CINEMA. Festa Internazionale di Roma 2007 - "Auschwitz 2006", di Saverio Costanzo
Saverio Costanzo proietta un’immagine senza tempo, dove il passato si specchia e continua a vivere nel presente e, attraverso gli occhi dei sopravvissuti, degli studenti, delle ombre che continuano a testimoniare il loro annientamento, guarda silenziosamente oltre lo schermo, direttamente allo spettatore, strappandolo dal suo nascondiglio, per non lasciarlo dimenticare
Varcano tutti insieme il cancello di Auschwitz-Birkenau, gli studenti di alcune scuole superiori di Roma, un piccolo gruppo sopravvissuti italiani alla Shoah e le file interminabili e spettrali di volti, ai quali è stata sottratta non solo la carne, ma anche la dignità umana, la speranza e l’identità. Attraversano tutti insieme i luoghi dove è stata scientificamente pianificata la cancellazione dell’essere umano e la negazione della vita stessa, non solo come morte materiale ma anche spirituale dell’individuo. Saverio Costanzo ritrae un corpo senza tempo, quello dello spazio fisico della memoria, dove il passato si specchia e continua a vivere nel presente e, attraverso gli occhi dei sopravvissuti, degli studenti, delle ombre che continuano a testimoniare il loro annientamento, guarda silenziosamente oltre lo schermo, direttamente allo spettatore, strappandolo dal suo nascondiglio, per fargli sperimentare l’orrore e per non lasciarlo dimenticare. Senza bisogno di spiegare, senza bisogno di analizzare, Auschwitz 2006 è un viaggio puramente emotivo attraverso la difficoltà della memoria e l’importanza della sua condivisione. Il ricordo risuona nello spazio statico e cupo del campo di sterminio, immerso in una luce scura ed incombente, e diventa immagine intraducibile, assente eppure palpabile, nelle parole dei sopravvissuti, che con commossa dolcezza raccontano la loro storia e il loro dolore di esistenze violentate non solo nella carne ma anche nell’anima, ridotte a materia priva di vita, costrette alla vergogna della propria sopravvivenza. I corpi sconvolti dall’orrore, che irrompono sullo schermo in tutta la loro terribile consistenza e chiudono la visione sugli occhi senza più sorrisi di un bambino, continuano a vivere nel presente, oltre le immagini di morte che Saverio Costanzo, con sincera e profonda partecipazione, strappa al passato e all’oblio, e diventano le presenze che popolano, attraverso la memoria, gli spazi vuoti e senza vita di Auschwitz-Birkenau.
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