"Intimacy - Nell'intimità"

Chereau, riprendendo l'ossessività di Zulawsky nell'indagare l'estrema fisicità dei corpi, inscena un film doloroso e vero che si presenta come reale indagine sulla instabilità del quotidiano

"Intimacy" di Patrice Chereau è un film dalla doppia nazionalità: inglese come il cast e la città in cui è ambientato - Londra- e francese, come il regista e la produzione; ma doppio anche nell'uso dei riferimenti delle rispettive cinematografie: crudo ed esasperato il soggetto di stampo inglese, teatrale e fisica la realizzazione di matrice francese.Duplice è anche il procedere dello sviluppo drammatico. Nella prima parte i corpi stremati di Jay (Mark Rylance) e Claire (Kerry Fox) si incontrano in rapporti estremi, basati su accordi che prevedono la sola conoscenza fisica trascendendo ogni tipo di intimità psicologica. E Chereau procede per contrasti: negando ogni tipo di conoscenza tra i due protagonisti sceglie di mettere in scena l'amore fisico più realistico e quotidiano e allo stesso tempo più estremo. L'esasperata vita dei due personaggi e lo squallore dei rapporti quotidiani trovano corrispondenze negli incontri fisici: la contorsione di corpi infelici alla ricerca di un piacere disperato diventa una necessità quasi atta a stabilire una sicurezza, un punto fisso nella precarietà dell'esasperazione contemporanea.
Nella seconda parte il regista, tralasciando i silenzi delle scene più crude, dà spazio ai sentimenti, al melodramma di Jay che, mosso da una frenetica ossessione, comincia a seguire, a indagare la vita di Claire insinuandosi nelle sue insoddisfazioni di moglie e attrice. Ma ogni tipo di rapporto si rivela contaminato e ogni approccio comunicativo diventa aggressione, rivalsa sull'altro.L'ipotesi di una possibile intimità finirà per sopprimere ogni rapporto, fisico e psichico.
Così le due parti narrative si esplicano nei due approcci della coppia - fisico e sentimentale- finendo per annullarsi a vicenda, per ribadire ancora una volta la negazione di ogni possibile intimità. Il cast, dai volti consumati dei due protagonisti, all'espressività quasi eccessiva di Timothy Spall aiuta la riuscita di Patrice Chereau, che riprendendo l'ossessività di Zulawsky nell'indagare l'estrema fisicità dei corpi, inscena un film doloroso e vero che, pur presentandoci situazioni estremizzate, si presenta come reale indagine sulla instabilità del quotidiano, sulla incapacità di relazionarsi con l'altro, sull'incombenza del precario.


Titolo originale: Intimacy
Regia: Patrice Chereau
Sceneggiatura: Patrice Chéreau, Hanif Kureishi, Anne-Louise Trividic
Fotografia: Eric Gautier
Montaggio: François Gédigier
Musica: Éric Neveux
Scenografia: Hayden Griffin
Costumi: Caroline de Vivaise
Interpreti: Mark Rylance (Jay), Kerry Fox (Claire), Timothy Spall (Andy), Alastair Galbraith (Victor), Marianne Faithfull (Betty), Philippe Calvario (Ian), Susannah Harker (Susan), Rebecca R. Palmer (Pam)
Produzione: Patrick Cassavetti, Charles Gassot, Jacques Hinstin per Arte France Cinéma/Azor Films S.A./France 2 Cinéma/Greenpoint Films/Mikado Films/Studio Canal/Telema/Westdeutscher Rundfunk (WDR)
Distribuzione: Mikado
Durata: 120'
Origine: Francia, 2000

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