Le follie dell’imperatore

Strano film, questo Le follie dell’imperatore che, per parecchi elementi, si differenzia nettamente dalle ultime produzioni animate disneyane ma che, tutto sommato, rimane – dal punto di vista stilistico e “ideologico” – un campione perfetto del momento declinante che sta attraversando la major californiana.
Probabilmente, i tanti difetti del film derivano anche dalla lunghissima gestazione di un progetto che era nato, quasi sette anni fa, per essere un musical e che, in corso d’opera, è stato trasformato in commedia pura. Certo, i momenti divertenti non mancano, soprattutto grazie agli scoppiettanti dialoghi del collaudato sceneggiatore David Reynolds; però – com’è successo con sconcertante regolarità in tanti dei più recenti cartoni animati Disney – i personaggi principali sono ancora una volta antipatici (a partire dall’odioso protagonista: un moccioso viziato che s’atteggia ad imperatore e che scoprirà la vita vera solo dopo essere stato trasformato in un lama), la qualità del disegno è quasi di livello televisivo (soprattutto per quanto riguarda le figure umane), le tante gag sono ad uso e consumo di un pubblico giovanissimo e non riescono quasi mai ad essere genuinamente eversive (come capitava, invece, nei corti classici di Pippo o Paperino, oppure nelle acclamate follie animate di casa Warner, che tanti – troppi? – critici hanno evocato parlando di questo film).
Stavolta l’ambientazione è ai tempi dell’impero Incas, in epoca precolombiana. Ed anche lo stile iconografico, dunque, vorrebbe ispirarsi all’arte tradizionale degli Incas, ai loro arazzi ed incisioni; ma la regia di Mark Dindal si dimostra debole nel riprodurre quelle ambientazioni e quelle atmosfere, anche se va apprezzato il tentativo di tornare ad un tipo d’animazione che non sia supinamente schiava delle nuove tecnologie digitali. In definitiva, però, l’ispirazione visiva resta ad un livello unicamente di superficie, lontanissimo dalle raffinatezze che, per esempio, Mulan trasse dai consapevoli riferimenti all’iconografia classica cinese.
Titolo originale: The Emperor’s New Groove
Regia: Mark Dindal
Sceneggiatura: David Reynolds
Montaggio: Tom Finan, Pam Ziegenhagen
Musica: Sting, David Hartley, John Debney
Scenografia: Paul A. Felix
Voci: David Spade (Kuzco/Kuzco Lama), John Goodman (Pacha), Eartha Kitt (Yzma), Patrick Warburton (Kronk), Wendie Malick (ChiCha, moglie di Pacha), Eli Russell Linnetz (Tipo), Kellynìann Kelso (Chaca), Bob Bergen (Bucky)
Produzione: Randy Fullmer per Walt Disney Productions
Distribuzione: Buena Vista International Italia
Durata: 78’
Origine: Usa, 2000


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