"Il ritorno di Cagliostro" di Daniele Ciprì e Franco Maresco

Questo di "Il ritorno di Cagliostro" potrà essere pure "il cinema della morte" o anche "la morte al/del cinema" ma è anche la volontaria esasperazione di un'estetica del falso dove il loro atteggiamento pericolosamente manipolatorio è diverso negli esiti ma simile nella forma a Lars von Trier

Cinema da recuperare, da restaurare con un atteggiamento storico-filologico che richiama quello esibito da Ciprì e Maresco per raccontare la vicenda della tormentata lavorazione del kolossal Il ritorno di Cagliostro (sequel del Cagliostro di Ratoff del 1949 con Orson Welles). Ad interpretare il ruolo del protagonista viene chiamata la celebrità hollywoodiana Erroll Douglas (Robert Englund, il famoso Freddy Krueger di Nightmare) che precedentemente aveva lavorato al fianco di grandi dive e di registi come Siodmak. A finanziare il film è la Trinacria cinematografica, gestita da Carmelo e Salvatore La Marca, ex-fabbricanti di statue sacre e finanziata anche dal cardinale Vincenzo Sucato, l'onorevole Porcaro e il barone Cammarata. Dopo Lo zio di Brooklyn e Totò che visse due volte, Il ritorno di Cagliostro è ancora popolato da freaks, da creature volontariamente mostruose, uomini vestiti da donna, i cui i due cineasti continuano a seguire intenzionalmente la loro personale estetica dell'orrido come con le figure della madre del cardinale o del nano narratore. Le figurine senza vita di Segreti di stato di Benvenuti diventano le marionette meccaniche in Il ritorno di Cagliostro, sempre sullo sfondo di una Sicilia tra la fine degli anni Quaranta e l'inizio degli anni Cinquanta. Figurine manipolate dai loro burattinai, con preti che ballano il swing, o le sequenze di opere prodotte dalla Trimarcia che vanno dal filone religioso (La vita di Santa Rosalia), al melò alla Matarazzo (O figlio 'ngrato), al musical (La vita è ballo), alla fantascienza (La moglie del marziano), inserite in una narrazione furbescamente più ampia come per allargare la propria fascia di pubblico e in una struttura da film-inchiesta. Ecco allora le testimonianze del critico Gregorio Napoli e dello storico Tatti Sanguineti assieme a quella di Totò Lipari (a sua volta interpretato da Maurizio Laudicina) e della moglie di Douglas che ricreano il vero dal falso. È tutto costruito e fasullo il cinema di Ciprì e Maresco, già programmatico nella sua comicità (la battuta sulle capre di Gregorio Napoli, quella sulla minchia riferita al cinema di Vittorio De Sica) in cui la volgarità stessa non arriva neanche ad essere scurrile per quanto è lavorata e ricercata eppure per una certa classe culturale viene spacciata come forma di intelligenza pura. Quello de Il ritorno di Cagliostro sono tutti personaggi che passano, nel cinema di Ciprì e Maresco, di film in film, stavolta mascherati dallo spirito che include B-movie e Rossellini di cui i due cineasti palermitani recuperano soltanto l'accademico nozionismo ma non si avvicinano mai minimamente al loro spirito, marionette di piccoli sketch che esauriscono nel tempo breve la loro presunta energia comica e si perdono nella durata del lungometraggio da dove la loro stessa esistenza viene prima negata e poi riproposta come se si trattasse di salme sepolte. Questo di Il ritorno di Cagliostro potrà essere pure "il cinema della morte" o anche "la morte al/del cinema" (la fine della Trimacria come la fine di un'epoca artigianalmente produttiva) ma è anche la volontaria esasperazione di un'estetica del falso dove il loro atteggiamento pericolosamente manipolatorio è diverso negli esiti ma simile nella forma a Lars von Trier. Un cinema che non dà nulla e non risparmia nulla, un vero e proprio "cinema della restaurazione" un'illusione visiva e un esercizio intellettualoide con la quale si sarebbe potuto rispondere con il nulla. C'è più anima, più autentica e coinvolgente volgarità in un'inquadratura dei Vanzina o di Neri Parenti che in tutto il cinema di Ciprì e Maresco.

 

Regia: Daniele Ciprì, Franco Maresco
Sceneggiatura: Daniele Ciprì, Franco Maresco
Fotografia: Daniele Ciprì
Montaggio: Fabio Nunziata
Musica: Jean-Marie Senia, Souad Massi
Scenografia: Cesare Inzerillo, Nicola Sferruzza
Costumi: Patrizia Quaranta
Interpreti: Luigi Maria Burruano (Carmelo La Marca), Robert Englund (Erroll Douglas), Franco Scaldati (Salvatore La Marca), Pietro Giordano (Cardinale Sucato/Pino Grisanti), Davide Marotta (Il Professore), Mauro Spitaleri (barone Cammarata), Franco Gaiezza (Vincent Cusumano), Maurizio Laudicina (Totò Lipari), Gregorio Napoli, Tatti Sanguineti (se stessi)
Produzione: Giuseppe Bisso per Cinico Cinema
Distribuzione: Istituto Luce
Durata: 100'
Origine: Italia, 2003

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