SOME PREFER CAKE 2011 - "80 Egunean", di Jon Garaño e José Mari Goenaga
Jon Garaño e José María Goenaga scrivono e dirigono insieme il primo lungometraggio, un film importante che ha almeno tre meriti: è una storia d'amore che mostra le rughe (da quanto non le vedevamo sullo schermo, a parte i makeup posticci?) filma da vicino i sentimenti con rarissima onestà, senza l'ombra del sentimentalismo, e sa abbracciare tutti i personaggi con uno sguardo circolare, profondo, partecipe e commosso pur mostrando anche le loro (le nostre) piccole vigliaccherie
80 Egunean è il film di apertura di Some Prefer Cake: interpretato in lingua basca da un gruppo di attori indimenticabili, giustamente vincitore di oltre venti premi in vari Festival, tra cui San Sebastián (Film Commission Award e Sebastiane Award) Festival del Cinema Europeo (migliore sceneggiatura) MIX (miglior film) distribuito in Italia in streaming da queerframe, scandisce con mano sicura e acuta sensibilità le ottanta giornate capitali di due donne sulla settantina. Da ragazzine avevano tutto: risate, amicizia e una tensione sentimentale appena disegnata con un bacio e una profonda complicità. Oggi si reincontrano per caso dopo anni in una stanza di ospedale: l'una assiste allegramente un fratello che è ancora un compagno di giochi, l'altra un ex fidanzato della figlia, entrambi in coma.
Axun (Itziar Aizpuru) è diventata una donna mite, almeno in superficie, timida, calata nel ruolo tradizionale di brava moglie, piuttosto rassegnata ad essere ignorata dall'anziano marito e strigliata telefonicamente dalla figlia Josune che vive in California, una donna indurita che perde facilmente la pazienza. Invece Maite (Mariasun Pagoaga) con un gran senso dell'umorismo, intelligente e vulcanica, cosmopolita, si è dedicata ai viaggi, alle amanti, alla musica, a tutte le sue emozioni ed è ancora oggi pronta a sperimentarle; quando l'amica le confessa di vergognarsi a indossare degli orecchini troppo vistosi, Maite la costringe ad ammettere che la saggezza della vecchiaia è solo un mito, che non tutte le persone vivono allo stesso ritmo, e presto Axun sperimenterà che l'essenza della vita, anche quella della sua età, è molto lontana dallo stanco rituale che ci si aspetta da lei. Proverà la stessa bella confusione, quel senso di adrenalinico terrore che ci assale quando ci accorgiamo che siamo di fronte a un desiderio che potrebbe perfino realizzarsi.
Il film di Garaño e Goenaga è fatto di questo: piccole cose struggenti che fanno piangere e ridere insieme (il quadretto trash cucito a mano da Axun che rappresenta il volto suo e del marito, da regalare alla sua inflessibile figlia, il furto dei soldi) un humor gentile che rifiuta clamori e effetti speciali e un gusto surreale ben dosato, nelle proporzioni esatte di quella piccola dose di bizzarria che affiora anche nelle nostre giornate più ordinarie (l'incidente automobilistico che scaturisce da un disperato bacio d'addio, la festa di compleanno nella stanza dei due uomini in coma) la capacità minimalista di illuminare i gesti di tutti i giorni con i sentimenti che li muovono (le vanterie di Juan Mari per una partita a carte vinta, i buffi tentativi di mentire di Axun, l'appostamento in bici di Maite, la gita al mare, i brevi e silenziosi momenti di tenerezza tra le due donne) la presa salda e realistica sul rapporto tra le generazioni (la figura della nipote Garazi, la sua osservazione taciturna delle incomprensioni tra gli zii e il fascino che esercita su di lei Maite, come lesbica dichiarata, donna indipendente che non smette di sentirsi viva solo perchè qualcuno vorrebbe vederla normalizzata, specie se paragonata alle coetanee di Axun tutte chiacchiericcio e buon senso dell'età). Il fatto è che 80 giorni non è solo un film tecnicamente ineccepibile, ben girato, con attori meravigliosamente credibili, una bella storia, e il valore aggiunto di prendersi gioco con intelligenza di molti tabù del cinema mainstream (la sessualità e la relazione tra due donne anziane, su tutti). 
L'irresistibile amicizia ritrovata delle due amiche - in cui non mancano le difficoltà e le lacrime - potrebbe farci parteggiare per loro, e lo facciamo, ma gli autori sono magicamente in grado di farci provare amore e commozione verso tutti: anche il burbero Juan Mari (José Ramón Argoitia), un marito poco affettuoso che risponde a monosillabi, che si dedica all'orto e al modellismo e che si risveglia per un attimo soltanto quando viene pungolato non tanto dal demone della gelosia quanto dalla paura di morire da solo, inizialmente è solo il protagonista di una gag comica (non riesce ad aprire i barattoli, e sua moglie deve farlo per lui). Alla resa dei conti, l'ennesima manovra non riuscita spacca il cuore e diventa il segno di una vulnerabilità e di una solitudine durissime da affrontare con coraggio. A rendere speciale 80 Egunean c'è come un senso di umiltà e di affetto universale verso gli affanni degli esseri umani e le difficoltà che segnano i loro volti e i loro corpi, ma non li spengono.
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