguate e sicure. Inevitabile, infine, giungere al cuore del dramma sociale, portando la macchina da presa direttamente nella Borgata Gordiani, nelle baracche in cui sono costrette a vivere molte famiglie emigrate dal sud Italia nella speranza di recuperare la propria dignità umana attraverso il lavoro, e costrette invece a condividere lo spazio domestico con “topi grandi come conigli”. Persone umili, che sembrano essere l'esatto referente reale di quei “brutti,sporchi e cattivi” magistralmente immortalati da Ettore Scola qualche anno più tardi.

La salute è malata risultava all'epoca in cui fu realizzato un documentario di denuncia, un film su commissione forse, o una dettagliata inchiesta sul presente che sollevava un problema grave e notevolmente esteso. Oggi, a quarant'anni di distanza, quello stesso film assume le sembianze di un prezioso documento storico che consente allo spettatore italiano di guardare a un momento del recente passato per ricercare, nel recupero della memoria nazionale, le fondamenta di una serie di questioni che restano tutt'ora aperte e di problematiche che, seppur modificate dal trascorrere del tempo e dall'evoluzione delle condizioni socio-economiche del nostro Paese, restano ad oggi sostanzialmente irrisolte. Attraverso il cinema, ancora una volta, possiamo guardare al passato per scorgere le inquietanti forme di un presente in cui parole come “malasanità” e “sovraffollamento di strutture sanitarie” non sono ancora bandite dal nostro lessico quotidiano.

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