"Un affare di gusto"

Un gioco, un trionfo di formalismo, che inchioda lo sguardo sulla raffinata messa in scena. L'obiettivo è riproporre forme moderne di noir.

Come spesso accade il potere evocativo del cinema consente di oltrepassare l'architettura filmica di una pellicola per lanciarsi, compiutamente, alla ricerca di significati più o meno verosimili; accade allo stesso tempo d'imbattersi in un certo cinema che contiene già nella forma la sua essenza. La seconda pellicola del francese Bertrand Rapp è sicuramente più vicina a quest'ultima categoria- Parafrasando il titolo verrebbe da dire che si tratta di una mera "questione di gusto", a meno che il regista non abbia concepito un'operazione che prevedesse un pubblico composto esclusivamente da dotti conoscitori del sapere psicoanalitico. "Un affare di gusto" è un gioco, un trionfo di formalismo, che non consente di allontanarsi dalle immagini, ma che al contrario inchioda lo sguardo sulla raffinata messa in scena di due perversioni, che, a non volerle scandagliare con l'occhio analitico, letteralmente hanno poco a che vedere con le normali dinamiche di rapporto. La situazione che il regista francese propone, traendo ispirazione dall'omonimo libro di Philippe Ballaud, consiste nel mettere in scena due ruoli, estremi. Da una parte il bisogno di esercitare un potere, nell'accezione più totalizzante che si possa pensare. Dall'altra l'esigenza d'ispirarsi ad un modello al quale assomigliare fino al punto in cui si rinnega completamente la propria individualità; il luogo in cui avviene l'incontro fra le contrapposte deviazioni è solitario, abitato esclusivamente dal bisogno di soddisfare una perversione talmente licenziosa che inevitabilmente conduce ad una totale perdita di libertà, uno stato di prigionia autodeterminato. Frédéric Belmont (Bernard Girardeau) incarna tutti quei valori negativi e spregevoli che è possibile assimilare alla più deteriore classe borghese, compreso il desiderio narcisistico di mettere in scena la rappresentazione di se stesso sfruttando l'arrivismo e il qualunquismo di un giovane, Nicolas Riviére (Jean-Pirre Lorit), sensibile alla fascinazione di un tale modello. Il reciproco annientamento è scontato e quindi enunciato fin dall'inizio. Rapp sceglie di narrare per frammenti, utilizza i flashback e anticipa il finale in modo che l'attenzione, una volta interrotta la tensione, sia completamente dedicata alle modalità con cui il narcisismo esasperato trova una risposta nell'ottuso compiacimento. L'incedere dell'inchiesta, attraverso cui si tenta d'individuare una responsabilità, produce un avvitamento di significati che confonde qualsiasi capacità di giudizio. I due piani narrativi s'intrecciano, non alla ricerca di senso, ma con l'unico scopo di disegnare un quadro particolareggiato di due personalità affascinanti quanto basta per compiacere il meno perverso dei voyeures. Il turbamento è invocato, ma qualcosa non funziona. La pellicola non avvolge e la reazione di inquietudine non sopraggiunge. Il compiacimento descrittivo è troppo ostentato e il modello al quale è inevitabile non pensare, il vero noir moderno, quello dell'ultimo Chabrol è forse irripetibile e in ogni caso ancora lontano. Titolo originale: Une affaire de goût
Regia: Bernard Rapp
Sceneggiatura: Bernard Rapp, Gilles Taurand dal romanzo di Philippe Balland
Fotografia: Gérard de Battista
Montaggio: Juliette Welfling
Musica: Jean-Philippe Goude
Scenografia: François Comtet
Costumi: Martine Rapin
Interpreti: Bernard Girardeau (Frédéric Delamont), Jean-Pierre Lorit (Nicolas Rivière), Florence Thomassin (Béatrice), Charles Berling (René Rousset), Jean-Pierre Léaud (giudice dell'istruttoria), Artus de Penguern (Flavert), Laurent Spielvogel (dott. Rossignon), Elisabeth Macocco (Caroline), Anne-Marie Philipe (dott.ssa Ferrières), Delphine Zingg (Nathalie), David D'Ingeo (Marco), Fréderic De Goldfiem (Félix), Patrick Zimmermann (autista di Delamont)
Produzione: Catherine Dussart, Chantal Perrin per CDP/Centre National de la Cinématographie/France 3 Cinéma/La Sofica Gimages 2/Le Studio Canal+/Procirep/Rhône-Alpes Cinéma/Studio Images 6
Distribuzione: Istituto Luce
Durata: 90'
Origine: Francia, 1999.
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