BERLINALE 57 - "In memoria di me", di Saverio Costanzo (Concorso)
Trovatosi nel bel mezzo di una crisi esistenziale, Andrea decide di entrare in un monastero. Andrea scoprirà subito che quell´universo fatto di silenzi, preghiere, preti, fratelli, nasconde un mondo di segreti e di intrighi... Una trama gialla al centro del secondo film del giovane regista Saverio Costanzo

Il portabandiera dell´Italia alla 57a Berlinale è quel Saverio Costanzo vincitore con "Private" del Pardo d´Oro a Locarno 2004. Dopo aver affrontato la questione israelo-palestinese nella sua dimensione più intima e personale, come puo´ esserlo quella di una famiglia osteggio nella propria casa di un gruppo di soldati, Costanzo entra in un universo forse ancor piu´ rischioso e delicato, quello della fede e della spiritualita´.
Certo, non si puo´ accusare il giovane regista di non puntare a tematiche frivole e senza spessore: pero´, stavolta, a differenza di quanto succedeva in "Private", la storia del novizio Andrea che si rifugia in un convento di gesuiti sull´Isola di San Giorgio Maggiore (in realta´ ad occupare il monastero vi è l´ordine dei benedettini...) si abbandona troppo spesso ad un didascalismo sinceramente fuori luogo. Ed è un vero peccato perché nell´osservare questa umanita´ che per trovare Dio è scappata dal mondo, Costanzo, scivola troppo spesso nell´artificio, nella musica barocca, nelle geometrie algide di una regia davvero distante a quella del suo film precedente.
Uno scarto significativo, dunque, ha mosso il regista in questa sua opera seconda: uno scarto che obbliga l´autore a confrontarsi con nuove istanze, costringendolo a mettersi di nuovo alla ricerca e a porsi in maniera piu´ forte nel soggetto filmico. Tutto questo Costanzo sembra compierlo in maniera distante, quasi svolgiata, certamente priva di quel fulcro su cui si dovrebbe porre le basi per un´escursione nell´universo trascendentale della fede.
Manca uno sguardo fermo sull´oggetto del contendere, cosa è e a cosa serve la ricerca di Dio?, non un giudizio ma una lente con cui guardare al film dalla giusta ottica: Costanzo, purtroppo, sembra maggiormente interessato all´universo simbolico dei segni sacri, dai testi alle pitture, che alla personale battaglia con il proprio -io che è alla base di una scelta di vita cosi´ importante come quella della clausura. Anche perche´ la parabola di Andrea poteva davvero essere sfruttata meglio, dandole un respiro decisamente maggiore: fin dall´inizio, infatti, si percepisce come l´arrivo del novizio nel convento possa sovvertire le rigide regole della casa e della dottrina, e Costanzo sembra seguire bene questo spunto iniziale. Il problema, semmai, affiora successivamente, quando Andrea inizia la sua personale discesa negli inferi, mettendo in crisi se stesso e la fede che lo muove: li´ tutte le tensioni che emergono rimangono in superficie e gli accadimenti si susseguono su un canovaccio da romanzetto giallo.
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