"Andersen - Una vita senza amore", di Eldar Ryazanov
Il russo Eldar Ryazanov racconta la favola di Andersen in un film eccentrico come il suo protagonista in un film pieno di belle immagini e di idee, ma poco equilibrato e troppo indeciso nel suo voler essere commedia, fiaba e realtà senza affrontare in modo significativo nessuno dei tre aspetti.
La storia di Hans Christian Andersen raccontata come fosse una delle sue favole. Il bambino poverissimo, figlio di una lavandaia alcolizzata e di un calzolaio che sosteneva di essere parente del re di Danimarca, preso in giro per tutta l’infanzia e l’adolescenza dai suoi coetanei per il suo aspetto e i suoi modi effeminati, amante del teatro e della poesia e fermamente convinto di essere un genio e un artista. Arrivato a 11 anni a Copenaghen deciso a diventare un attore o un cantante diventò invece lo scrittore danese più famoso al mondo, grazie alla sua fantasia e alla capacità di rielaborare in modo eccentrico e personale le sue esperienze di vita mischiandole a favole antiche o a storie reali. Il russo Eldar Ryazanov (Your Books, The Man from Nowhere, Una matta, matta, matta corsa in Russia, The Garage, Say a Word for the Poor Hussar, Forgotten Melody for a Lonely Flute) racconta la favola di Andersen in un film eccentrico come il suo protagonista, interessante per i toni da commedia surreale mischiati a un bizzarro realismo fiabesco. La vita senza amore del titolo ruota, secondo il racconto di Ryazanov, intorno ai rapporti controversi dello scrittore danese con le donne della sua vita; Jenny Lind, la soprano svedese di cui Andersen si innamorò perdutamente, non ricambiato, e l’ intensa e sfortunatissima Henriette Wulf, figlia dell’ ammiraglio Wulf e sua grande amica. Nessun cenno, a parte gli sberleffi adolescenziali, alla presunta omosessualità dello scrittore, che di certo fece della propria diversità e impossibilità di amare due temi ricorrenti nelle sue favole, come è evidente nelle celebri “Il Brutto anatroccolo” e “La Sirenetta”. Introdotto da una sequenza di crudo onirismo quasi bergmaniano in cui il bambino Hans Christian entra in uno strano manicomio in riva al mare e viene baciato da un sedicente Dio, il film procede con alti e bassi. Godibili ed esteticamente riuscite le parti in cui sono inserite le fiabe e le novelle, grazie anche ad un bel gioco di attori. Interessanti e a tratti toccanti le parti più realiste, che mantengono sempre i toni smorzati della fiaba, come le sequenze sulla follia materna, l’ internamento e la successiva fuga verso il mare. Ma tutto il resto è troppo lungo e troppo poco profondo, i pianti continui di Andersen potevano essere se non evitati almeno tagliati, la presenza della colonna sonora risulta spesso invadente e soprattutto gli inserti canori in russo sono imbarazzanti. Un prodotto piacevole, pieno di belle immagini e di idee, ma poco equilibrato e troppo indeciso nel suo voler essere commedia, fiaba e realtà senza affrontare in modo significativo nessuno dei tre aspetti.
Titolo originale: Andersen. Zhizn bez lyubvi
Regia: Eldar Ryazanov
Interpreti: Sergei Migizko, Yelena Babenko, Valeri Garkalin, Stanislav Ryadinsky, Liya Akhedzhakova, Oksana Mysina, Ivan Kharatyan.
Distribuzione: Medusa
Durata: 137’
Origine: Russia/Germania/Italia, 2006
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