RISORSE UMANE di Laurent Cantet
Regia: Laurent Cantet Soggetto e Sceneggiatura: Laurent Cantet e Gilles Marchand Fotografia: Matthieu Poirot Delpech, Claire Caroff Scenografia: Romain Denis Suono: Philippe Richard, Antoine Ouvrier Montaggio: Robin Campillo Interpreti: Jalil Lespert, Jean-Claude Vallod, Chantal Barré, Véronique de Pandelaère, Michel Begnez, Lucien Longueville Produzione: Haut et Court, Paris Distribuzione: Mikado Durata: 100' Origine: Francia, 1999
Risorse umane è un film da non perdere, una delle opere (prime, e non solo) più interessanti della stagione, che ha avuto vita prestigiosa in alcuni dei Festival internazionali più combattivi (San Sebastián, Torino) dove ha ricevuto numerosi premi e che, ora, viene fatta uscire nelle sale con il sostegno, oltreché della distribuzione, dei sindacati (perché si parla, anche e in maniera nuova, di lavoro, responsabilità, lotte, scioperi, ristrutturazioni aziendali) e del Festival che in Italia l'ha fatta conoscere, il Torino Film Festival, perché ruolo di un Festival non dovrà più essere soltanto quello di preziosa vetrina lunga dieci giorni ma pure di adeguato aiuto (con le necessarie sinergie) alla diffusione più ampia almeno di alcuni film sui quali si è creduto e investito.
Dunque, Risorse umane, realizzato dal francese Laurent Cantet per la rete televisiva Arte che poi lo ha fatto circuitare nelle sale. Esempio di come la televisione dovrebbe essere (e la Francia ci ha già regalato straordinari punti di riferimento, si pensi alle due serie Tous les garçons et les filles de leurs âge e L'an 2000 vu par...). Interpretato da attori non professionisti (tranne Jalil Lespert, nel ruolo del figlio), Risorse umane è scolpito nei luoghi e nei personaggi, nella periferia e nelle solitudini, nel confronto aspro e sensibile fra un padre operaio (e licenziato) e un figlio apprendista manager proprio nella piccola fabbrica dove lavora il genitore. Film che guarda con essenzialità e precisione documentaria una realtà poco frequentata partendo dal privato (Risorse umane è politico soprattutto in questo modo) e dal senso, doppio, di un titolo secco come il testo. Si parla di operai e sindacati, delle 35 ore, degli scioperi in difesa del posto di lavoro, ma anche (fin dalle prime inquadrature con l'arrivo del figlio in stazione) della mancanza di comunicazione (altro che il patinato patetico morboso quadretto ipocrita di American Beauty) dentro una famiglia dominata da silenzi densi e profondamente veri (che sbilanciano il cuore e la mente, aprono finestre sulla memoria, così giustamente e naturalmente costruiti). Cantet guarda a Straub e rende l'immobilità azione, toglie alle immagini ogni strato superfluo e lascia che affiorino l'anima e la carne, e le contraddizioni. Giuseppe Gariazzo
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