"Eragon", di Stefen Fangmeier

Gli amori: si può scegliere di possederli o di desiderarli senza fine... Si può dipendere dal gioco delle apparenze e dagli eventi nel loro essere fuggitivi o si può rivolgere lo sguardo su qualcuno per essere riguardati. In questo film non vi è alcuna spoliazione dello sguardo, nessun'amore per la generazione, per la trasmissione singolare della vita...

"... Tutto ciò che ho descritto e analizzato linguisticamente e grammaticalmente non è che apparenza in cui si incarna un'altra lingua e un'altra grammatica, che per essere, ha bisogno, come lo spirito, di discendere nella materia" così Pier Paolo Pasolini in una meravigliosa pagina dei suoi scritti sul cinema.

Gli amori: si può scegliere di possederli o di desiderarli senza fine...

Possiamo scegliere di sprofondare nella "densità" dei corpi amati in modo tenero e accomodante o lasciare che essa sia per noi concreta e cieca materia; si può dipendere dal gioco delle apparenze e dagli eventi nel loro essere fuggitivi o si può rivolgere lo sguardo su qualcuno/qualcosa per essere riguardati. Lo spirito dovrebbe bruciare nella (sua) carne e il sogno, come luogo dell'(im)possibile, contorcere le viscere lontano dall'evanescente trasparire di un fantasma che non può "vivere, non può avere immagine al di fuori della parola". Tutto ciò che guardiamo deve farsi acuminato e graffiare direttamente la nostra pelle, nella carne, per poter vivere un mondo che non sia possibile ridurre all'immagine; il mondo (delle immagini) si deve davvero poter vivere come "parusia" (continuo ritorno di una presenza nella carne), altrimenti rischiamo di abbandonarci ad un principio di piacere unico ed univoco di dispersione immobile e sterile.

Solo così tutto ciò che è visibile può "risucchiare la vita e affondare la sua mano nello specchio dell'anima" e lasciarci soli in una "terra" d'esilio e poter diventare membrana tattile di un luogo al quale rivolgersi per continuare a perdere se stessi.

Eragon diretto da Stefen Fangmeier e tratto dall'omonimo romanzo dello scrittore statunitense Christopher Paolini, che lo scrisse a quindici anni come primo capitolo della sua "Trilogia dell'Eredità" è il viaggio di un giovane cavaliere che, con il suo drago Zaphira, cerca di liberare il mondo dalle malvagie creature guidate dal re Galbatorix. In questo film, anche più che nel ciclo fantasy di Peter Jackson (la trilogia de Il signore degli anelli) e nel colossal disneyano Le cronache di Narnia, non vi è alcuna spoliazione dello sguardo, nessuna rigenerazione che permetta un'osmosi tra il vedere e il toccare, in esso non vi è alcuna sinestesia del sentire, nessun'amore per la generazione, per la trasmissione singolare della vita... Un cinema, ancora una volta, incapace di incarnare il mondo: la morte, il dolore, la lotta, la colpa, l'amore, il desiderio...

Regia: Stefen Fangmeier
Interpreti: Edward Speleers, Jeremy Irons, Sienna Guillory, Rachel Weisz, John Malkovich
Distribuzione: 20th Century Fox
Durata: 104'

Origine: USA, 2006

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