Rapimento e riscatto, di Taylor Hackford

Titolo originale: Proof of Life
Regia: Taylor Hackford
Sceneggiatura: Tony Gilroy
Fotografia: Slawomir Idziak
Montaggio: Sheldon Kahn
Musica: Danny Elfman
Scenografia:Bruno Rubeo
Costumi: Ruth Myers
Interpreti: Russel Crowe (Terry Thorne), Meg Ryan (Alice Bowman), David Morse (Peter Bowman), Pamela Reed (Janis Goodman), David Caruso (Dino), Anthony Heald (Ted Fellner), Stanley Anderson (Jerry), Gottfried John (Kessler), Alun Armstrong (Wyatt).
Produzione: Taylor Hackford, Charles Mulvehill per Anvil Films
Distribuzione: Warner Bros.
Durata: 135'
Origine: Usa, 2000

Cinema di orizzonti, di rapporti e di frontiera, Rapimento e riscatto è un viaggio appassionante nelle terre di confine. Sospeso nel "tra", tra melodramma e thriller, tra presenza ed assenza, fisicità ed emotività, la pellicola di Taylor Hackford deve la sua forza a questo straordinario gioco d'equilibri, in cui s'innestano oltretutto immagini vivide, segno della sua passione per il documentario.
Fin dalla prima sequenza, la voce fuori campo di Russel Crowe presagisce un film di contrasti e di opposizioni stridenti, sovrapponendo la sua voce di commento, intrisa di sensazioni dolorose, ad immagini concitate di guerriglia. Ma i percorsi avventurosi, in cui si imbatteranno in seguito i personaggi, non saranno solo quelli vissuti tra Europa e America Latina, ma anche quelli sentiti, esplorati e scoperti dall'animo umano. Il regista di Ufficiale e gentiluomo torna a raccontare di rapporti tra uomini e donne, di desideri non realizzati, di sentimenti inespressi e di opportunità perse. Russel Crowe, che ha su di sé ancora l'ombra del gladiatore, è un soldato, un combattente ma anche un reduce e un sopravvissuto...eppure il suo personaggio non è un vincente. È una donna la vera protagonista, la signora Bowman, con i suoi sentimenti e la sua vita fatta di relazioni faticosamente portate avanti: è lei che mette a nudo la solitudine di Terry Thorne, de-struttura il suo ruolo e svuota la sua figura dei connotati mitici dell'eroe positivo.
La stessa fisicità di Russel Crowe, che pur si esprime con forza attraverso lo schermo, sarà schiacciata da una dimensione emotiva e celebrale che il regista americano riesce abilmente a creare tra gesti, sguardi e silenzi. L'alchimia tra Meg Ryan e Russel Crowe è inoltre palpabile fin dall'inizio, dove più che conoscersi per la prima volta, i due sembrano venirsi incontro e riconoscersi. La sinergia tra questi due attori è un filo rosso che allaccia tutte le sequenze: la realtà dei loro pudichi sentimenti è presente in ogni momento, anche quando sono fisicamente distanti, assenti, non visibili. Cinema del "tra", Rapimento e riscatto si realizza qui, tra le parole non dette, tra gli sguardi mancati e le labbra appena sfiorate. In questo contesto, la ricerca dell'ostaggio Peter Bowman (che evoca, con il suo corpo provato dalla fatica, l'immagine di un nuovo naufrago del cinema americano) e il tempo della trattativa con i rapinatori, vanno visti come la cifra stilistica di un film che vuole dar forma al nascosto, al celato, a ciò che esiste tra il visibile e l'invisibile, il pensiero e l'azione. E la scena conclusiva del film è un momento di straordinaria catarsi, in cui finalmente le emozioni e le tensioni si liberano e riempiono tutti gli spazi possibili. Un rapido volo, attraverso cui le storie e le vite dei personaggi, le parole della canzone Van Morrison ed il film stesso esplodono ed escono fuori dal quadro, per dissolversi come vettori in fuga.
Simona Pellino

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