Sexy Beast

Sexy Beast parte da un assunto simile a Gangster number one: il gangster in ritiro, residuo di un’era post-tatcheriana che ha disegnato una delinquenza con le fisime degli arricchiti. Ha una villa in Spagna e una moglie ex-pornostar. Col titolo più camp che pulp, Sexy Beast poteva facilmente diventare una specie di Snatch meno estetizzante, ma niente paura: Glazer non fa certo il verso al sopravvalutato pulp di Guy Ritchie. Ma pur con qualche ipercinesi visionaria alla Danny Boyle (il masso nella piscina) e incubi alla Shinya Tsukamoto, prende saldamente in pugno la situazione del gangster di mezza tacca di fronte alla confusione emotiva, dovuta al trascinamento individuale oltre ogni logica. Questo si presenta sotto le spoglie di Don Logan, un Ben Kingsley che ama, come è noto, l’armamentario dell’ambiguità nella continuità spaziale dai tempi de La morte e la fanciulla. Si appropria quindi in definitiva della doppiezza degli altri ospiti di Gal (la moglie fedifraga per esempio) nel segmento più convincente della diegesi. La mdp disegna ellissi/analessi con la sua eliminazione da parte della moglie di Gal con la leggerezza di una farfalla, portando il film oltre la mera classificazione del gangster movie. Perché qui il nodo centrale non è il colpo, ma il balletto di dubbi incrociati fra Don,Gal e Teddy mai sviscerati, mai spiegati. Se Gal infatti cambia il modo di reagire e di ri-agire dopo la ricongiunzione con l’ex-socio, Matisse diceva invece che non dipingeva le cose, ma gli intervalli fra le cose. E Glazer fa altrettanto soffermandosi quindi sull’intervallo di tempo che intercorre fra le insicurezze di Gal nel riprendere le vecchie abitudini e la sua partecipazione al colpo grosso orchestrato da Teddy. Il troppo del passato stride così col troppo poco del presente che si risolve sbrigativamente nella clemenza finale di Teddy. La dèfaillance narrativa dunque fornisce così per una volta il senso. E Gal è anche un corpo che somatizza la decadenza del gangster proletario con la pinguedine, l’inerzia e l’abbronzatura evidenziate dai piani ravvicinati. Attraverso inquadrature e sguardi persi nella povertà scenografica, che rivitalizzano la materia inflazionata e ormai sclerotizzata del gangster movie. Perché come Gal, anche questo genere vuole ritrovare la forma fisica.
Titolo originale: Sexy Beast
Regia: Jonathan Glazer
Sceneggiatura: Louis Mellis, David Scinto
Fotografia: Ivan Bird
Montaggio: John Scott, Sam Sneade
Musica: Roque Baòos
Scenografia: Jan Houllevigue
Costumi: Louise Stjernsward
Interpreti: Ray Winstone (Gary “Gal” Dove), Ben Kingsley (Don “Malky” Logan); Ian McShane (Teddy Bass), Amanda Redman (Deedee Dove), Cavan Kendall (Aitch), Julianne White (Jackie), Alvaro Monje (Enrique), James Fox (Harry), Robert Atiko (Andy), Nieves del Almo Oruet (hostess aereo)
Produzione: Jeremy Thomas per Channel Four Films/Kanzaman S.A./Recorded Pictures Company
Distribuzione: Nexo
Durata: 91’
Origine: Gran Bretagna/Spagna, 2000


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