Domani
Con gli occhi chiusi. Il cinema di Francesca Archibugi è storia di uno sguardo negato. Dall’esordio con Mignon è partita fino all’ultimo esperimento registico di Domani, rincorrendo e saltando lungo le confuse immagini di Il grande cocomero, Verso sera e L’albero delle pere, l’opera della Archibugi è analisi di fotogrammi sfocati. Nessuna immagine “sporca”, nessuna oscurità attraverso cui guardare, dove posare e affondare gli occhi: ogni inquadratura mostra un’imbarazzante chiarezza, un’elementare desiderio di dover spiegare ogni cosa. Visi, gesta, parole.Le sequenze di Domani schiudono, con il trascorrere dei minuti, vuote superfici di celluloide, confusamente cucite tra loro da un montaggio ed una sceneggiatura che arrancano nel tentativo di dar voce alla folla, far parlare questa comunità sconvolta dall’evento del terremoto, costretta improvvisamente ad una vita a stretto contatto in lugubri containers.
Francesca Archibugi non conosce la “distanza”, le millimetriche equazioni spaziali che scavano profondità sull’elastica superficie di un’inquadratura, penetrano un corpo, catturano un passaggio di molecole, un soffio o un bisbiglio: il punto strategico dove posizionare la macchina da presa di cui parlano Jean-Marie Straub e Danièle Huillet, quel punto “morale” in cui l’obiettivo diventa specchio scuro fra attore e spettatore. Un’immagine è cinema.
Ogni protagonista di Domani – soprattutto Ornella Muti e Valerio Mastandrea – è sempre troppo vicino o distante dallo schermo, i dialoghi ricordano serial e mediocri sceneggiati televisivi, la folla di personaggi è trattata come materia inorganica. E ogni movimento di macchina si perde nell’aria o rimane intrappolato fra le fessure di un film che assomiglia ad un container, diabolica bottiglia di Klein (bottiglia priva di un interno studiata da Felix Klein) dove non è possibile entrare né uscire.
Icona, come il cameo di Paolo Taviani, di un cinema italiano e televisivo che vorremmo dimenticare, lasciarci definitivamente alle spalle.
Regia: Francesca Archibugi
Sceneggiatura: Francesca Archibugi
Fotografia: Luca Bigazzi
Montaggio: Jacopo Quadri
Musica: Battista Lena
Scenografia: Mario Rossetti, Sonia Peng
Costumi: Paola Marchesin
Interpreti: Marco Baliani (Paolo), Ornella Muti (Stefania), Valerio Mastandrea (Giovanni), Patrizia Piccinini (Betty), James Purefoy (Andrew), Niccolò Senni (Filippo), Ilaria Occhini (madre di Giovanni)
Produzione: Guido De Laurentiis per RAI Cinema. In collaborazione con Tele+
Distribuzione: Warner Bros. Italia
Durata: 106’
Origine: Italia, 2001
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