Il gusto degli altri, di Agnès Jaoui

Titolo originale: Le gôut des autres
Regia: Agnès Jaoui
Sceneggiatura: Agnès Jaoui, Jean-Pierre Bacri
Fotografia: Laurent Dailland
Montaggio: Hervè de Luze
Musica: Jean Charles Jarrell
Scenografia: François Emmanuelli
costumi: Jackie Stephen Budin.
Interpreti: Anne Alvaro (Clara), Jean Pierre Bacri (Castella), Brigitte Catillon (Beatrice), Alain Chabat (Deschamps), Agnès Jaoui (Manie), Gérard Lanvin (Moreno), Anne Le Ny (Valerie), Cristiane Millet (Angelique), Wladimir Yordanoff (Antoine).
Produzione: Christian Berard e Charles Gassot.
Distribuzione: Lucky Red.
Durata: 112'.
Origine: Francia, 2000

Il gusto sentimentale, culturale, sessuale, artistico e intellettuale. Il gusto come senso del piacere, della preferenza e della tolleranza. Il gusto come pretesto per mostrare, con discrezione, crudeli giochi di specchi e svelare gli artifici dei rapporti affettivi e sociali.
Attraverso il gusto, tutti i personaggi di Agnès Jaoui, che s'incontrano e si alternano come in una ronde, acquistano coscienza di sé e della propria "casta" d'appartenenza. E nel riprendere questo intreccio di uomini e donne anche la macchina da presa gira, sia intorno ai personaggi sia intorno ai loro luoghi di ritrovo. La sceneggiatrice di Parole parole parole (assieme a Jean-Pierre Bacri) realizza un film dalla messa in scena semplice ed elegante e in cui sembra aver voluto tracciare, a partire dal cinema, un percorso estetico ideale che unisce tutte le arti. I vari personaggi, infatti, eccetto l'imprenditore Castella, sono in qualche modo degli artisti (c'è il pittore, il musicista, l'attrice) o amici di artisti, ma il legame che li unisce all'arte, più che un filo conduttore, sembra essere il segno di un disagio, di un vuoto, quasi una marca distintiva delle loro incapacità affettive. E l'escluso da questo mondo, Castella, il ridicolo, l'ingenuo, il con, non solo è l'unico ad essere sinceramente commosso dai versi di Racine, ma è anche l'unico a vivere profondamente le proprie passioni, il proprio dolore...il proprio gusto. Senza demagogia e senza compiacimenti, questa esordiente cineasta sembra realizzare un pamphlet ironico sulla perfettibilità dell'uomo che invita a smascherare le ipocrisie e i pregiudizi più inconfessabili, ad andare oltre le apparenze ed a guardare dietro a vetri (non sono casuali le continue riprese di specchi e vetrine). Una pellicola che racconta piccole storie di gente ordinaria e che riesce a visualizzare, attraverso i dialoghi e il gioco tra gli attori, i difetti più fastidiosi e imbarazzanti di personaggi reali e toccanti: la mediocrità, le manie, i complessi d'inferiorità, le insicurezze. Un universo di relazioni, di rapporti mancati e di comunicazioni non dette. Un intreccio di affinità e differenze che implodono ed esplodono con delicatezza e in cui tutti possono ritrovarsi. Simona Pellino

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