Vertical Limit
L’equilibrio di corpi in bilico sull’abisso è una forma testuale di rara incisività, un codice referenziale di forme cinematografiche sublimate nella parafrasi di una materia che cerca di non cedere al pericolo del vuoto. Se il corpo\cinema del Woo di Mission impossible 2 può essere interpretato come struttura portante ed evidente di un racconto che riepiloga un po’ tutto quel genere (l’action movie), i corpi in bilico di Vertical Limit si limitano a significare, a rappresentare una condizione che si esaurisce in se stessa. Senza alcuna possibilità di contaminazione con la forma artistica in cui sono immersi. Campbell non ha pretese (e forse è giusto così), e nel filmare la spedizione sul K2, innesca un meccanismo che sa tanto di coazione a ripetere. Corpi appesi a delle estremità riluttanti ad accogliere qualsivoglia elemento umano, frizione violenta tra l’elemento naturale (la neve, ghiacciai insormontabili) e l’uomo che, annullato di fronte alla potenza “siderale” della natura, sembra voler ri-affermare una presenza, un corpo, della materia che rischia però ogni momento di disfarsi nell’annientamento da caduta libera. E già il titolo comunque parla chiaro. Limite verticale come immagine di un cinema che non conosce l’orizzontalità. La rifugge con traiettorie aeree in cui ogni dinamica di corpi semplici (corpi quotidiani, orizzontali) viene destrutturata in funzione di un movimento di ripianificazione gestuale del vissuto. Ma al tempo stesso la condizione per poter-vedere il film di Campbell è proprio data dall’orizzontalità. Di ben altro tipo però rispetto a quello di cui prima. Orizzontalità di uno sguardo che cerca di avvicinarsi ad una condizione (l’equilibrio precario) di per sé negata al soggetto vedente, pronta ad insinuarsi nell’iter visivo con l’evidenza adrenalinica dello strapiombo. Che poi nel film si respiri un’atmosfera già vissuta (almeno a livello tematico, visto la parentela stretta con Cliffhanger) è un dato secondario. Campbell il cinema lo conosce bene, sa dosare in modo furbo lo spettacolo e filma il rituale della “morte al lavoro” (data in questo caso dal pericolo dell’arrampicata) non arretrando mai. Neanche di fronte all’infilmabile. Nemmeno davanti al pericolo d’assideramento. Del corpo in bilico. Del corpo in\nel cinema.Titolo originale: Vertical Limit
Regia: Martin Campbell
Sceneggiatura: Robert King, Terry Hayes
Fotografia: David Tattersall
Montaggio: Thom Noble
Musiche: James Newton Howard
Scenografia: Jon Bunker
Costumi: Graciela Mazon
Interpreti: Chris O’Donnell (Peter Garrett), Bill Paxton (Elliot Vaughn), Robin Tunney (Annie Garrett), Scott Glenn (Montgomery Wick), Isabella Scorupco (Monique Aubertine), Tempera Morrison (maggiore Rasul), Stuart Wilson (Boyce Garrett), Augie Davis (Aziz)
Produzione: Martin Campbell, Robert King, Marcia Nasatir per Columbia Pictures Corporation/Mountain High Productions
Distribuzione: Columbia Tristar Films Italia
Durata: 124’
Origine: Usa, 2000
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