Il ritmo del successo, di Nicholas Hytner
Titolo originale: Center Stage
Regia: Nicholas Hytner
Sceneggiatura: Carol Heikkinen
Fotografia: Geffrey Simpson
Montaggio: Tariq Anwar
Musiche: George Fenton
Scenografia: David Gropman
Costumi: Ruth Myers
Interpreti: Amanda Schull (Jody Sawyer), Zoe Saldana (Eva), Susan May Pratt (Maureen), Peter Gallagher (Jonathan Reeves), Donna Murphy (juliette), Debra Monk (Nancy), Ethan Stiefel (cooper), Sascha Radetsky (Charlie)
Produzione: Laurence Mark
Distribuzione: Columbia Tristar Films Italia
Durata: 114'
Origine: Usa, 1999
Sembrano esserci due film diversi dentro Il ritmo del successo. Attraverso le immagini del film si nota in effetti una netta discrepanza tra il “dietro le quinte” e “il palcoscenico”, tra storia e spettacolo. Un film nel film, ma poca complicità. Certo non è cosa facile accostarsi al back stage, far emergere gli stati d’animo e le problematiche di un gruppo di giovani artisti pronti a sacrificare tutto pur di sfondare, e forse è per questo che l’attenzione al dramma psico-individuale che Hytner vuole necessariamente includere non lascia spazio ad alcun approfondimento. Tra i personaggi abbiamo la bella, ma inadatta, la ribelle dotata di grande talento, e la brava influenzata dalle opprimenti aspettative materne.
Nonostante Hytner abbia, con tocco “frivolo”, solamente sfiorato modi di essere, problematiche e sentimenti, ha energicamente saputo dare corpo e movimento alla parte musicale. L’abilità espressiva sul palcoscenico derivatagli probabilmente dal suo passato di regista teatrale a Broadway, dove ha diretto due musical di grande respiro, si manifesta pienamente nelle sequenze di danza. Gli “sbiaditi” personaggi del film si colorano e i loro corpi muovono lo spazio. La macchina da presa fissa e frontale al palcoscenico permette la visione completa delle esemplari coreografie. In questo modo niente è forzato o sottolineato con tagli o “abilità” tecniche permettendo una voluta visione “teatrale” dello spettacolo. L’immobilità dell’immagine e l’esclusione di controcampi convergono, in quell’istante, per intensificare la forza e l’esclusività della danza. Il balletto finale, unendo il classico al rock-ballet ricorda molto da vicino una delle ultime sequenze di Staying Alive, per la trasgressività delle immagini data dall’allusiva, ma “esplicita” eroticità.
Nicoletta Ballati
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