L'erba di Grace

 

Titolo originale: Saving Grace
Regia: Nigel Cole
Sceneggiatura: Mark Crowdy, Craig Ferguson
Direttore della fotografia: John de Borman
Montaggio: Alan Strachan
Musiche: Mark Russell
Scenografia: Tom Read
Costumi: Annie Symons
Interpreti: Brenda Blethyn (Grace Trevethyn), Craig Ferguson (Matthew), Martin Clunes (Dr. Bamford), Tchéky Karyo (Jacques Chevalier), Jamie Foreman (China McFarlane), Bill Bailey (Vince), Valerie Edmond (Nicky)
Produzione: Mark Crowdy
Distribuzione: Keyfilms
Durata: 92'
Origine: Gran Bretagna, 2000

Forme e tendenze della "British Comedy". Con Full Monty, Svegliati Ned ed East is East, anche L'erba di Grace si inserisce nei territori già tracciati dal recente cinema inglese, con una ripetizione di ambienti (la country house) e personaggi (il postino che appare come la reincarnazione di quello di Svegliati Ned, le anziane e rispettabili zitelle colte da improvvisa follia) che sembrano riciclarsi senza più nessuna novità. C'è uno schema già prestabilito nella messinscena di certo cinema inglese. L'efficace irriverenza dei Monty Phyton appare ormai lontana, cedendo il passo a un tipo di trasgressione più esibita che autentica. L'erba di Grace gioca sulla metamorfosi del corpo della protagonista, che si trasforma da tranquilla signora di mezza età a intraprendente spacciatrice. Un'unica idea dunque, che il regista Nigel Cole vuole presentare come trasformazione plausibile. Malgrado l'interpretazione di Brenda Blethyn comunque lontana dalla densità drammatica di Segreti e bugie, ciò che si evidenzia in L'erba di Grace è la stanca riproposizione di una struttura narrativa ormai già vecchia e troppo vista negli ultimi anni. Senza nessun rischio, senza nessun azzardo. Soltanto tracce di nonsense, che giocano proprio sull'elemento comico dell'opposizione (la rispettabilità sociale e/o professionale rinnegata da un comportamento che la contraddice e la nega): i poliziotti che rimangono (s)vestiti con il solo helmet dopo una sorta di aerosol generale, la garbata Grace che tenta di spacciare erba ai rasta di Portobello Road con una mise alquanto inappropriata, fino all'immancabile coppia di sgherri fessachiotti di un pusher francese che parla come l'ispettore Clouseau.
Forse L'erba di Grace conferma ancora di più la stanchezza di un cinema che sembra aver esaurito quelle energie che, ipoteticamente, poteva aver ritrovato all'inizio del decennio. Film che si reggono esclusivamente su attori in grado di sostenerli quasi da soli. Proprio come nella tradizione teatrale d'Oltremanica.
Francesco Zippel

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