VENEZIA 64 - "Quando ho letto il romanzo, mi è sembrata la cosa più bella degli ultimi 25 anni": incontro con Joe Wright
Dalle pagine di un libro al grande schermo: dopo Orgoglio e pregiudizio di Jane Austen un altro grande romanzo per Joe Wright. Il regista inglese ci parla di Espiazione, film d'apertura della Mostra del Cinema di Venezia, basato sul romanzo di Ian McEwan. Insieme a lui lo sceneggiatore Christopher Hampton e Keira Knightley.

Non è la prima volta che un suo film ha alle spalle un grande romanzo…
Ho letto il romanzo e nonostante le 350 pagine siano state ridotte ad un centinaio nella trasposizione filmica, non ho notato grossi cambiamenti. Il fatto di avere a disposizione determinati attori per determinati personaggi l’ha in qualche modo influenzata nell’allungare o nell’abbreviare certe parti del romanzo?
Ho letto da qualche parte che in un primo momento avrebbe dovuto interpretare la parte di Briony, ma che poi le è toccato il ruolo della sorella maggiore.
K.K. La prima volta che ho letto il copione ho pensato che mi sarebbe piaciuto poter esplorare il passaggio dall’età adolescenziale a quella adulta, lo trovavo personalmente molto interessante, tutto qui.
Conosceva il romanzo di Ian McEwan prima di leggere il copione? Pensa ci siano delle somiglianze tra lei il personaggio di Cecilia?
K.K. No, non conoscevo il romanzo di McEwan e mi sono commossa quando ho letto il copione. Non trovo però che ci siano delle somiglianze tra me e il mio personaggio nel film. In questo periodo sto lavorando molto e mi sento fortunata per questo. Girare Espiazione è stata un’altra cosa: davvero un gran regalo, un’emozione grandissima per me.
Il personaggio di Briony nel libro ha successo nella vita, nonostante la colpa commessa. Vanessa Redgrave però non sembra voler dare questa impressione, nella parte finale del film...
J.W. Costruire un finale per il film è stata una vera e propria sfida per me. Briony ha passato tutta la vita da sola, senza aver mai avuto una relazione romantica. Si è sacrificata completamente per la scrittura, per espiare così la sua colpa, cosa che appare evidente nella scena in cui i tre si incontrano qualche anno dopo. Nonostante tutto, è riuscita ad avere successo, quasi come se non avesse ricevuto alcuna punizione per l’errore commesso: sta proprio qui tutta la complessità del personaggio.
Pensa che un bambino possa essere capace di commettere un simile peccato?
J.W. Quello che so è che per un bambino è impossibile liberarsi del senso di colpa, in grado di durare anche per tutta la vita. Una delle cose che secondo me il film insegna è che non importa quanto grave sia il crimine del quale ci si è macchiati: non ci si libera mai completamente del senso di colpa.
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