"Appuntamento con l'amore", di Garry Marshall
Al timone della corazzata macina-milioni di dollari che sembra riscrivere ronde ophulsiane in favore di traiettorie incrociate di primi piani di star all'apice di fama e bellezza, Garry Marshall incornicia una lezione di regia di quelle sottotraccia, sopraffine, una lectio magistralis proprio sull'arte di far sgorgare il Cinema in maniera spontanea e cristallina. San Valentino, probabilmente, veniva da Hollywood
Al timone della corazzata macina-milioni di dollari che sembra riscrivere ronde ophulsiane in favore di traiettorie incrociate di primi piani di star all'apice di fama e bellezza, Garry Marshall incornicia una lezione di regia di quelle sottotraccia, sopraffine, una lectio magistralis proprio sull'arte di far sgorgare il Cinema in maniera spontanea e cristallina, come un'orchidea selvaggia chiusa dentro ad una scatola, da aprire solo al momento giusto.
E quant'è bella la Los Angeles di Appuntamento con l'amore, innanzitutto, dove bambini di molteplici origini diverse giocano a calcio insieme sotto la scritta "Hollywood", e dove il fattorino di un fiorista ne combina di tutti i colori, quasi come in una comica muta, attraversando la città in lungo e in largo col suo furgoncino rosa per consegnare piante, fiori e rose che gli innamorati si regalano a domicilio in questa giornata di San Valentino.
Già lui è un personaggio che se da un lato serve allo script per tenere incollati tutti gli episodi, dall'altro viene utilizzato subito da Marshall per mettere in mostra i meccanismi nascosti della messinscena (dell'industria di San Valentino come del prodotto industriale-Cinema – vedi gli strafalcioni e gli errori degli attori che scorrono sui titoli di coda).
Elemento impazzito di una partitura che solo nel finale ti rendi conto essere stata orchestrata quasi unicamente come dono d'amore nei confronti della musa Julia Roberts, a cui il regista regala la scena più bella, autentica e commovente dell'intero film, e della divina Shirley MacLaine, protagonista di uno sdoppiamento vita-finzione che rappresenta una delle vertigini più alte dell'intero cinema di Marshall (l'attrice riabbraccia il compagno di una vita all'ombra di uno schermo cinematografico su cui viene proiettato un suo bacio appassionato incluso ne La tua pelle brucia, interpretato da Shirley all'età di 23 anni).
Così come, in mezzo ad una manciata di bellissime (tra cui il sorriso più mozzafiato è quello di Anne Pretty Princess Hathaway quando apre il grossolano cartoncino d'auguri preparatole dal fidanzato con un collage di polaroid), il regista a cui dobbiamo le intense performance di Kate Hudson e Lindsay Lohan nei magnifici Quando meno te lo aspetti e Georgia Rule, è su Jennifer Garner che compie l'operazione più significativa, riuscendo finalmente a donare una goffa dolcezza, una timida sensualità, al corpaccione sgraziato della muscolare attrice di Elektra e Alias.
In un panorama del genere la nutrita compagine maschile appare ridotta al rango di comprimaria di lus
so, a parte la toccante odissea notturna del protagonista bambino scappato di casa per consegnare il suo regalo floreale alla maestra di scuola di cui s'è innamorato, e probabilmente il pugno di minuti in cui è in scena un esuberante Jamie Foxx, che bacia la sua Jessica Biel davanti al green screen di uno studio televisivo che prontamente il regista trasforma nel più romantico dei tramonti sul mare attraverso il più artigianale dei chroma key.
Keep it simple, come spiega la Hathaway al suo uomo, che scaccia prima che lei li veda il gruppo di Mariachi che aveva ingaggiato per una serenata, e di cui uno dei chitarristi è proprio Marshall in un cameo, come a sottoscrivere la massima.
Ed è così che il momento che sentiamo più vicino dell'intera pellicola è quell'istante, brevissimo ma memorabile, in cui la bomba sexy del country americano Taylor Swift, nel ruolo della cheerleader sciacquetta, ti sorprende accovacciandosi per terra subito fuori dalle porte di un ascensore, perché basita, incredula e quasi gioiosamente annientata dal troppo amore dimostratole dal bulletto del college, suggellato dal peluche gigante che lui le ha fatto trovare la mattina del 14 febbraio fuori dalla porta di casa. San Valentino era di Hollywood.
Regia: Garry Marshall
Origine: USA, 2010
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