VENEZIA 64 - "Atonement" (Espiazione), di Joe Wright (Concorso)

Apre sicuramente in sordina il concorso di questa edizione del festival. Il nuovo film di Joe Wright, autore di Orgoglio e Pregiudizio, è tratto dal libro omonimo di Ian McEwan. Cinema che annulla la distinzione fra ricordare e dimenticare (o mistificare), trasformando il girato in atto di giustizia allo scopo di appiattire

 

ESPIAZIONE atonementPlacare l’ira della divinità mediante espiazione, ma espiare a lettera è rendere pio, purificare, purgare, scontare un delitto con la pena. Il nuovo film di Joe Wright (in uscita il 21 settembre e distribuito dalla Universal Pictures), autore di Orgoglio e Pregiudizio (dal romanzo di Jane Austen), è tratto dal libro omonimo di grande successo di Ian McEwan. Ancora un best seller della letteratura inglese trasposto dal regista inglese per il cinema con la collaborazione in sceneggiatura di Christopher Hampton. La storia ha inizio in Inghilterra nel 1935, nel giorno più caldo dell’anno. Sul drammatico sfondo della II Guerra Mondiale, Briony Tallis e la sua famiglia conducono una vita agiata, all’interno della loro enorme villa gotico-vittoriana. Nel corso di un lungo weekend in cui la famiglia si riunisce sotto lo stesso tetto, il caldo asfissiante e le emozioni a lungo represse, concorrono a creare un clima di minaccia e di pericolo. Briony è una scrittrice alle prime armi, dotata di una vivida immaginazione. Attraverso una serie di catastrofici fraintendimenti, la ragazza accusa Robbie Turner (James McAvoy), il figlio della governante, nonché amante di sua sorella Cecilia (Keira Knightley), di un crimine che in realtà è stato commesso da una persona per la famiglia insospettabile. Questa accusa distruggerà Robbie e il suo amore con Cecilia, alterando tragicamente il corso della vita di ognuno di loro. Briony (in terza età interpretata da Vanessa Redgrave) troppo tardi si accorge dell’errore compiuto e proverà ad espiare la colpa con il suo ultimo romanzo… Viaggio nella colpa e nell’inutile pentimento, tra salti temporali e scenografie particolarmente compiaciute. Apre sicuramente in sordina il concorso di questa edizione del festival, propinando un cinema macchinoso e barocco che fatica nel purificare la memoria: ciò che viene ricordato dovrebbe essere salvato dall’annullamento. Ciò che viene dimenticato sarebbe abbandonato. Il regista si aggrappa a tutto, a troppo, annullando la distinzione fra ricordare e dimenticare (o mistificare), trasformando in atto di giustizia il suo cinema che gira allo scopo di appiattire.
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