Sex Pistols - Oscenità e furore

Rivisitando la storia dei Sex Pistols (il gruppo punk più famoso della storia probabilmente), Temple è tornato al suo primo amore (il film sulla musica, il documentario musicale, la finzione drammatica calata all’interno di un contesto volutamente realistico). E lo ha fatto regalando un’opera che si lascia alle spalle tanti altri prodotti apparentemente omologhi. Che ha di diverso quindi Sex Pistols da Velvet Goldmine o da The Doors ad esempio? Diciamo innanzitutto che Temple ha risolto interamente il suo film sul piano visivo. Attraverso una riflessione sulla riproduzione (e riproducibilità) del vero, della realtà. E lo ha fatto abbondando da una parte con del materiale assolutamente inedito, dall’altra privilegiando invece uno sguardo critico e attento su quei primi anni ‘70 che restarono sconvolti dalle arditezze di Vicious e soci. Proprio sul piano visivo, Temple filma i corpi dei componenti del gruppo punk (al quale peraltro dedicò La grande truffa del rock and roll del 1980) calandoli all’interno di una superficie ottica sgranata, incerta, sempre sul punto di cedere e di annullarsi come tale. Ecco allora che le apparizioni di Sid Vicious assumono il carattere di vere e proprie epifanie della materia corporea calata all’interno del colore, della forma e assurgono a geniali intuizioni sulle possibilità del mezzo (in questo caso il cinema) di inquadrare, riprendere e filmare il corpo immergendolo nella dimensione estetica dominante del cinema-in-musica. Ma il punto è proprio questo. La natura del film di Temple è sicuramente documentaria (o per lo meno i propositi iniziali sembrano essere quelli), ma l’impatto della sua regia sulla materia inerte del “documento” fa sì che ogni singolo fotogramma venga attraversato da una tale energia compositiva, da far saltare ogni proposito iniziale per sbilanciare la materia verso nuovi territori. Di che zone si tratti è difficile dire visto che si assiste a degli inserti presi dalle cronache degli anni ‘70, a delle ricostruzioni geniali dell’atmosfera che c’era attorno alla band ed infine al dialogo tra il regista e Johnny Rotten, sopravvissuto allo scioglimento del gruppo avvenuto subito dopo l’incisione del loro primo ed unico album. Materia ardente quindi. Puro cinema sperimentale scandito da note indimenticabili. Esibizione di un corpo e di una voce infine (quella di Rotten).
Quest’ ”ultimo valzer” di Temple è tutto da incorniciare.Titolo originale: The Filth and the Fury
Regia: Julien Temple
Montaggio: Niven Howie
Suono: John Hennessey, Nick Robertson, Geoff Tookey
Interpreti: Paul Cook, Steve Jones, John Lydon, Glen Matlock, Malcolm McLaren, Nancy Spungen, Sid Vicious (se stessi)
Produzione: Anita Camarata, Amanda Temple per Channel Four Films/Jersey Shore/Nitrate Film/The Sex Pistols Residuals
Distribuzione: Bim
Durata: 108’
Origine: Gran Bretagna/Usa, 2000

Scrivi un commento
Captcha

Segnala un commento
Captcha

Sono presenti 0 commenti
 
 

Cerca nel sito

Cerca nel sito



News

Il canto del tramonto per Terence Davies
Sunset Song, con Peter Mullan e Agyness Deyn  
CANNES 65 - David Cronenberg e Robert Pattinson ancora insieme
Dopo Cosmopolis, un film su Hollywood  
CANNES 65 - Bertolucci esaltato dalla stampa straniera
Di seguito alcuni estratti della carta stampata internazionale
CANNES 65 - Hollande è già un film
Biopic sul neo Presidente francese, pronto nel 2013 
CANNES 65 - Kiarostami girerà in Puglia?
Il prossimo film del regista iraniano sarebbe ambientato nel Sud Italia
Tutti i nostri desideri ancora in sala
Terza settimana di programmazione
CANNES 65 - Barbera e il suo Film-Lab
Il neo Direttore di Venezia ha esposto il prossimo progetto a favore del cinema italiano
CANNES 65 - Il ritorno di Larry Clark
Due lungometraggi in programma: The Smell Of Us e Marfa Girl
CANNES 65 - Gilles Jacob riceve il Premio Pontecorvo
Riconoscimento all'uomo che da 30 anni dirige il festival
CANNES 65 - Fischi per Reygadas, trionfo per Bertolucci
Accoglienze contrastanti per due autori agli antipodi
CANNES 65 - Film su Fassbinder
Già deciso il regista, manca il protagonista che interpreterà l'autore tedesco
CANNES 65 - Esordio allla regia di Rupert Everett
L'attore inglese ha già scelto il soggetto e il co-protagonista
CANNES 65 - I bookies puntano su Haneke
Anche i bookmakers scommettono sul regista austriaco di Amour
Mélanie Laurent, Isabella Rossellini, Sarah Gadon per Denis Villeneuve
Accanto a Jake Gyllenhaal in The Enemy, tratto dal romanzo di Saramago
CANNES 65 - No, di Pablo Larrain è della Sony
Il film, presentato alla Quinzaine, acquistato dal distributore americano
Debra Granik dirige una nuova serie per HBO
American High Life, dramma familiare semiautobiografico
CANNES 65 - L'ANICA e l'accesso al credito
Domani, Tavola Rotonda “Accesso al credito – Strumenti di sostegno alle imprese audiovisive europee"
CANNES 65 - Post Tenebras Lux anche in Italia
Il film di Reygadas distribuito da Archibald Film
CANNES 65 - Audiard in sala è già un successo
Nel primo week-end in Francia, De rouille et d'os ha già battuto il record d'incassi
CANNES 65 - Dominik insidia Haneke
La stampa internazionale promuove KIlling Them Softly
Blade Runner 2 al via
 Ridley Scott conferma il sequel del suo capolavoro fantascientifico
Greg Mottola adatta il Pulitzer Jeffrey Eugenides
Un film dal suo ultimo romanzo La trama del matrimonio
Tahar Rahim e Marion Cotillard per Asghar Farhadi
Il regista di Una separazione, Orso d'oro a Berlino 2012
CANNES 65 - Commozione per la Bonnaire
Charles Tesson emozionato per J'enrage de mon absence
CANNES 65: Tutti pazzi per Ken Loach
Applausi a ritmo sui titoli di testa