"Scusa ma ti chiamo amore" , di Federico Moccia

Non si poteva chiedere di più a questo leggero ritorno in pellicola della commedia sentimentale colorata dalle emozioni del mondo di Federico Moccia. Un cinema o meglio un linguaggio, il suo, sempre più affaticato nella scalata a diventare il terzo incomodo tra l’inossidabile collezione di aggiornati romanzi Harmony e la superficie impalpabile dell’italico serial televisivo. Lo specchio, già da tempo infranto, di troppe generazioni. 

 

Il mondo letterario di Federico Moccia (Tre metri sopra il cielo, Ho voglia di te) torna ad illuminare gli schermi cinematografici italiani, Questa volta la differenza oltre al romanzo la fa lo sguardo dietro la macchina da presa, dello stesso Moccia. Autore del soggetto, della sceneggiatura insieme a Luca Infascelli e Chiara Barzini,  e regista. Insomma Scusa ma ti chiamo amore non può che rappresentare l’esatta trasposizione per immagini del racconto già cartaceo. Con i pieni poteri che spettano all’autore/regista Moccia ricompone il mosaico del suo immaginario: la poetica dell’amore adolescenziale, i vividi e passionali innamoramenti dei suoi eroi ragazzini irraggiungibili epigoni dei cavalieri medievali,  le sensuali lolite che ne animano e proteggono i sentimenti. Tragicamente incastonati nello scenario di una Capitale segmentata per quartieri e pezzi di città, solitari ed evanescenti luoghi abbandonati alla deriva di una descrizione a volte cartolina, a volte parco giochi. In Scusa ma ti chiamo amore riviviamo gli stessi scenari così morbidamente da piccolo schermo: Alex (uno spaesato Raoul Bova) è un quarantenne creativo di un’agenzia pubblicitaria improvvisamente abbandonato dalla ragazza, circondato da un gruppetto di amici che rappresentano il ristretto caleidoscopico del racconto, l’avvocato sposato e donnaiolo (Francesco Apolloni), la coppia banale e ripetitiva, il fidanzato geloso della comnpagna libertina. Un giro di valzer tra piccoli tradimenti e bozzettistica commedia all’italiana. Nel mondo di Alex piomba grazie ad un tamponamento la bellezza e la libertà della diciottenne Niki (Michela Quattrociocche) leader del gruppetto delle amiche di scuola, le Onde, del liceo classico Giulio Cesare. L’incrocio tra i due mondi è inevitabile e così tra i due cuori nasce l’atteso amore, firma sublime e vaporosa del Moccia autore. La differenza d’età, il ritorno dell’ex, e l’inquietudine dell’adolescenza ad un passo dall’esame di maturità, sono i “tragici” ostacoli di una storia destinata a diventare il romantico banchetto dell’amore per sempre in un solitario faro. A raccordare la bella storia tra Alex e Niki ci pensa la geniale trovata della voce narrante che si scoprirà essere quella di un detective privato, Tony Costa (Luca Ward), che chiude le scene del film con romantiche frasi in perfetto stile Baci Perugina. Non si poteva chiedere di più a questo leggero ritorno in pellicola della commedia sentimentale colorata dalle emozioni del mondo di Federico Moccia. Un cinema o meglio un linguaggio, il suo, sempre più affaticato nella scalata a diventare il terzo incomodo tra l’inossidabile collezione di aggiornati romanzi Harmony e la superficie impalpabile dell’italico serial televisivo. Lo specchio, già da tempo infranto, di troppe generazioni. 

 

 

Regia: Federico Moccia
Interpreti: Raoul Bova, Michela Quattrociocche, Francesco Apolloni, Cecilia Dazzi, Pino Quartullo, Riccardo Rossi, Ignazio Oliva
Distribuzione: Medusa

Durata: 105’
Origine: Italia, 2007

 

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