Brother, di Takeshi Kitano

Titolo originale: Brother
Regia: Takeshi Kitano
Sceneggiatura: Takeshi Kitano
Fotografia: Katsumi Yanagijima
Montaggio: Yoshinori Ota, Takeshi Kitano
Musica: Joe Hisaishi
Costumi: Yohji Yamamoto
Interpreti: Takeshi "Beat" Kitano (Yamamoto), Omar Epps (Denny), Claude Maki (Ken)
Produzione: Jeremy Thomas, Masayuki Mori per Recorded Picture Company/Office Kitano
Distribuzione: Key Films
Durata: 110'
Origine: Usa/Giappone/Gran Bretagna, 2000

"In Giappone il concetto di fraternità degli yakuza è sicuramente più corposo e importante di un qualunque legame di sangue tra fratelli" . Questa dichiarazione di Takeshi Kitano rende perfettamente l'atmosfera che si respira in questa nuova produzione filmica del geniale cineasta giapponese: la fratellanza tra due esseri umani può risultare più importante di un rapporto tra consanguinei. Ancora Kitano: "Ho tentato di inscrivere nell'universo di Los Angeles il mio stile (e lo stile del genere dei film yakuza). Per questo "Brother" è diventato il mio primo film realizzato all'estero. Mi aspettavo di dover sottostare a parecchi compromessi. Ma ho avuto torto. Ho scoperto invece diversi vantaggi, senza cedere di un millimetro sul piano artistico. Mi sono molto divertito a filmare negli Stati Uniti, soprattutto le scene d'azione che in Giappone non avrei mai potuto girare così".
Il divertimento. Effettivamente, il divertimento, l'aspetto ludico, ci sembra la cifra in grado di evidenziare il tono di quest'ultimo film. Divertimento e dissacrazione, aggiungeremmo: una sorta di crudele vendetta. Non bisogna dimenticare, infatti, l'ambigua opera di liberalismo culturale che il generale Mc Arthur cominciò a tessere alla fine del secondo conflitto mondiale: quel tentativo di imporre sul territorio giapponese usi e costumi occidentali, annientando la cultura locale.
Ecco. Kitano pare essersi divertito a giocare un brutto scherzo al popolo americano. E' lui, ora, nel film, - alto funzionario della yakuza in pericolo di vita - a giungere in America per nascondersi, a casa del fratello emigrato. E' lui che metterà a soqquadro le regole della mafia locale (le regole del gioco e della vita quotidiana: basta notare come egli trasformi i fondamentali del baseball, mentre un povero cristo deve ricevere non una palla da colpire con una mazza, ma il proiettile di un revolver. Kitano, piegato come un catcher dona consigli... sbagliati). Sempre lui - senza giungere a compromessi - è dunque riuscito ad innescare i meccanismi del suo cinema, imprimendoli su pellicola americana, mantenendo la secchezza formale dei suoi esordi. Ricordandoci che dietro l'affettuosa amicizia con un giovane pusher di colore resta sempre quel ghigno malato, che sa di morte: quel tic nervoso pronto ad esplodere, in ogni momento, in ogni situazione.
Rinaldo Censi

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