Shrek

Malgrado la perfezione delle tecniche digitali e la spettacolarità visiva, "Shrek" è l'esempio di come un'animazione davvero "matura" si ferma a un livello unicamente di superficie, lontanissimo dai prodotti della Pix

Per quale motivo "Shrek" dovrebbe essere considerato un film d'animazione pensato per un pubblico adulto? Forse per la ricerca ossessiva, addirittura sfrenata del realismo nelle ambientazioni e negli sfondi? O per il gusto della parodia e della citazione cinematografica che lo contraddistingue?
Il problema del nuovo cartoon digitale della Dreamworks/Pdi è proprio questo: la proposta di un'animazione davvero "matura" si ferma a un livello unicamente di superficie, lontanissimo dai prodotti della Pixar - in primis, i due "Toy Story" - o da capolavori come "Galline in fuga", "Il gigante di ferro" e "Princess Mononoke". La storia è priva di qualunque ambiguità o crudezza: eppure, da sempre, le fiabe hanno un loro lato oscuro più o meno esplicito che, in questo caso, avrebbe potuto offrire materiali da sviluppare in modo persino eversivo (non dimentichiamo che il protagonista è addirittura un presumibilmente ferocissimo orco verde). I personaggi ricalcano pedissequamente - checché ne dica l'autentico "deus ex machina" del film, il produttore Jeffrey Katzenberg - gli schemi consolidati da sessantacinque anni di cartoni animati Disney: c'è l'eroe brutto, apparentemente burbero e scostante ma, invece, dotato di un cuore d'oro; c'è l'insopportabile "spalla" comica - un ciuchino parlante, logorroico, che rimanda al Jar Jar Binks dell'Episode One di "Guerre stellari" - al quale dovrebbero essere affidati i momenti più divertenti della vicenda; c'è la bella (ma mica tanto, poi) principessa piena di vita e di traumi nascosti, desiderosa solo di dare e ricevere amore; c'è, infine, il tiranno cinico e cattivo, vigliacco e megalomane anche se, in definitiva, piuttosto insignificante rispetto ai terribili anti-eroi che hanno arricchito i classici del genere (un esempio su tutti: la regina-strega di "Biancaneve e i sette nani").
Certo il concetto basilare di "Shrek" è d'ironizzare sui luoghi comuni delle favole, quindi con reiterati riferimenti buffi e "smitizzanti" ai loro sempre uguali "topoi" narrativi. L'operazione non riesce, però, perché concettualmente si regge sulla contaminazione - che, se fatta bene, sarebbe un procedimento apprezzabilissimo - della fiaba tradizionale con l'approccio tipico dell' "homo hollywoodianus": si pensi semplicemente alla colonna sonora che commenta, con estrema volgarità, le sequenze fondamentali con canzoni di Smash Mouth e altri gruppi pop per teenagers, oppure ai momenti in cui l'orco Shrek combatte i suoi nemici come se fosse in un americanissimo incontro di wrestling. E non basta, per rendere più riuscito il film, la proposizione puramente esteriore di una serie di personaggi classici delle favole - dai tre porcellini a Pinocchio, dallo specchio magico alla bella addormentata, e chi più ne ha più ne metta - ridotti a pallide comparse nonostante i sapienti tocchi autoironici.
Naturalmente, tutte queste riserve non sminuiscono affatto gli stupefacenti passi in avanti compiuti dai tecnici e dagli animatori della Pdi nel campo dell'animazione digitale, grazie allo sviluppo di programmi come lo Shader o il Flu, in grado di dare ulteriore volume e tridimensionalità a corpi e oggetti e di conferire maggiore verosimiglianza all'animazione dei fluidi. Il rimpianto è ancora più grande, dunque, proprio per la spettacolarità dell'impianto visivo di "Shrek".

SHREK
Titolo originale: Shrek
Regia: Andrew Adamson, Vicky Jenson
Sceneggiatura: Ted Elliott, Terry Rossio, Joe Stillman, Roger S. H. Schulman dal libro di William Steig
Montaggio: Sim Evan-Jones
Musica: Harry Gregson-Williams, John Powell
Scenografia: James Hegedus
Voci: Mike Myers (Shrek), Eddie Murphy (The Donkey), Cameron Diaz (principessa Fiona), John Lithgow (Lord Farquaad), Vincent Cassel (Monsieur Hood), Chris Miller (Geppetto), Cody Cameron (Pinocchio), Michael Galasso (Peter Pan)
Produzione: Jeffrey Katzenberg, Aron Warner, John H. Williams per DreamWorks/Pacific Data Images
Distribuzione: U.I.P.
Durata: 90'
Origine: Usa, 2001
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