Concorrenza sleale
Ancora dentro/attraverso la Storia il cinema di Ettore Scola. Una Storia ancora attraversata non più attraverso lunghe ellissi che disegnano mutazioni sentimentali e fisiche dei protagonisti nel corso del tempo (C’eravamo tanto amati, Ballando ballando, La famiglia), ma su schegge di memoria più brevi e solidificate, non così estreme come l’unità di tempo di Una giornata particolare, ma comunque dichiaratamente già terminali (l’avvento delle leggi razziali nell’Italia del 1938). Un cinema che torna e si ricicla quello di Scola. A livello di ambientazione. A livello di set. L’Italia sotto il fascismo (ancora la visita del 6 maggio del 1938 di Hitler a Mussolini di Una giornata particolare, il dramma della “perdita di libertà” già manifestato ne La famiglia) combinata con la rigidità di uno spazio (una strada tra S.Pietro, Castel S. Angelo e Prati ricostruita nei teatri 7 e 8 di Cinecittà) in cui esprimere un racconto corale, tendenza che ha accompagnato circa gli ultimi 25 anni del cinema di Scola da Brutti, sporchi e cattivi (anche se in maniera meno rigida) a La cena. Con il passare degli anni però, l’energia dei corpi dei film del regista italiano perde sempre più consistenza. Il quadro prevale sempre più sui personaggi. Una cornice di natura sempre più dichiaratamente formalista in cui la tensione nel rapporto tra due commercianti (il sarto Umberto e Leone, titolare di una modesta ma funzionale merceria) viene completamente soffocata dalle eleganti e sontuose scenografie di Riccieri, che dissemina oggetti sul set (riviste con la foto di Amedeo Nazzari, la figurina del Feroce Saladino, la gazzosa con la pallina) creando un vero e proprio inventario da museo (la radio, gli arredi, i costumi). Concorrenza sleale è un film già mummificato nell’atto stesso della sua messa in scena, espressione di un presunto cinema autoriale che ha sempre più bisogno di materia decorativa per poter riprodurre un’epoca, per poter manifestare una nostalgia alla fine più simulata che realmente vissuta. Così l’Italia d’inizio anni Quaranta di Tornatore di Malèna (quando il cineasta siciliano non era ancora nato), così la Torino tra la fine degli anni Cinquanta e l’inizio dei Sessanta di Così ridevano (con Amelio appena quindicenne che viveva in Calabria) e così lo Scola di Una giornata particolare e Concorrenza sleale. Ma se in Una giornata particolare il contesto storico era soltanto la cornice per raccontare, appassionatamente, una straordinaria storia di un im/possibile amore, in Concorrenza sleale avviene assolutamente il contrario: i personaggi stavolta sono soltanto il décor, mentre protagonista assoluto è un “documentario” oggettistico senz’anima. Un cinema, quello di Scola, che ormai ritorna sugli stessi spazi, quasi si trattasse già da subito di un inconsapevole immersione nel passato (la stessa palazzina di Una giornata particolare riutilizzata per Romanzo di un giovane povero), di un viaggio nella memoria che ha ormai un sapore patetico. Dietro l’indubbia eleganza formale dove si muovono due interpreti come Castellitto e Abatantuono (in cui i loro brandelli di talenti vengono soltanto utilizzati per siparietti da cinema pre-neorealista anni ’40 dove la parola invadeva l’immagine per non perdere quel feed-back da teatro da varietà - e la vaga citazione di Fabrizi in Avanti c’è posto potrebbe essere un elemento a sostenere questa ipotesi critica), si nasconde un film già ora più vecchio del “vecchio” cinema del suo stesso autore, un film da Ancien Régime, sempre più inattuale non tanto a livello tematico quanto di sguardo, sempre più sicuro nei suoi cadenzati e rassicuranti movimenti di macchina. Concorrenza sleale viene già dal passato. E’ un’opera che Scola avrebbe già potuto realizzare negli anni Settanta ampliando quella dimensione utopistica che era esplosa ancora ne La terrazza (ancora una volta in un altro spazio rigido) con i due personaggi di Umberto e Leone che forse erano già stati pensati per Sordi e Gassman più che per Castellitto e Abatantuono. Un ipotetico vecchio progetto nel cassetto, un film ir/realizzabile per un regista che ormai porta in scena soltanto i fantasmi di un vecchio e decaduto museo.
Regia: Ettore Scola
Sceneggiatura: Ettore Scola, Furio Scarpelli, Silvia Scola, Giacomo Scarpelli
Fotografia: Franco Di Giacomo
Montaggio: Raimondo Crociani
Musica: Armando Trovatoli
Scenografia: Luciano Riccieri
Costumi: Odette Nicoletti
Interpreti: Diego Abatantuono (Umberto), Sergio Castelletto (Leone), Gérard Depardieu (Angelo, fratello di Umberto), Jean-Claude Brialy (nonno Mattia), Claude Rich (conte Treuberg), Claudio Bigagli (commissario Collegiani), Anita Zagara (sig.ra Margherita), Antonella Attili (sig.ra Giuditta), Augusto Fornari (zio Peppino), Elio Germano (Paolo), Gioia Spaziani (Susanna), Sabina Impacciatore (Matilde), Rolando Ravello (Ignazietto), Eliana Miglio (profumiera di Veroli)
Produzione: Franco Committeri per Massfilm/Medusa Film
Distribuzione: Medusa
Durata: 110’
Origine: Italia, 2001
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