L'UOMO BICENTENARIO (Bicentennial Man)

Regia: Chris Colombus Soggetto e Sceneggiatura: Nicholas Kazan Fotografia: Phil Meheux Montaggio: Nicholas De Toth, Neil Travis Musica: James Horner Scenografia: Bill Hinley, Bruton E. Jones, Mark Mansbridge Interpreti: Robin Williams (Andrew), Sam Neill (Sir), Embeth Davidz (Little Miss/Portia), Oliver Platt (Rupert Burns), Wendy Crewson (Ma'am), Hallie Kate Eisenberg (Little Miss a 7 anni), Stephen Root (Dennis Mansky), Lynne Thigpen (presidente del tribunale), Bradley Whitford (Lloyd), Kiersten Warren (Galatea), John Michael Higgins (Bill Feingold), George D. Wallace (Presidente), Lindze Letherman (Miss da piccola) Produzione: 1492 Picture, Laurence Mark Productions, Radiant Productions Distribuzione: Columbia Durata: 133' Origine: USA, 1999



La fantascienza è un genere che assume tonalità cromatiche molte diverse. Si dipinge di colori a volte accesi e violenti, a volte surreali e improvvisi, a volte invece si ripiega in se stessa proponendo colori tiepidi e umani. E questo il caso di L'uomo bicentenario, l'opera di Chris Columbus, che si era già fatto apprezzare come sceneggiatore e regista di pellicole come Mamma ho perso l'aereo e Mrs. Doubtfire. Il film, che ci trasporta in un futuro non troppo lontano in cui l'uomo ha finalmente realizzato il suo grande sogno di poter controllare la tecnologia e le macchine per utilizzarle a proprio piacimento, si evolve e si trasforma, seguendo l'umanizzazione del robot Andrew (Robin Williams), in un film lirico e poetico. Da semplice "elettrodomestico" che segue alla lettera le tre leggi della robotica dettate dal maestro della fantascienza Isaac Asimov (il film è infatti tratto da uno dei suoi racconti), che impediscono alla macchina di ribellarsi all'uomo, Andrew finisce per diventare come il suo creatore. Il personaggio, interpretato da un Robin Williams che dimostra ancora una volta di essere uno straordinario "entertainer", è molto diverso dagli androidi di Blade Runner, disperati e allo sbando in un mondo che li ha prodotti che li odia e li teme. Se il mondo di Blade Runner era cupo, desolato e pessimista, dove non vi è possibilità di redenzione né di libertà, quello in cui Andrew si muove è, invece, la rappresentazione di un universo dove l'uomo, nonostante la sua "imperfezione" genetica, è potenzialmente un personaggio eroico, proprio perchè accetta le scelte e le responsabilità e dove lui è in grado di conquistare la propria libertà attraverso una lunga iniziazione. Questa trasformazione che rende Andrew unico tra il suo genere, capace di sviluppare una propria intelligenza (che verrà portata a termine con il determinante aiuto di Rupert Burns, interpretato da Oliver Platt, che attraverso una complicata serie di operazioni, protesi e innesti lo trasforma in un essere umano non solo fisicamente ma anche interiormente), è più dovuta a uno sbaglio di fabbrica, a un processo meccanico, che a una vera trasformazione interiore. Ma il suo essere "unico" lo porterà a compiere il grande passo. Per poter "vivere" come gli esseri umani, per poter amare come loro, per potersi emozionare, vedere i colori del mondo, sentire i suoni e i rumori Andrew deve rinunciare alla propria immortalità.
L'uomo bicentenario non è tanto un'esaltazione della tecnologia e del progresso, ma una proclamazione dei profondi sentimenti, nobili (come l'ammissione di uno sbaglio) e misteriosi (come l'amicizia), che si nascondono nella natura umana. Ed è soprattutto un film sull'amore e sui sacrifici che si compiono per poter diventare degli esseri umani. Così come si sacrifica Andrew rinunciando alla sua natura di robot, così si sacrifica la sua donna, Portia (Embeth Davidz), che sceglie di vivere e combattere insieme all'uomo che ama a discapito delle consuetudini sociali. Sebastiano Lucci  
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