"Natale a New York", di Neri Parenti

In quest'ultimo film non ci sono più corpi trasferibili altrove (su altri set...) ma un corpo che si fa vedere come immagine tra le immagini, un corpo tra i corpi nel suo apparire come sospeso nel tempo... un corpo-immagine che, nel presente e nella sua evanescenza come forma essenziale di un cominciamento, "ora" attende di (ri)prendere forma...

Natale a New York di Neri Parenti si apre e si chiude con uno (pseudo)fermo immagine: una leggera panoramica iniziale sui ritratti fotografici di Christian De Sica alias Lillo e, nel finale, una sequenza con l'immagine (e il corpo) dello stesso che, durante la festa dell'ultimo giorno dell'anno, attraversa la sala tra i corpi (e le immagini) immobili dei festeggianti, dandoci informazioni sulla loro vita futura; in mezzo il tourbillon di gag da commedia degli equivoci con lo sguardo costretto a seguire l'improbabile tessersi, stessersi e ritessersi della narrazione con le sue (già viste) schermaglie sessuali-coniugali, in un intreccio ritessuto economizzando i fili perduti, ma senza interrompere e nemmeno rallentare quel movimento farsesco caratterizzato da una circo(i)larità auto-rigenerante (Christian De Sica/Lillo e Sabrina Ferilli/Barbara, già protagonisti di Christmas in Love, si incontrano dopo essersi persi di vista dai tempi della scuola e sono travolti dalla passione, ma sono entrambi sposati e vincolati da un contratto matrimoniale che prevede la perdita di tutti i beni acquisiti con l'unione in caso di tradimento).

Natale a New York è contrassegnato da un intreccio in cui non si "disfa" nulla: non un viaggio senza ritorno né una jouissance irripetibile, ma un cerchio, la ripresa di un giro del/intorno al mondo lontano da quella maniera agilmente narrativa e fluida, vivace e arguta, che culmina in un finale magnifico nel suo rimanere un po' campato in aria e senza validi appigli nella situazione specifica, di Natale sul Nilo, o da quegli squarci che mutavano il ritmo del racconto in Christmas in Love, facendolo trapassare da una intonazione libera, acuta e piena di sorprese ad un pittoresco gioco di grottesche marionette svolto in crescendo fino al (triplice) finale bene orchestrato, o ancora da quel piacere della fuga dall'opprimente quotidianità che si percepiva sotto il movimento comico della narrazione e metteva in moto il meccanismo di Natale a Miami...

Eppure c'è sempre qualche smagliatura nell'intreccio della retina che cerca di catturare il senso di una sfuggente linearità, quella delle perfette sfilature che disfano la trama imperfetta di un atteso racconto, o una tensione paradossale del pensiero in chi cerca di liberarsi dalle contraddizioni ed è condannato a percorrere all'infinito il cerchio perché tende troppo disperatamente al centro... Così in quest'ultimo film di Neri Parenti questa deriva è data ancora una volta da "un corpo sospeso dentro/fuori il testo di appartenenza" (come scrive Giuseppe Gariazzo), ma questa volta non i corpi di De Sica - Boldi disintegrati, come nel finale di Christmas in Love, o scaraventati sul set di una prova d'urto di un nuovo modello d'auto al posto dei manichini (il finale di Natale sul Nilo), e quindi trasferibili altrove (su altri set...) ma un corpo (qui solo quello di De Sica) che si fa vedere come immagine tra le immagini, un corpo tra i corpi nel suo apparire come sospeso nel tempo (il passato dell'inizio e il futuro del finale...), un corpo-immagine che, nel presente e nella sua evanescenza come forma essenziale del cominciamento, "ora" attende di (ri)prendere forma...

Regia: Neri Parenti
Interpreti: Christian De Sica, Massimo Ghini, Sabrina Ferilli, Claudio Bisio, Elisabetta Canalis
Distribuzione: Filmauro
Durata: 115'
Origine: Italia, 2006

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