"In memoria di me", di Saverio Costanzo

Trovatosi nel bel mezzo di una crisi esistenziale, Andrea decide di entrare in un monastero e scoprirà subito che quell´universo fatto di silenzi, preghiere, preti, fratelli, nasconde un mondo di segreti e di intrighi... Una trama gialla al centro del secondo film del giovane regista Saverio Costanzo

Dopo aver affrontato la questione israelo-palestinese nella sua dimensione più intima e personale, come puo´ esserlo quella di una famiglia osteggio nella propria casa di un gruppo di soldati, Costanzo con In memoria di me (presentato in concorso all'ultimo festival di Berlino)  entra in un universo forse ancor piu´ rischioso e delicato, quello della fede e della spiritualita´.

Certo, non si puo´ accusare il giovane regista di non puntare a tematiche frivole e senza spessore: pero´, stavolta, a differenza di quanto succedeva in Private, la storia del novizio Andrea che si rifugia in un convento di gesuiti sull´Isola di San Giorgio Maggiore (in realta´ ad occupare il monastero vi è l´ordine dei benedettini...) si abbandona troppo spesso ad un didascalismo sinceramente fuori luogo. Ed è un vero peccato perché nell´osservare questa umanita´ che per trovare Dio è scappata dal mondo, Costanzo, scivola troppo spesso nell´artificio, nella musica barocca, nelle geometrie algide di una regia davvero distante a quella del suo film precedente.

Uno scarto significativo, dunque, ha mosso il regista in questa sua opera seconda: uno scarto che obbliga l´autore a confrontarsi con nuove istanze, costringendolo a mettersi di nuovo alla ricerca e a porsi in maniera piu´ forte nel soggetto filmico. Tutto questo Costanzo sembra compierlo in maniera distante, quasi svolgiata, certamente priva di quel fulcro su cui si dovrebbe porre le basi per un´escursione nell´universo trascendentale della fede.

Manca uno sguardo fermo sull´oggetto del contendere, cosa è e a cosa serve la ricerca di Dio?, non un giudizio ma una lente con cui guardare al film dalla giusta ottica: Costanzo, purtroppo, sembra maggiormente interessato all´universo simbolico dei segni sacri, dai testi alle pitture, che alla personale battaglia con il proprio -io che è alla base di una scelta di vita cosi´ importante come quella della clausura. Anche perche´ la parabola di Andrea poteva davvero essere sfruttata meglio, dandole un respiro decisamente maggiore: fin dall´inizio, infatti, si percepisce come l´arrivo del novizio nel convento possa sovvertire le rigide regole della casa e della dottrina, e Costanzo sembra seguire bene questo spunto iniziale. Il problema, semmai, affiora successivamente, quando Andrea inizia la sua personale discesa negli inferi, mettendo in crisi se stesso e la fede che lo muove: li´ tutte le tensioni che emergono rimangono in superficie e gli accadimenti si susseguono su un canovaccio da romanzetto giallo.

 

Regia: Saverio Costanzo

Interpreti: Hristo Jivkov, Filippo Timi, Marco Baliani, André Hennicke

Distribuzione: Medusa

Durata: 113'

Origine: Italia, 2006

 

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