Domenica
Dopo l'irritante pamphlet de La mia generazione si poteva essere legittimamente tentati di cancellare Wilma Labate dall'albo dei cineasti italiani da tenere d'occhio. Domenica, pur non essendo un film privo di difetti, riscatta il passo falso di La mia generazione e ci consegna una regista animata da una salutare vocazione a smarrirsi tra le pieghe del mondo. E se il modello de Il ladro di bambini grava in forme abbastanza onerose sull'insieme della pellicola, la Labate, rispetto ad Amelio, sembra possedere una morbidezza del vedere che ne riscatta gli eccessi di scrittura. Non è facile infatti catturare una Napoli così silenziosa e non vista, così sfuggente e misteriosa. Così come non è impresa facile rendere opaca la presenza eccessiva di Amendola, trattandola come una sorta di dead on arrival da noir d'altri tempi. Certo, i paralleli bambina-poliziotto sono quasi sempre eccessivamente enunciati, ma, man mano che il racconto si sviluppa, l'indolenza di Napoli, il suo dolce torpore inquinato dallo smog, sembrano come avvolgere il film in una patina sensualmente oppiacea smussandolo delle sue asperità sin troppo "d'autore". Ed è proprio questa riluttante tenerezza, questo esito residuale di un film disperatamente alla ricerca di una tesi, questo suo inevitabile arrendersi alle ragioni del sonno e della stanchezza (Amendola che muore/risorge su una panchina) a farne un oggetto da difendere e da amare. Senza contare i sussulti di un eros fantasmatizzato, indicibile, che vive, palpita carnale e nascosto negli angoli di una Napoli contratta (diremmo ipertestuale), ridotta a un pugno di set ritornanti attratti/respinti centripetamente dall'obitorio dove il poliziotto dovrebbe condurre la bambina. Con Domenica Wilma Labate riesce dunque a riconquistare quella cifra dello stupore che aveva fatto il piacere e la ricchezza di Ambrogio, la sua opera prima. Non è poco. Regia: Wilma Labate
Sceneggiatura: Sandro Petraglia, Wilma Labate. Con la collaborazione di Bruno Roberti
Fotografia: Alessandro Pesci
Montaggio: Enzo Meniconi
Musica: Paolino dalla Porta
Scenografia: Marta Maffucci
Costumi: Metella Raboni
Interpreti: Claudio Amendola (Sciarpa), Domenica Giuliano (Domenica), Valerio Binasco (Porcaro), Peppe Servillo (commissario), Rosalinda Celentano (suor Luciana), Annabella Sciorra (Betibù), Giuseppe Incoronato, Jessica Maresca, Peppino Mazzotta, Salvatore Sansone, Luana Sarno,
Produzione: Sidecar Films & TV/RAI Cinema
Distribuzione: Mikado
Durata: 95’
Origine: Italia, 2001
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