Il sapore della vittoria

Nell’opera di Yakin si respira aria di cinema d’altri tempi. Narrazione piana, ritmo intenso, disegno manicheo dei personaggi e soprattutto struttura compositiva derivante da una concezione ingenua e spettacolare del cinema didattico e sportivo. All’interno del tessuto diegetico della vicenda infatti, si trova anzitutto una sorta di microstoria sempre sospesa tra la cronaca e la rielaborazione “elegiaca” di certi eventi realmente accaduti (l’arrivo ad Alexandria, cittadina della Virginia, dell’allenatore nero di football Herman Boone che porterà la squadra locale dei Titans a una serie di ripetute vittorie, riuscendo a realizzare una pressoché perfetta integrazione di giocatori neri e bianchi) ed una sottotrama che, a partire dal Remember the Titans del titolo, avvolge ogni raccordo con l’atmosfera nostalgica della perdita e della cosciente impossibilità di ri-accedere ad un periodo di lotte gloriose per la riconquista della propria libertà. Yakin comunque, impegnato a risolvere il tutto in una sintesi per cui a vincere sia comunque lo spettacolo edificante, privilegia i toni alti e li cala all’interno di una messinscena in cui ad un epos a volte un po’ fastidioso (la retorica è sempre dietro l’angolo, così come certi stereotipi logori che trionfano in certi inserti predicatori), corrisponde però un senso del ritmo e della plasticità di certi movimenti che rimandano direttamente a un cinema capace di riscattare i propri difetti in sede di scrittura con una grande capacità di controllo dei corpi-nello-spazio. E il senso del film è proprio questo. A partire infatti dalle coordinate che si ricevono all’inizio della narrazione (la presentazione trionfante del protagonista, l’illustrazione dettagliata dell’ambiente e una buona ricostruzione degli anni Settanta in cui si svolge la vicenda), l’opera di Yakin comincia a delinearsi come scandita da un binomio sport/vita disegnato con buon equilibrio strutturale, attento soprattutto ad accantonare ogni tentazione di analisi della “storia”(intesa in senso cronachistico) per dar voce invece al linguaggio di corpi. Scansando infatti per un attimo il movimento di protesta di uomini che manifestano in difesa di un orgoglio calpestato, si viene presi dal vortice impetuoso e violento di fisicità imponenti che lottano su di un campo di football per ri-affermare una propria superiorità tecnica e fisica. Entrano di prepotenza in temibili contrasti di gioco quindi e si schierano in modo tale da superare la linea nemica degli avversari di gioco. La linea metaforica è chiara e il binomio che la scandisce di un’evidenza quasi imbarazzante. Eppure questa risaputa alchimia di furbizia compositiva e intelligenza registica riesce a convincere, soprattutto poi nelle sequenze in cui la multidimensionalità dell’assunto di fondo si fa chiara ed evidente fino a sfociare in una sorta di sovrimpressione ottica nella quale il soggetto in movimento non è più facilmente distinguibile. Si assiste infatti al movimento furioso di corpi in assetto da combattimento che mimano all’interno del gioco, un movimento reale, politico, umano che viene intelligentemente occultato fuoricampo per tessere un’elegia incondizionata della libertà dell’uomo. Nel campo, come nella vita.
Titolo originale: Remember the Titans
Regia: Boaz Yakin
Sceneggiatura: Gregory Allen Howard
Fotografia: Philippe Rousselot
Montaggio: Michael Tronick
Musica: Trevor Rabin
Scenografia: Deborah Evans
Costumi: Judy L. Ruskin
Interpreti: Denzel Washington (Herman Boone), Will Patton (Bill Yoast), Wood Harris (Julius “Big Ju” Campbell), Ryan Hurst (Gerry Bertier), Donald Adeosun Faison (Petey Jones), Craig Kirkwood (Jerry “Rev” Harris), Ethan Suplee (Lewis Lastik), Kip Pardue (Ronnie “Sunshine” Bass), Hayden Panettiere (Sheryl Yoast), Nicole Ari Parker (Carol Boone)
Produzione: Jerry Bruckheimer, Chad Oman per Jerry Bruckheimer Films/Technical Black/Walt Disney Productions
Distribuzione: Buena Vista International Italia
Durata: 113’
Origine: Usa, 2000


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