"Dear John", di Lasse Hallstrom
Nonostante la presenza di alcuni spunti potenzialmente interessanti, la storia non riesce mai ad assumere i toni della vera passione: ne viene fuori niente più di un anonimo polpettone sentimentale, incapace di commuovere realmente

Dopo lo splendido Hachiko, Hallstrom torna in sala con una pellicola che, al delicato sentire dei lavori precedenti, sembra preferire un romanticismo stereotipato e banale, incapace di commuovere realmente. Si tratta della storia, trita e ritrita, di una coppia di giovani che si innamorano durante le vacanze estive, ma la cui relazione è destinata a trascendere i confini del tempo, trasformandosi nell’amore di tutta una vita. John, infatti, è arruolato nei berretti verdi, mentre Savannah è una facoltosa studentessa del Sud Carolina: entrambi bellissimi ed estremamente idealisti, dovranno fare i conti con una realtà ostile, che metterà a dura prova la loro relazione, con la lontananza prima, e con la brutalità della vita militare poi. Nonostante la presenza di alcuni spunti potenzialmente interessanti, come l’autismo o l’ombra della tragedia dell’11 settembre, sembra non ci si voglia mai avventurare oltre i confini prestabiliti. La storia non riesce così mai ad assumere i toni della vera passione, ostacolata anche da una recitazione che risulta piatta e stereotipata, con un lui che mantiene per tutto il film il ruolo del duro dal cuore tenero, bisognoso solo di qualcuno che gli insegni ad aprirsi, e lei quelli di una presenza struggente ed immacolata, tanto angelica quanto inverosimile. La scrittura di Sparks, dove l’esibizione di un sentimentalismo sfrenato diventa quasi il marchio di fabbrica dell’interscambiabilità di personaggi e situazioni, si manifesta in Dear John in maniera più che evidente: proprio l’alto potenziale di decontestualizzazione, fa però sì che più che ad una storia d’amore universale, ci si ritrovi stavolta davanti ad un amore che sa di già visto. Ciò che ne viene fuori, non sembra quindi niente più di un anonimo polpettone sentimentale, costruito su un’idea di romanticismo spicciolo, che si nutre di un susseguirsi di cliché insignificanti e di ambientazioni di una bellezza folgorante sì, ma talmente qualunquista da essere ormai entrate nell’immaginario comune. Se del potenziale c’è, si trova tutto nel rapporto tra John e il padre autistico: di fatti, l’unica missiva che riesca davvero a contare qualcosa, è quella che il ragazzo scrive al padre confessando per la prima volta ad entrambi il suo amore. Un amore fatto di silenzi più che parole, di emozioni non dette perché mai totalmente afferrate, ma la cui incapacità di esprimersi trova la propria catarsi nella provvidenziale esplosione finale.
Titolo originale: id.
Regia: Lasse Hallstrom
Interpreti: Channing Tatum, Amanda Seyfried, Henry Thomas, Scott Porter, Richard Jenkins
Distribuzione: Sony Pictures Releasing Italia
Durata: 110’
Origine: USA, 2010
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