"A casa con i suoi" di Tom Dey

Al suo terzo lungometraggio, Dey firma una commedia gradevole e ben scritta, in cui ritmi e dialoghi serrati virano improvvisamente a toni da screwball comedy. Ma se la commedie del passato riuscivano ad essere dolci e graffianti, tenere e disperate, qui tutto sembra restare comodamente in superficie

Siete legati allo stereotipo dell'italiano mammone, che preferisce restare, ben oltre i trent'anni, a casa dei genitori, servito e riverito? Pensate che solo i nostri giovani scelgano di rimanere nel nido familiare, accuditi amorevolmente dalla mamma? Vi sbagliate. Succede anche altrove. In America, per esempio. Almeno è quello che ci dice Tom Dey nel suo ultimo film, A casa con i suoi. Tripp (Matthew McConaughey) è un giovane di belle speranze, scapolone impenitente, atletico, affascinante, simpatico. Ha il suo lavoro, con le donne non ha problemi, ma piuttosto che seguire la propria strada d'indipendenza, preferisce vivere comodamente con mamma e papà (Kathy Bates e Terry Bradshaw), al punto da far scappare puntualmente ogni possibile fanciulla pronta alla convivenza o al matrimonio. Ma non ha fatto i conti proprio con i suoi genitori, che, un po' per il desiderio di vedere il proprio rampollo accasato, un po' per riguadagnare una libertà perduta, decidono di assoldare Paula (Sarah Jessica Parker), un'avvenente ragazza, che ha consacrato la sua vita professionale ad aiutare i mammoni ad abbandonare il nido. Il punto è che Tripp ha i suoi assi nella manica e Paula non ha considerato gli imprevisti dei sentimenti. Tom Dey riesce a metter su un film gradevole, che cerca di rinverdire i fasti di quella magnifica commedia sentimentale, che resta uno dei lasciti immortali del cinema americano. L'amore ostacolato, il gioco degli equivoci e delle incomprensioni, l'incontrollabile girandola dei sentimenti: si ragiona di uomini e donne e dell'infinita guerra tra sessi. Come nella tradizione, A casa con i suoi si regge su dialoghi e ritmi serrati, per virare a tratti verso una screwball comedy alla Howard Hawks. Lì avevamo gli oggetti che si rivoltavano letteralmente verso gli sventurati protagonisti, qui abbiamo una curiosa "rivolta degli animali" (lucertole, roditori, tordi canterini, delfini), cifra (sin troppo esplicitata) della ritrosia dei personaggi a seguire la propria natura. Ma se Hawks e la commedia sofisticata in genere avevano la capacità di graffiare, di rivelare qualcosa di fondamentale sui rapporti umani e sulle dinamiche sociali, Dey rimane alla superficie delle cose. Per quanto ben scritto, il film alla fine risente di una confezione un po' troppo glamour e patinata. I personaggi vanno in barca a vela, fanno sport, giocano e si divertono come ragazzini, la Parker di Sex & the City e McConaughey, per quanto simpatici, sono fin troppo alla moda (molto meglio l'improbabile coppia Kit/Deschanel e Ace/Bartha)...Insomma la quotidianità resta lontana e la critica non sembra rientrare negli interessi del regista. Nel finale c'è una parodia divertita dei reality show, ma sembra più una furbata che altro...Non restano che due ore spensierate di buoni sentimenti: genitori che amano (morbosamente) i figli e figli che hanno paura di crescere e superare vecchi dolori e nuove difficoltà. L'amore trionfa, ma il tempo della poesia sembra definitivamente tramontato.

Titolo originale: Failure to Launch

Regia: Tom Dey

Interpreti: Sarah Jessica Parker, Matthew McConaughey, Kathy Bates, Terry Bradshaw, Zooey Deschanel, Justin Bartha, Bradley Cooper

Durata: 97'

Distribuzione: UIP

Origine: USA, 2006
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