"Shrek terzo", di Chris Miller e Raman Hui
Shrek terzo schiaccia l’acceleratore sul postmoderno: se la prima parte scorre senza scossoni, la seconda velocizza tempi ed eventi al ritmo di richiami continui a icone e tic mediatici dell’era contemporanea. Il politicamente scorretto perde smalto, ma un sanissimo relativismo cavalca il rovesciamento comico
Quello che appare un destino spesso comune delle saghe – la parabola discendente – si ritrova nel terzo Shrek: il politicamente scorretto perde smalto, l’irriverenza lascia il posto alla morale. Ma, di fronte ad un’animazione che punta a tutte le fasce d’età, se un messaggio deve passare, che passi: ecco allora che un sanissimo relativismo si fa strada attraverso la vicenda per immagini e la chiarezza del dialogo.
Il continuum positivo – negativo è ancora una volta rovesciato sullo sfondo della comicità: il principe Azzurro è ignorante, insulso, privo tanto di talento quanto di morale. Guarda caso, il suo ambiente naturale è un palcoscenico: e qui lo ritroviamo, impegnato a fare spettacolo della propria nullità…A lui si uniranno i fiabeschi ‘lati oscuri’– dai terrorizzanti alberi del male alle sorellastre - decisi a riprendersi il ‘maltolto’ happy end da sempre appannaggio esclusivo di principesse trasognate e burattini buoni. Al capo opposto di questa dimensione, un orco brutto e maleodorante quanto dotato di altruismo e intelligenza: Shrek, calato a forza nei panni del principe consorte e alle prese con pratiche e cerimoniali pubblici insieme a Fiona, in attesa che il padre di lei, re di Far Far Away, si rimetta in forze. Ovviamente i rovesciamenti di situazione si sprecano, e all’insegna di uno humor di grado zero si aprono le danze della pellicola.
Già, Far Far Away, un regno il cui nome campeggia a lettere cubitali sulle colline circostanti, una Hollywood
dell’AltroQuando…Shrek terzo schiaccia l’acceleratore sul postmoderno: se la prima parte scorre senza scossoni, puntellata dalle infallibili uscite di una coppia azzeccata come poche – Ciuchino e Gatto, irresistibili nel loro binomio inopportuno vs. smart – e da alcune scene divertenti (come l’abdicazione del re: ulteriore rovesciamento, nessuno degli eredi vuole il suo posto…), la seconda velocizza tempi ed eventi al ritmo di richiami continui a icone e tic mediatici dell’era contemporanea. Con uno spettacolare attacco di scope volanti i ‘cattivi’ piombano sul regno; ma saranno proprio le principesse ‘strafiche’ a sfoderare armi insospettate in un contrattacco-parodia che le fotografa non si sa se più somiglianti a Lara Croft o alle Charlie’s Angels, mentre Shrek è alle prese con ben altri ‘mostri’. Prima l’idea terrorizzante di diventare padre; poi gli studenti universitari – ci sono tutti: i nerd senza speranza “impegnati a non ingranare con gli altri”, le pseudo-fighette tutte “una cifra” e commentini dall’alto, quelli che fumano incenso e mirra – in mezzo ai quali deve prelevare Arthur, futuro re; poi niente meno che una sedicente new age incarnata da Merlino, che dovrebbe rispedirli a casa. Il mago in crisi si è ritirato in solitudine e propone abbracci terapeutici, percorsi verso la propria anima (“Non ci penso proprio!” è la risposta da applausi del protagonista) e fuochi fatui in cui riconoscere i propri fantasmi…Al costo di un effetto collaterale, che si rivela uno degli espedienti comici più riusciti, i protagonisti cavalcano il finale: coerente con il resto, con battute azzeccate e – finalmente – risolutive assunzioni di responsabilità.
Titolo originale: Shrek the Third
Regia: Chris Miller, Raman Hui
Distribuzione: UIP
Durata: 92’
Origine: USA, 2007
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