MEDIO EVO OGGI - "The Kingdom", di Peter Berg
Terribilmente lucido, proprio perchè ambiguo e contradditorio nel suo smentire in ultima analisi l'assunto reazionario e filoamericano che sin dall'inizio sembra sorreggere l'operazione, il film di Peter Berg è un action movie duro, per certi versi rozzo e superficiale, eppure esplicitamente antiepico e pessimista nel dipingere lo scontro tra due civiltà barbariche e follemente sanguinarie
All'inizio i titoli di testa di testa di The Kingdom spiazzano e lasciano presagire un'ambiguità estetica e concettuale non da poco. Scorrono i nomi di attori e tecnici, mentre sullo schermo si alternano materiali d'archivio, che sembrano provenire direttamente da vecchi cinegiornali, con sequenze in 3 D a simulare gli eventi tragici accaduti nel corso degli ultimi cinquant'anni nell'area mediorientale e newyorkese. Gli anni scandiscono le tappe fondamentali di questo miniprologo straniante e immediato. C'è, in questo incipit, tutta la contraddizione unitaria dello sguardo contemporaneo sulla guerra: verità/finzione, cronaca storica/spettacolarizzazione digitale. Un coacervo di ambiguità formale che poi Peter Berg non sempre riuscirà a mantenere in questo strano ed ideologicamente ambiguo action movie ambientato a Riad. Qui una squadra dell' FBI, capitanata dall'agente speciale Ronald Fleury (Jamie Fox), deve nel giro di cinque giorni indagare assieme alle autorità del posto su un terribile attentato terroristico che ha visto coinvolti diversi civili americani all'interno del residence di una compagnia. Nonostante i mille contrasti con i militari sauditi, gli americani sono pronti a tutto pur di vendicare i loro morti e scovare il terrorista islamico responsabile della tragedia. 
In The Kingdom non si intravede mai l'eventualità di un dialogo tra le due parti. Sia gli americani che gli islamici sembrano descritti come due società opposte, entrambe contraddistinte da una primordialità sanguinaria che non concede spazio a un respiro consolante o progressista. Se da un lato gran parte del film sembra sostenuta da una scrittura drammaturgica e una descrizione ambientale vigorosamente filoamericane, reazionarie, il finale esplode letteralmente esplicitando la natura spettacolare e pirotecnica dell'operazione e ribaltando peraltro il manicheismo che credevamo sorreggere il film di Berg. In modo elementare e improvviso, The Kingdom nel suo epilogo ci rivela che facciamo tutti parte della stessa orizzontalità carnefice: in montaggio parallelo vediamo infatti il personaggio interpretato da Jamie Fox e il piccolo nipote saudita del terrorista sussurrare la medesima frase: "Li ammazzeremo tutti!". Conclusione spiazzante, proprio perchè ribalta improvvisamente il senso del film, immergendolo in una ambiguità posticcia, quanto cristallina e terminale. A suo modo è quindi un film che fa paura, perchè senza speranza. E' un action movie duro, in parte televisivo, ma innegabilmente antiepico. Non c'è spazio per l'eroismo tragico tipicamente fordiano, nè per il fragile e sublime romanticismo esistenziale di Mann (qui impegnato nelle vesti di produttore), di cui perlatro rimpiangiamo, dal punto di vista estetico, la meravigliosa luccicanza notturna, che l'operatore Mauro Fiore fatica a ricalcare. Probabilmente a Berg e al suo film, senza stile in partenza, neanche interessa questo tipo di indirizzo, tale è la "cupezza piatta" di questa pellicola, che è insieme superficiale e disturbante, lucidamente incentrata sull'ossessione meccanica per la vendetta selvaggia di due civiltà folli e infernali, simil-spartane. Per certi versi The Kingdom è allora possibile catalogarlo come la rielaborazione contemporanea - e antiludica - di 300 di Snyder; il suo lungo, amarissimo, flashfoward in appendice.
Titolo originale: id.
Regia: Peter Berg
Interpreti: Jamie Foxx, Jennifer Garner, Jason Bateman, Jeremy Piven, Ashraf Barhom, Chris Cooper
Distribuzione: UIP
Durata: 110’
Origine: USA, 2007
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